Estate 2020: nuove mode e abitudini che cambiano

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Quest’anno abbiamo imparato a familiarizzare con parole nuove o poco usate: coronavirus, Covid-19, congiunti, ma anche lockdown e covida.
L’ultima è una brillante sintesi coniata da un giornalista parlamentare che ha usato questa parola in una sua cronaca delle serate romane: Covida nasce dalla movida, la socialità, la vita notturna, gli aperitivi in compagnia, con i riscontri negativi che questo gesto sociale può avere in tempi di Covid e pandemia.

Vere grandi protagoniste della primavera estate 2020 sono state le mascherine: da quelle chirurgiche a quelle delle fantasie più bizzarre.
Ne abbiamo viste sfoggiare molte: all’inizio erano solo monocolore e usa e getta, poi sono arrivate quelle in stoffa con tasca interna, a tinta unita, a fantasia, i modelli neri da rapinatore di banca, che però stanno bene con tutto, quelle abbinate all’outfit o al costume, quelle con i colori ed i simboli della squadra del cuore, quelle brandizzate dall’azienda.
Un tripudio di offerta, che spesso dimentichiamo a casa prima di uscire e dobbiamo tornare indietro perché è uno di quegli oggetti mai più senza.
La scelta di mascherine va da quelle prodotte dalle grandi case di moda o aziende impegnate nel settore sartoria, ai modelli che si trovano in farmacia o in ferramenta, fino all’edicola, al bar, alla sarta sotto casa, all’amica che se la cava con ago, filo e macchina da cucire.
Con le proposte sono arrivate anche le pochette porta mascherine o le fasce per capelli abbinate, a cui abbottonarle per evitare il fastidio degli elastici.
Nuovo trend dell’estate 2020 è anche il modo di usare e tenere la mascherina: dal volto, al sottomento, al gomito, fino ad averla attaccata allo specchietto a sostituire l’Arbre Magique.
Se si è in bici o con il passeggino, la mascherina si appende al manubrio o ai vari ganci.

Foto di redazione

Altra grande protagonista, purtroppo, la plastica: i guanti, i copriscarpe, i divisori di plexiglass che ci separano dal barista o dal commerciante di turno e che a tavola ci fanno sentire forse più sicuri ma anche un po’ più soli.
Per fortuna abbiamo scongiurato le pareti di plexiglass tra un ombrellone e l’altro.
Sicurezza prima di tutto. Ma anche essere racchiusi in uno spazio stile serra, non avrebbe contribuito a salute e benessere.
Non male l’abbinata mascherina più plexiglass, almeno si vede il sorriso di chi si ha davanti e l’igienizzazione è semplice e meno inquinante rispetto al semplice usa e getta.
Stesso scopo per le visiere, che però fanno un po’ più apicoltore o ospedalizzazione.

Photo by
United Nations COVID-19 Response

Quest’anno abbiamo imparato a lavarci le mani. A capire ancora meglio che non si può sputare per terra (e a quanto pare di ricordarlo c’è sempre bisogno). A rispolverare termometri, usare termoscanner e saturimetri, questi ultimi utili per misurare la quantità di ossigeno nel sangue e aiutare a capire se i polmoni stanno lavorando bene.
Hanno spopolato gel igienizzanti, sanificatori e i numerosi i prodotti collegati.
Fra tutti anche dell’interessante merchandising come il “gellino imbruttito”, igienizzante mani che ha lavorato con ironia sul packaging e per questo si è contraddistinto probabilmente da altri prodotti analoghi: “taaaaaaaac” (come si legge nel pack).

Geniale trovata estiva sono stati i supporti per mangiare sotto l’ombrellone: tavole realizzate spesso in casa dai gestori dei bagni che si fissano al palo dell’ombrellone ampliando lo spazio e di fatto rendendolo una suggestiva e comoda postazione per mangiare al mare.
Massimo comfort, meno problematiche di assembramenti e spazi da dover gestire.
L’estate 2020 e la voglia di autonomia e sicurezza hanno portato anche ad una riscoperta della vita all’aria aperta, con maggiori acquisti e noleggi camper, camping e glamping.
Quest’estate 2020 sono tornati a farsi vedere gli asciugamani tondi e i materassini, meglio se molto ampi: così è più semplice e gradevole mantenere le distanze. A volte basta anche un cappello a tesa larga o un ventaglio, quando ci si vuole schermare con classe, in posti e situazioni in cui si potrebbe non indossare la mascherina.

Con il lockdown abbiamo ordinato chiedendo l’asporto a casa: con una telefonata, da whatsapp, da App. Abbiamo ordinato sul posto leggendo il menù tramite Qr code, pagato usando di più carta di credito e bancomat per evitare i contatti.
Abbiamo consumato box di ogni tipo: per l’aperitivo, per la cena, pure per i drink, con packaging contenenti cocktail miscelati in bustina, forniti insieme al ghiaccio secco.
Tutto nella terrazza, giardino, balcone o tavolo vista finestra di casa.
Pesce d’alta gamma, carne d’alta gamma, ma pure la piadineria o la rosticceria sotto casa si sono date da fare. Cercando soluzioni esteticamente gradevoli e magari poco impattanti sull’ambiente. Anche se non sempre si è riusciti o si è voluto provare ad essere green.
Il demone dei costi e dei guadagni parla talvolta con una voce più alta della coscienza ambientale.

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