Gasperino il carbonaro di Roma esiste ancora. Ed è donna: storia di tre sorelle e dell’azienda di famiglia

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Quando pensi alla figura del carbonaio, scommetto che la prima immagine che ti viene in mente è quella di Alberto Sordi nei panni di Gasperino, il carbonaro di Roma de Il Marchese del Grillo, film cult del 1981.

Una figura che oggi pensavamo non esistesse più. E in effetti la caricatura che ne fa il grande attore italiano negli anni Ottanta è destinata a sparire. Ma una nuova generazione di “carbonari” è pronta a farsi strada. Anzi, di carbonaie. Conoscendo le “Gasperine” di Roma siamo entrati in un mondo fatto di tradizioni, stereotipi, battaglie e tentativi di riscatto e di cambiamento. Necessari per non perdere un’eredità così importante.

Carbone

Photo by Armando Ascorve Morales on Unsplash

Paola fa parte di una famiglia storica romana di carbonari, un mestiere vecchio di secoli.
Una storia antica e affascinante che rischiava di andare perduta. Paola e le sue due sorelle, una purtroppo è scomparsa, hanno accolto un’eredità non facile da continuare.
Quando il padre è venuto a mancare, le figlie hanno deciso di continuare la tradizione di famiglia diventando di fatto carbonare di Roma. Proprio come Gasperino.

Di Cesare Combustibili si è reinventata grazie alle sorelle Paola, Claudia e Roberta (dopo la scomparsa di una di loro, è subentrata la nipote, per continuare la tradizione di famiglia). Diventando un punto di riferimento e portando avanti una storia che è un piacere raccontare.

Paola, quando hai deciso di cambiare vita e intraprendere una carriera solitamente declinata al maschile?

Noi continuiamo la tradizione di famiglia. La decisione è stata presa proprio dal fatto che papà ha avuto solo figlie femmine. Lui credeva che tutto sarebbe finito con lui.
Pensava che noi donne non saremmo state all’altezza. Io avevo intrapreso la carriera di assistente di volo. Mi sono licenziata da Alitalia. E con le mie sorelle abbiamo deciso di portare avanti l’azienda.

Noi figlie abbiamo sempre vissuto l’azienda. Mamma, che è morta molto giovane, lavorava con papà, gli curava la parte amministrativa. Il lavoro era talmente dura che da solo non ce l’avrebbe mai fatta. Noi eravamo sempre dalle nonne, abbiamo anche vissuto con loro. Perché quando arrivavano i camion, non sapevano a chi lasciarci. Siamo cresciuti in queste mega cataste di carbone, per la disperazione di mia madre che ci vedeva sempre sporche. Ci ha sempre consigliato di studiare. Non avrebbe mai voluto che facessimo questa vita, perché è un lavoro pesante. Sì, siamo un po’ le Gasperine di Roma. Nostro padre amava molto il film di Alberto Sordi. E in molti lo chiamavano Gasperino.

Come avete reagito di fronte a chi non credeva in voi?

Rimboccandoci le maniche, studiando tutto quello che riguarda il settore. Ci siamo riallacciate sempre agli stessi fornitori, cercando anche di portare un po’ di innovazione, anche se alcune cose vengono ancora fatte in modo tradizionale.

Quali difficoltà incontrate ogni giorno?

Tante. Primo perché abbiamo a che fare solo con uomini. Noi siamo le titolari, ma dipendenti, fornitori e anche la maggiore parte dei clienti sono di sesso maschile. Esiste ancora una grande diffidenza, almeno all’inizio. Credono che non siamo in grado di portare avanti questo lavoro. E invece abbiamo dimostrato che sappiamo fare tutto: usiamo i macchinari, alziamo i pesi, portiamo i mezzi, contrattiamo. Ci occupiamo di ogni aspetto dell’attività.

Il lavoro è duro. Sai quando apri e non sai quando chiudi. Hai molte cose a cui pensare. E una cosa bruttissima che mi rimane è la polvere. A sera ce l’ho dappertutto.

E le cose belle?

Sicuramente il rapporto umano che riusciamo a instaurare con i dipendenti e con la clientela. Abbiamo dato proprio una svolta diversa: prima il lavoro era fatto di parolacce, di bestemmie, di imprecazioni. Noi abbiamo dato un tono diverso, anche nei dialoghi. Di fatto abbiamo portato l’educazione e la pretendiamo dagli uomini. Anche quando cercano di beffarci, rispondiamo sempre educatamente. Avendo studiato, la comunicazione è più semplice.

Chi usa oggi il vostro carbone?

Donna che lavora

Photo by Alekzan Powell on Unsplash

A Roma i condomini sono stati convertiti a gas o gasolio. Ma viene ancora utilizzato dalle fonderie. E anche da privati che hanno piccole stufe che non devono superare un certo limite.
Ovviamente per carbone non si intende solo il coke metallurgico o Met Coke (combustile derivato dal Coke, prodotto solido che rimane nella carbonizzazione o distillazione secca dei carboni, ndr). Ma anche il carbone vegetale, usato dalla ristorazione romana come le bracerie, i ristoranti storici di Trastevere e Testaccio, ma anche i camping in estate. Serviamo anche tutti i famosi castagnari romani.
Al carbone, abbiamo aggiunto anche pellet e legna, per evolverci, continuando a servire la stessa tipologia di clienti.

Cosa diresti ad un giovane che ha deciso di intraprendere un mestiere antico, come nel vostro caso?

Direi che se l’attività è di famiglia, è assolutamente giusto. Portare avanti una tradizione è importante. I miei figli potranno continuare il mio lavoro. Non hanno il mio cognome, ma la porteranno comunque avanti.
Ci vogliono coraggio, intelligenza, passione: io questo lavoro l’ho sempre odiato, non sopportavo mio padre che tornava sempre a casa tardi, imbronciato, sporco di carbone, per questo avevo preso un’altra strada.
Però è giusto continuare le tradizioni, mentre inventarsi da zero un lavoro come questo non è proprio possibile. Se non ci sei cresciuta, se non hai visto come funziona, se non hai gli agganci, è davvero molto più difficile. Non è un lavoro che ci si può inventare di sana pianta.

Carbonaie al lavoro, Di Cesari Combustibili

Le Carbonaie di Roma al lavoro | Foto da Di Cesare Combustibili

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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