Ha senso parlare di ambiente, mentre è in corso la minaccia di una 3° guerra mondiale?

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Redazione i404
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Photo by Katsiaryna Endruszkiewicz on Unsplash

Guerra. Vita.
Economia. Valori.
Distruzione. Persone.
Si potrebbe andare avanti ancora e ancora.
Non sappiamo dire cosa emergerà dopo la fine della guerra di Russia Ucraina, che minaccia di essere ricordata nei libri di storia come la terza guerra mondiale.
Ma possiamo partire dalla fotografia agli italiani scattata da Demoskopea, realtà internazionale che si occupa di ricerche di mercato, che ha presentato lo scorso gennaio a Capua alla conferenza IES, Innovation e Society, i risultati della ricerca su che cosa è cambiato nella cultura e nei valori degli italiani dopo oltre due anni di pandemia.

Come sono cambiati gli italiani dopo il Covid: cultura e valori

Il quadro che emerge è incoraggiante.
Siamo meno tradizionalisti, meno religiosi e più interessati alla cura di noi stessi e all’autoaffermazione.
Inseguire i propri sogni è più importante dell’indipendenza economica.
Dato che già si intuiva dalle giovani generazioni che sembrano scegliere i propri percorsi professionali non su “vecchie” regole come stabilità e stipendio, ma per opportunità di crescita e spazi per il tempo libero. La crescente volontà di raggiungere davvero il work-life balance, l’equilibrio vita-lavoro, è sempre più sentita.
Certamente il Covid ha posto l’accento su ciò che vale, che ci rende felici.
La cura di sé è accompagnata da una crescente attenzione verso le tematiche ambientali e da una riscoperta della responsabilità sociale e della solidarietà come componenti fondamentali per migliorare l’ambiente sociale in cui viviamo.

Immagine tratta dal canale Facebook di Demoskopea

Questo è uno dei lati belli degli italiani.
Siamo statisti, virologi, allenatori, siamo panchinari, ma poi quando entriamo in partita con una squadra che gioca veramente, tiriamo fuori cattiveria e grinta, come si dice in gergo calcistico. E allora siamo capaci di diventare capofila di missioni umanitarie nate in una notte, prendere un pulmino guidare per 2.000 km per portare in salvo delle vite o offrire la casa in campagna, la camera in mansarda per ospitare donne e bambini, scappati e scampati alla guerra, quando, nel quotidiano, non amiamo guidare e non abbiamo dimestichezza per le chiacchiere con i vicini di casa.

Tre sono i macro gruppi identificati da Demoskopea: gli affermati, i non convenzionali e gli ignavi.

Gli affermati

«Il mio benessere inizia con la realizzazione dei miei sogni» questo il leit motiv degli affermati.
Principalmente uomini, della fascia di età 25-44 anni, rappresentano circa il 40% della popolazione, concentrato soprattutto al sud e nelle isole.
Sono interessati al potere e allo status, ma sono anche attenti all’ambiente e ai temi della propria responsabilità sociale. Edonisti, attivi sui social, sensibili al divertimento, alle esperienze, allo status sociale.

Immagine tratta dal canale Facebook di Demoskopea

I non convenzionali

Sono un segmento interessante e in crescita: coprono circa il 30% della popolazione. Soprattutto donne, perlopiù del nord-est e centro Italia «Il mio benessere coincide con quello degli altri intorno a me» il motto.
Con gli affermati condividono l’attenzione per sé stessi, l’ecologia e l’ambiente sociale. Ma sono attenti ai valori di solidarietà, rispetto e salute.
Sono meno sensibili dei primi allo status di potere e alla ricchezza. L’attenzione al comportamento etico è il loro tratto distintivo.

Immagine tratta dal canale Facebook di Demoskopea

Gli ignavi

Sono i più tradizionalisti e poco interessati all’autoaffermazione e alla responsabilità sociale. Sono molto attratti dal potere. Il loro mantra: «Qualcosa doveva essere fatto. Qualcosa deve essere fatto. Qualcosa dovrebbe essere fatto».
Sono quel restante 30% distribuito tra le varie fasce di reddito e territorio italiano, che non cambia, ed è il gruppo meno interessato all’ambiente, solidarietà, responsabilità sociale.

Immagine tratta dal canale Facebook di Demoskopea

Il quadro quindi di un’Italia che cambia, con mutamenti che sconvolgono e impongono persone, ma anche imprese, a ripensare i valori, i modelli e il modo di concepire vita, lavoro e il proprio ruolo in un contesto sociale e naturale più ampio.
Ma i terremoti sanitari ed economici sembrano non solo non essere in direzione di uscita dal tunnel, ma anche aprirsi ad altri scossoni dopo i quali ci chiediamo che mondo e che persone saremo.
Se la storia non sembra insegnare, noi saremo capaci di imparare?

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