Perché “ha le sue cose” è una delle cose più sessiste che si possa dire

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Ogni volta che qualcuno chiede a una donna se ha le sue cose, una femminista nel mondo muore. Pensaci bene. È una delle frasi più sessiste che si possano dire. Perché le mestruazioni sono una condizione esclusiva delle donne che spesso le mette in secondo piano, le discrimina, le fa vergognare di essere donna. Colpa di pregiudizi e leggende duri a morire.
A chiederlo spesso sono gli uomini. Che non sanno cosa voglia dire avere ogni mese il ciclo. Lo chiedono perché magari hanno ricevuto una risposta che non si aspettavano. O perché la donna in questione era scontrosa. Quasi a voler scherzare sugli sbalzi ormonali di cui le donne sono vittime ogni mese. Talvolta a chiederlo sono quelle stesse donne che fanno difficoltà a comprendere il concetto di solidarietà femminile. Facendoci sentire ancora più inadeguate, fuori posto.

Essere donna non è facile. Essere donna durante il ciclo è impossibile.

donna sangue

Photo by Stephany Lorena on Unsplash

L’Iva al 22% per gli assorbenti. Se n’è parlato tanto.

Ogni anno in Italia vengono venduti 2.6 miliardi di salviette igieniche, con l’Iva al 22%.
A dicembre 2018 il governo gialloverde ha avuto la possibilità di rendere finalmente giustizia. Abbassando l’aliquota al 5% per quello che è un bene di prima necessità. Il ciclo non è un lusso che decidiamo di concederci ogni mese. Siamo donne, dobbiamo conviverci fino alla menopausa. Secondo te l’Iva è stata ridotta? No, è rimasta al 22%.

La mappa delle aliquote applicate in Europa parla chiaro. Siamo il paese dove gli assorbenti sono considerati beni di lusso. Certo, le alternative ci sono. Come le coppette mestruali, che ci permetterebbero anche di inquinare meno la Terra. 10mila assorbenti interni o esterni non riciclabili usati da ogni donna nel corso della vita sono un alto costo in termini ambientali. La stessa Commissione Europea ha tentennato nell’inserirli nella lista delle cose più inquinanti da tassare. Ma perché a rimetterci devono essere sempre le donne?
Siamo discriminate economicamente, perché comprare assorbenti e coppette mestruali, significa avere un costo mese dopo mese e le seconde, le coppette, ripagano a lungo termine ma hanno un alto prezzo iniziale, che rappresenta una barriera per molte donne. Ma siamo anche discriminate sui luoghi di lavoro. Il congedo per sindrome mestruale è un’utopia che ogni tanto si affaccia nei nostri sogni per alleviarci il dolore da crampi addominali e altri spiacevoli inconvenienti del ciclo. Certo, non tutte soffrono  allo stesso modo. C’è chi è fortunata e trascorre quei giorni in tutta tranquillità. E chi, invece, deve fare i conti con dolori incredibili. Non siamo tutte uguali.

Un’azienda di Bristol, la Coexist, ha introdotto una misura per le dipendenti che soffrono di dismenorrea, per aiutarle ad affrontare tutti i disturbi che possono derivare ogni mese dalle mestruazioni. Un vero e proprio congedo mestruale. L’azienda lo ha fatto per creare “un ambiente di lavoro più felice e sano“.
Mettersi in malattia ogni mese potrebbe essere controproducente. Potremmo non essere viste di buon occhio dai colleghi maschi. Per questo le donne stringono i denti e lavorano anche se stanno male. Ma non si tratta dell’unica azienda ad aver avviato procedure in questo senso. Anche la Nike dal 2007 concede il congedo mestruale. Mentre in Giappone lo fanno dal 1947.

C’è chi accusa il congedo mestruale di essere sessista al contrario.

Di discriminare gli uomini, che non possono contare su quei giorni di “riposo” mensili. Come se non capissero che non si tratta di un regalo.
Ma di un diritto. Il diritto di potersi prendere cura di sé.

gender equality

Photo by Micheile Henderson on Unsplash

Scuola e mestruazioni: le ragazze sono messe a dura prova.

Una ragazza ha raccontato di essere stata costretta a sanguinare nei suoi pantaloni durante le ore di lezione a scuola, perché gli insegnanti non la facevano andare in bagno, a causa delle politiche restrittive sull’uso dei servizi igienici. È successo in una scuola americana. Lo scorso anno, non nel Medioevo. Se in questo caso il bagno c’era, ma non è stata data possibilità alla studentessa di poter accedere a un suo sacrosanto diritto, in altre parti del mondo le ragazze non possono nemmeno contare su servizi igienici.
Per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione 70/169 del 2010), l’acqua e i servizi igienici sono un diritto umano fondamentale. Entro il 2030 bisognerà intervenire per fare in modo che l’accesso sia garantito a tutti. Nel mondo 2,3 miliardi di persone vivono senza un bagno. Con tutti i rischi igienici e sanitari che questa mancanza comporta. Ogni giorno nel mondo 800 bambini muoiono per malattie legate a questa carenza. Per le donne il problema è ancora più grave, perché nei giorni del ciclo non possono contare su servizi igienici adeguati. O non possono permettersi di acquistare assorbenti. O per cultura o tradizioni, non ne conoscono e apprezzano i vantaggi.

In Kenya ogni anno le ragazze perdono 500.000 giorni di scuola per cause ricollegabili al ciclo. Per colpa dei tabù che ancora le costringono a stare isolate, ma anche di condizioni igieniche non adeguate e di mancanza di strumenti per poter affrontare quei giorni del mese.
Altri dati ci dicono che solo il 50% delle bambine nei paesi in via sviluppo termina le elementari. E dai 12 ai 17 anni ben il 90% lascia gli studi per aiutare la famiglia. E il problema di cosa fare nei giorni del ciclo è uno di quelli discriminanti che decidono che i maschietti si fanno un’istruzione e le femminucce invece no.
Nel 1990 solo 74 bambine erano iscritte alla scuola primaria per 100 bambini. Nel 2012 i tassi di iscrizione erano gli stessi per maschi e femmine (dati Unric).
Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale sono ancora tante le difficoltà delle studentesse per l’accesso alla scuola primaria e secondaria.
E in Italia? Dal 60 al 90% delle donne soffrono durante il ciclo. I tassi di assenteismo da scuola oscillano tra il 13% e 51%, dal lavoro tra il 5% e il 15%.

bambina

Photo by Victor Nnakwe on Unsplash

L’istruzione è il primo strumento di emancipazione femminile.

Ascoltare storie di ragazze che non possono andare a scuola perché hanno il ciclo è inammissibile nel 2019. Recenti studi dimostrano che solo mandando a scuola bambini e bambine possiamo spezzare il circolo vizioso della povertà. Possiamo sperare di avere ragazze, prima, e donne, poi, in grado non solo di avere un’istruzione, ma anche di sperare di avere un lavoro migliore in futuro e un reddito più alto.

Vogliamo la pace nel mondo. Un assorbente alla volta.

Il motto di Days for girlsmovimento globale che vuole rendere sostenibili le mestruazioni per ogni donna del mondo, fornendo gli strumenti necessari per affrontarle, può far sorridere. Ma è sintomo di quanto l’umanità sia ancora indietro su parità di genere e diritti umani universalmente riconosciuti. E allora combattiamola questa battaglia. Basta solo cominciare. Da qualche parte. E la lotta per l’uguaglianza tra donne e uomini può iniziare anche da qui. Non abbiamo le nostre cose. Quelle “cose”, come le chiamate voi e le chiamiamo noi, sono mestruazioni. Fanno parte di noi. E della natura umana stessa. È un diritto di ogni ragazza non vedersi discriminata per questo. Per essere nata donna. Ed è un dovere di tutti noi, te compreso, dire basta a pregiudizi, tabù e discriminazioni.

 

Aggiornamento del 16 maggio 2019

Il Parlamento italiano è stato chiamato a votare su un emendamento alla legge sulle semplificazioni fiscali, relativo alla cosiddetta Tampon Tax. La misura, proposta dal Pd, chiedeva di ridurre l’Iva sugli assorbenti, oltre che su altri prodotti igienici femminili, dal 22% attuale al 5%. La Camera ha respinto l’emendamento, con 253 voti contro e 189 a favore. Il motivo sono i costi: oltre 3000 milioni per portare l’Iva al 5%.
Ricordiamo che le aliquote agevolate si applicano ai beni di prima necessità: latte, libri, rasoi (Iva al 4%), basilico e rosmarino (al 5%), tartufi e cioccolato (al 10%).
È già la seconda volta che la maggioranza interviene sulla questione.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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