L’ignoranza è il male. I libri e la gentilezza sono la cura

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

L’ignoranza è la nuova malattia del secolo.
L’Italia è 12esima al mondo, prima in Europa, per percezione erronea della realtà su determinati argomenti.
Internet e i social, che dovevano sdoganare cultura e concedere a tutti l’accesso alle informazioni e alla conoscenza, hanno sortito l’effetto contrario. Creando il caos.

Se l’ignoranza è il male dei nostri tempi, la cura è fatta di libri. E di gentilezza. Con gesti, azioni, atti e iniziative che partono dal basso per diffondersi a macchia d’olio. Sperando di agire come un farmaco mirato che possa sconfiggere il morbo.

ignoranza

Photo by Charles Etoroma on Unsplash

L’ignoranza genera odio e cattiveria.

L’ultima classifica di IPSOS Mori sull’ignoranza dei popoli svela che l’Italia è messa malissimo.
Da troppo tempo siamo i più ignoranti d’Europa.
Noi che siamo stati la culla del Rinascimento, di grandi pensatori, poeti, scrittori, inventori, scienziati. Oggi siamo la culla dell’analfabetismo. Nel 1866 Pasquale Villari scriveva:

“Bisogna che l’Italia cominci col persuadersi che v’è nel seno della Nazione stessa un nemico più potente dell’Austria, ed è la nostra colossale ignoranza”.

Da allora non è cambiato poi molto. L’ignoranza dilaga. A mancare è una scuola che sia in grado di preparare i ragazzi. Ma anche la curiosità di apprendere e di imparare ogni giorno anche al di fuori del contesto scolastico. Non abbiamo più quella spinta che ha condotto nel passato a compiere grandi scoperte e conquiste. Ci siamo un po’ troppo affidati a una comfort zone che genera ignoranza e non conoscenza.

“Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza”.
Socrate

E l’ignoranza, purtroppo, è un male diffuso in questi tempi.
L’ignoranza, secondo la definizione della Treccani, è “ignorare determinate cose, per non essersene mai occupato o per non averne avuto notizia“. Anche se più comunemente con il termine si intende “la condizione di chi è ignorante, cioè privo d’istruzione“.
È un termine che deriva dal latino “ignorantia“, che a sua volta deriva dal privativo “in” e dal verbo greco “gnorizein”, conoscere. Letteralmente significa mancanza di conoscenza.

Già i grandi filosofi del passato hanno indagato questa condizione umana.
Per Socrate il sapere di non sapere è un pilastro del suo pensiero. Come la l’ostentazione di chi è saccente e crede di conoscere e sapere tutto.
Per Platone, invece, scaturisce quando, pur conoscendo cosa è bene e cosa è male, decidiamo di seguire la seconda strada. Perché siamo deboli. E preferiamo vivere nell’ignoranza, più comoda.
Spinoza aggiungeva che l’unico vero bene è la conoscenza. E l’unico vero male è l’ignoranza.

“La liberazione dal male è nella conoscenza”.
Spinoza

L’ignoranza è pericolosa. Così come lo è la presunzione di conoscere tutto, di avere la risposta a ogni domanda, di credere di non aver bisogno di studiare per sapere come vanno le cose.
E da questo punto di vista, l’ignoranza oltre che il male assoluto, diventa l’anticamera della cattiveria, dell’odio, del presumere di essere migliori degli altri. Per mancanza di umiltà, perché non si riesce ad ammettere che non si può sapere e conoscere tutto. Che l’essere umano ha dei limiti. E che questi limiti, però, si possono colmare.

leggere libri

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La conoscenza è l’unica cura contro l’ignoranza.

Così come lo sono la cultura, lo studio, il mettersi in gioco quando si comprende di “essere ignoranti” su una determinata materia. La curiosità, il voler apprendere sempre nozioni nuove, aprendosi al mondo e ad altre culture.
La cultura, i libri, la conoscenza possono essere una cura per l’anima. E per una società che sembra aver perso di vista qual è la strada da perseguire.

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.
Dante Alighieri

I libri come cura.

Lo diceva Socrate, che parlava del concetto più ampio di conoscenza. Ne è convinta anche Elena Molini, che a Firenze ha aperto La Piccola Farmacia Letteraria.
Questo è un luogo dove i libri sono visti come vere e proprie medicine, trattamenti terapeutici che possono curare l’anima di ogni persona che ne varca la soglia.
Ogni libro ha il suo bugiardino, che permette al lettore di scegliere la cura letteraria migliore per le sue esigenze.
Non una semplice libreria dove si comprano libri. Ma un luogo quasi magico, dove poter ricevere consigli personalizzati. Come dal dottore. Perché i libri possono davvero curare.

La condivisione della conoscenza.

E se i libri sono la cura, allora bisogna condividere questo rimedio che costa pochissimo e in cambio offre tantissimo.
Da Nord a Sud cresce il fenomeno delle biblioteche itineranti, che viaggiano su ogni mezzo possibile e immaginabile, per raggiungere chi ha bisogno di un trattamento ad hoc.
Un’idea non nuova, visto che già nella Londra vittoriana esistevano le circulating libraries, per permettere anche a chi non poteva permettersi di comprare dei libri di accedere alla cultura.
E che dire delle Little Free Library che si stanno diffondendo anche in Italia. Esiste anche un’organizzazione in America che riempie i quartieri di casette o trasforma cabine del telefono o altre strutture in disuso in piccole biblioteche. Dove ognuno può sentirsi libero di prendere o lasciare un libro.

Perché se la cultura e la conoscenza sono la cura, la condivisione e la partecipazione sono l’integratore che serve per combattere ignoranza, odio, disinformazione. Agire, non stare a guardare. Aiutarsi, non ignorare l’altro che ha bisogno.

gentilezza

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Anche la gentilezza ci salverà da questo imbruttimento.

Il termine “ignorare” torna sempre. Con il significato di “non sapere”, ma anche di “non tenere in considerazione”. Di “non prendersi cura degli altri”, fare finta che non esistano. E invece esistono e ci sono persone  che hanno bisogno del nostro aiuto. E di piccoli o grandi atti di gentilezza che possono fare la differenza.

Il muro della gentilezza.

Sempre più muri della gentilezza si diffondono in tutto il mondo. Luoghi dove le persone comuni lasciano cappotti e abiti pesanti da donare a chi non ha niente da mettersi addosso durante la stagione fredda.
Chi ha bisogno di qualcosa, semplicemente lo prende. Chi vuole aiutare, semplicemente lascia qualcosa.
Ci sono muri che nascono per dividere, per separare, per ghettizzare. E altri che nascono per avvicinare, per aiutare, per non ignorare più chi è nel bisogno. Per una solidarietà che parte dal basso. E quando un’iniziativa parte dal basso funziona sempre.
Nel mondo sono diffusi ormai da tempo, dall’Iran alla Svezia, dalla Cina all’India. E in Italia sono in aumento. Ne sono stati avvistati a Bologna, Trento, Catania. E anche a Milano, vicino al Cimitero Monumentale.

AiutaUn, l’airbnb del sociale.

Da qualche tempo è nato anche AiutaUn, un progetto sociale online per aiutare gli altri, donando aiuto concreto, sostegno morale e anche economico. Per dare una mano a chi è vicino a noi. Mostrare un atto di gentilezza a chi davvero non arriva alla fine del mese, a chi è disperato e cerca un futuro, a chi da solo non ce la fa.
Nato da un’idea di Stefano Longoni, il portale è come un “airbnb” del sociale che mette in contatto domanda e offerta, o meglio, donatore e beneficiario. Perché la gentilezza passa anche per gesti di bontà, privi di secondi fini, che possono davvero cambiare la vita di qualcuno.

L’ignoranza e  l’ignorare sono un male che può essere sconfitto.

Dovremmo riempire il cuore di gentilezza, la bocca di educazione, le mani di accoglienza e la testa di buoni libri.
Forse solo così potremmo tornare a essere umani.
(Fabrizio Caramagna)

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