Il calcio che è stato e che verrà. Finite le notti magiche

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Prima il blocco, poi il calcio senza spettatori, con partite a distanza ravvicinata che non premiano né il bel calcio, né, talvolta, la voglia di calcio.
La scelta di tornare è stata motivata dagli interessi economici in ballo e dai diritti tv, dal fatto che comunque il calcio resta una delle più godibili e apprezzate forme di intrattenimento.
Fatto sta che il calcio di oggi rimane freddo, asettico, sia per chi è in campo, sia per chi segue da casa (e neanche più in condivisione al bar).
Per il direttore del Cagliari Passetti: «Senza pubblico non è calcio».

Photo by Ali Yaqub on Unsplash

Per dirla come Mihajlovic, allenatore del Bologna, che a sua volta cita Boskov, che fu calciatore e allenatore di calcio jugoslavo: «Calcio senza pubblico è come donna senza tette». O ancora «il calcio senza pubblico mi fa schifo. È tutto troppo frigido»
Una situazione anomala, che ricorda purtroppo i tempi delle grandi guerre: nel 1973, quando un’epidemia di colera colpì l’Italia, seppur con diverse polemiche, la stagione calcistica venne portata a termine.
«Ci siamo adattati – le parole del tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini – ma è un calcio che non piace a nessuno».
O come ha detto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: «giocare senza spettatori non è calcio, sembrano degli allenamenti». E sempre lui ha incalzato la dose domandandosi come si possa pensare alle discoteche aperte e non alla riapertura degli stadi con il giusto distanziamento sociale.

La speranza è ovviamente di riportare tutti allo stadio a settembre, curva epidemiologica permettendo.
Ci stanno lavorando il ministero dello Sport, Figc e Lega Serie A con un nuovo protocollo di sicurezza. Sul piatto: le norme sul distanziamento ed il rispetto di esse, gli steward, il prezzo dei biglietti. Si tratta di un dossier di circa 300 pagine, presentato alla Figc, che è al tavolo con il ministero della Salute e con il ministero dello Sport, che delinea tutte le nuove regole indicando anche orari di afflusso e deflusso, criticità, caratteristiche delle strutture, ma anche i posti utilizzabili per impianto.
E qua sono dolori.
La ripartenza potrebbe essere cara e non per tutti, con un biglietto che escluderebbe una parte di pubblico, ma che comunque non potrebbe essere troppo fuori mercato, e l’impossibilità di tornare ad essere quelli di prima.
Si parla di una cifra di tifosi compresa tra il 25 e il 40%. San Siro o l’Olimpico ad esempio potrebbero aprire a 30 o 35 mila spettatori a partita.
Se pensiamo che San Siro ha una capienza di 80.000 posti, l’Olimpico oltre 72.000, è facile intuire come si verranno a creare grossi problemi con gli abbonamenti venduti, con la tifoseria che deve rimanere a casa e come sarà ancora più complicato reggere tutto il carrozzone con meno pubblico fra gli spalti ed anche, se il trend continua, meno pubblico da casa.
Una scelta che potrebbe essere anche peggio di far ripartire il campionato senza tifosi.
Nell’attesa di quello che sarà, anche gli eventi calcistici fuori Italia saranno “pressanti”.
Se tutto va come ci si augura, avremo Europei nel 2020 dall’11 giugno all’11 luglio. E Mondiali in Qatar nel 2021, dal 21 novembre al 18 dicembre.

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