Ius soli e Ius culturae, perché nel 2021 in Italia se ne parla ancora

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiIn Italia si torna a parlare di Ius soli. Il nuovo segretario del Partito Democratico, infatti, rivolgendosi ai leader della destra italiana li accusa di sbagliare atteggiamento, collegando il tema agli sbarchi e parlando di immigrazione illegale, per quella che, invece, è una battaglia per concedere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia.

In occasione della conferenza stampa in streaming all’Associazione stampa estera, Enrico Letta recupera un argomento che nel 2021 in Italia trova ancora terreno di scontro. Tra chi ostacola la concessione di un diritto e chi, invece, vorrebbe che presto lo Ius soli possa diventare realtà.

Cos’è lo Ius soli

Il termine deriva dal latino, diritto del suolo. In italiano è un’espressione giuridica che indica la concessione della cittadinanza a chi è nato sul suo territorio, qualunque sia la provenienza e la cittadinanza dei genitori del bambino.
È contrario allo ius sanguinis, termine sempre latino, che significa diritto del sangue, che sempre in giurisprudenza indica la trasmissione della cittadinanza del genitore a ogni figlio nato, indipendentemente dal luogo di nascita.

Ius soli
Photo by Aditya Romansa on Unsplash

La differenza tra Ius soli e Ius culturae

Accanto al concetto di Ius soli, da qualche tempo se n’è affiancato un altro. Cos’è lo Ius culturae?
Si tratta di un principio del diritto secondo il quale gli stranieri possono ottenere la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un determinato numero di anni, a patto di aver frequentato le scuole o percorsi formativi, scolastici o professionali, nel territorio nazionale. In questo modo può essere richiesta sia da chi è nato in Italia, sia chi è nato in un altro Stato ed è arrivato qui in seguito.

A ottobre 2019 il dibattito è tornato in auge anche in Italia, quando la Commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il via libera a un iter per modificare l’attuale normativa. La proposta, con prima firma di Renata Polverini, chiede che possano ottenere la cittadinanza italiana tutti i minori stranieri nati in Italia che hanno risieduto qui legalmente senza alcuna interruzione fino al termine della scuola primaria. Da allora, però, la proposta è ferma alla Camera, insieme ad altri due iter firmati da Laura Boldriniì e Matteo Orfini.

ius culturae
Photo by Tobias Nii Kwatei Quartey on Unsplash

Qual è la situazione nel mondo e in Italia nel 2021?

Nel continente americano, ad esempio, vie la regola dello ius soli per ottenere la cittadinanza (Usa, Canada, quasi tutta l’America Latina). In Europa, invece, concedono la cittadinanza ius soli la Francia, l’Irlanda, la Germania, il Regno Unito, secondo alcune determinate regole. Ad esempio dal 1994 chiunque nasce in territorio francese può avere la cittadinanza se ha vissuto stabilmente nel Paese per almeno 5 anni. Dal 1998, invece, chi raggiunge la maggiore età ed è nato in Francia da genitori stranieri ottiene la cittadinanza se alla sua nascita i genitori avevano un permesso di soggiorno.

E in Italia? Finora il nostro paese ha seguito il principio dello ius sanguinis. Una legge del 1992 prevede che possono essere cittadini italiani solo i bambini nati con almeno un  genitore di questa nazionalità.
La cittadinanza ius soli esiste, ma è valida solo in tre casi. Può ottenere la cittadinanza italiana chi nasce da genitori ignoti o da genitori apolidi. Così come i figli di genitori stranieri che per le leggi del Paese di provenienza non possono dare la loro cittadinanza ai figli.
Secondo l’articolo 4, comma 2, della Legge 5 febbraio del 1992, n. 91, però, chi nasce in Italia da genitori stranieri e vive nel Paese senza interruzioni fino alla maggiore età, al compimento del 18esimo anno può diventare cittadino italiano dichiarando di voler ottenere la cittadinanza del nostro paese. Ma ha un anno di tempo per farlo.

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