Lettera di una docente ai suoi studenti della Maturità

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Ci sono momenti nella vita che sono fasi di passaggio. Giornate a cui forse non si dà troppo o il giusto peso nel viverle, ma che invece faranno parte della nostra memoria e bagaglio emotivo nel corso degli anni.
Fra queste giornate, che si possono contare sulle dita di una mano, anche la fine del liceo, la Maturità, il passaggio a quel mondo fatto di adulti, che si attende con ansia da un lato e ci spaventa molto dall’altro.
L’entusiasmo, la curiosità, le incognite. Quello che si affaccia davanti e quello che lasciamo indietro. Gli amici e i compagni di banco che magari conosciamo fin da bambini e quegli insegnanti, si spera illuminati, appassionati, capaci, che ci hanno guidato in questo percorso, qualche volta di fianco, qualche volta dietro, qualche volta davanti, per farci capire che quella non era la strada giusta.
Ci piace condividere pratiche di buona scuola. Lo abbiamo fatto con i Fridays for Future e con quei docenti schierati a fianco dei ragazzi. Vogliamo farlo ancora.

Photo by Siora Photography on Unsplash

Con un’insegnante, una brava insegnante, che fa questo mestiere da 15 anni, partendo dal sostegno per poi essere insegnante di ruolo in italiano e storia al Bramante-Genga di Pesaro, Istituto tecnico economico tecnologico.
Angela Guardato ha salutato così i ragazzi della sua Quinta.
Per spronarli, per emozionarli. E noi quantomeno ci siamo emozionati.
Per insegnare loro qualcosa anche l’ultimo attimo utile, perché una brava insegnante non smette mai di insegnare.

Pesaro, 8/6/2019
Con queste “poche” righe vi saluto.
Abbiamo trascorso insieme un pezzetto piccolo di vita, ma alla fine anche grande: almeno 600 giorni di scuola. Non nego che la fine delle lezioni mi porterà un po’ di requie dalle arrabbiature, le alzate di voce e di pressione (per cui avevo anche comperato l’orologino ad hoc!), ma sicuramente tra non molto avvertirò la mancanza delle vostre faccette sfrontate e pazze! E anche se non ci credete, anche io vi mancherò! Ma questo arriverà più avanti. Molte cose arrivano più avanti.

Quindi non voglio stare a fare prediche scontate o replicare frasi lacrimevoli. Mi limito a dirvi alcune cose: come che alla fine questo non è un addio, ma un arrivederci, perché chi non si vuole perdere, alla fine non si perde mai del tutto.
Anzi, se volete sapere una curiosità, Dirac, un fisico britannico, parlava di entanglement quantistico, che senza farla troppo difficile afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema”. Quindi se avete avuto a che fare con qualcuno, nel bene o nel male, le vostre vite si sono influenzate tra loro, e voi rimarrete in qualche modo legati per sempre tra voi. Anche se si tratta di qualcuno che forse non rivedrete più. Quindi i veri addii in fondo non esistono. E se lo dice la fisica, io ci credo!

Posso darvi qualche consiglio, che probabilmente non ascolterete, o forse sì.
Cercate di essere onesti, di essere sinceri (dal latino sine cera: senza cera, usata dagli scultori per rimediare ai difetti:) quindi siate così come siete, senza nascondere i lati oscuri, perché anche quelli fanno parte di voi, e chi vi amerà davvero lo farà anche per quelli. Ma amatevi voi, per primi, o nessuno potrà farlo.
Siate curiosi ed interessati; chiedetevi il perché delle cose prima di giudicare (ricordate la differenza tra il comico e l’umoristico di Pirandello, vero?)
Stupitevi; fate del vostro meglio; non sprecate; fate qualche pazzia, ma non tale da non poter porvi rimedio! Guardate un tramonto e un’alba dal vivo, ogni tanto.
Leggete, per favore leggete, fossero anche i libretti delle istruzioni! Perché una persona che sa parlare è un passo avanti alle altre; se è anche istruita, due; se anche colta, tre! Perché una persona ignorante è più facile da raggirare.

Accettate i diversi, di qualunque diversità stiamo parlando. La diversità non nuoce, arricchisce solo.
Meditate ogni tanto e state in silenzio. Ma soprattutto, come dice un vecchio saggio, se non sapete proprio cosa fare in una situazione, non fate niente. Almeno per un po’.
Non tradite, in generale. La fiducia è difficile da ricostruire.
Parlate, fatevi ascoltare, ma ascoltate anche; mettetevi in discussione, sempre.
Fate del bene. Fa bene all’anima. La sera pensate a tre cose: cosa ho fatto di buono per me? Cosa ho fatto di buono per gli altri? In cosa posso migliorare? A fine giornata o a fine settimana, annotate tre cose buone che avete fatto; vi darà lo sprint per continuare.
Consolate chi soffre e non abbiate paura di chiedere aiuto; anche questo conta e c’è chi non sa farlo.

Non date per scontato niente, perché niente vi è dovuto, nemmeno il fatto di avere una casa ed una famiglia, cose che in tanti non hanno più.
Cantate, ballate, guardate film, disegnate, fate foto, siate creativi ogni tanto. Non trattenete le emozioni, ma non lasciate che vi schiaccino. Se siete arrabbiati, va bene, ma chiedetevi anche perché lo siete.
Sperate sempre, ma senza fare castelli in aria. Non vi dico: amate, perché non ce n’è bisogno, ma vi dico: siate gentili, con la gentilezza si ottengono cose insperate.
Ringraziate chi vi ha reso migliori e siate umili. La protervia (superbia) non giova mai.
Insomma: non siate indifferenti alla vita, perché questa passa davvero in un soffio. Tutto passa: anche il dolore. E la felicità è più uno stato mentale, che reale: se decidete di essere felici per davvero, probabilmente lo sarete, a prescindere da tutto.
Basta, ho già scritto troppo.

Grazie per esserci stati, per avermi fatto mettere in discussione, e chiedo venia (perdono!) se (forse) avrei potuto fare di più. Un abbraccio e a presto (anzi: a mercoledì per il ripasso!)

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Redazione i404

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