Donna si nasce o lo si diventa?

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Spesso viviamo secondo consuetudini che ci sono date per vere senza interrogarci abbastanza. Altrettanto spesso, per analogia, consideriamo ciò che ci è dato per vero come un fatto naturale. Ci appare così del tutto normale che la donna, per antonomasia, sia l’entità atta alla cura della prole e non alla produttività. Questa credenza comune è la causa di una delle discriminazioni più grandi che vive il genere femminile come collettività: quella lavorativa e di conseguenza economica.

Questa discriminazione primaria, essendo la produttività una caratteristica fondamentale per la nostra specie, le porta svantaggi a livello economico e sociale che la rendono spesso dipendente da altri fattori legati all’individuo di sesso maschile. Interrogandoci su cosa significhi realmente essere maschio ed essere femmina e, conseguentemente, essere uomo ed essere donna, quali risposte ci dà la scienza che studia la natura biologica dell’essere umano come specie?

Foto di Bogdan Ch da Pixabay

Riproduzione e genere, ruoli e false credenze.

L’esistenza di gameti eterogenei non è sufficiente per creare due sessi distinti, basti pensare alle specie ermafrodite del mondo sia animale che vegetale. La biologia ha spesso tentato di legittimare la superiorità del gonocorismo, ossia la divisione dei sessi, rispetto all’ermafroditismo definendolo un suo perfezionamento. Oppure parlandone come fenomeno primitivo di cui l’essere bisessuato ne è solo una degenerazione. La realtà è che si tratta di due metodi di riproduzione che nella natura coesistono, garantendo entrambi il perpetuarsi della vita. Dal mito platonico, a S. Tommaso, a Hegel, fino a Merleau-Ponty e Heidegger, la differenziazione sessuale ha penetrato la coscienza umana a tal punto da diventare elemento costitutivo dell’esistenza. Ma la realtà è che il perpetuarsi della specie vi prescinde. 

Prima del 1667, anno in cui Niels Stensen dette notizia del risultato della dissezione da lui compiuta su un pescecane femmina, quelle che lui coniò col nome di ovaie venivano chiamati testicoli femminili. Nel 1877, dopo l’invenzione del microscopio, si riuscì ad osservare la penetrazione dello spermatozoo all’interno dell’ovulo della stella marina. Da questo momento venne accettata la simmetria dei nuclei dei due gameti. Ciononostante è inconscio, seppur comune, credere ad un binarismo sessuale dove, nella riproduzione, l’individuo maschile gioca il ruolo di parte attiva e il femminile quella passiva in quanto permane nella sua unità, conservando la donna in uno stato di subalternità rispetto all’uomo. Nonostante ad oggi la biologia esponga delle controtendenze a questa visione, è come se tutto ciò che è stato socialmente costruito, al di sopra delle prime scoperte riguardo alla riproduzione del mondo animale, si poggi saldamente sulle fondamenta. Senza stare al passo con le più recenti divulgazioni scientifiche, trovando in quella sede il locus amoenus per la sua legittimazione.

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Definizione del genere.

In questo contesto la definizione del genere, accanto a quella del sesso, assume la funzione di categoria del sapere in grado di fornirci gli strumenti per un’osservazione critica delle relazioni sociali, economiche, simboliche e di potere. Si tratta di un’idea che sta iniziando negli ultimi tempi a passare un po’ di più. Prima si era abituati a sentire che la differenza sessuale fosse qualcosa di naturale, biologico e dicotomicamente organizzato, e che a partire da questa tutto ciò che è socialmente costruito fosse differenza di genere. 

Nei Manoscritti economico-filosofici e nella Critica della filosofia hegeliana del diritto, Marx inizia a rovesciare questa concezione. Partendo da una critica alla fenomenologia dello spirito di Hegel, egli delinea come non possano essere in natura il maschile e il femminile due “estremi reali” in quanto l’essenza di essi è “contrapposta”, poiché la relazione tra questi non contribuisce alla loro definizione. Critica quindi il fatto che due “estremi reali” non sono la contrapposizione tra due enti entrambi positivi, “bensì tra due essenze la cui natura è assoluta e universale”. Tra gli “estremi reali” non vi è intersezione comune, per questo motivo secondo il filosofo non lo sono il maschio e la femmina, bensì il sesso umano e il sesso non umano. Il maschile e il femminile possiedono invece un’intersezione comune traducibile nell’essere per l’altro e definita da lui come “differenza d’esistenza”, e non d’ “essenza”. Tra maschio e femmina l’essenza”, il genere è lo stesso: l’essere generico

Genere e sesso, differenze di classe.

Per questo motivo egli intende genere e sesso come differenze di classe che partono dalle relazioni di potere, in quanto è il genere a costruire la differenza sessuale. È il genere a costruire il sesso, e non viceversa. Quindi il genere non è un dato di natura, ma esiste soltanto come risultato. “La produzione costituisce l’uomo come essere capace di un genere, ma, d’altra parte, è solo la sua capacità di avere un genere che fa dell’uomo un produttore”.
La differenza sessuale è quindi intesa da Marx come quel “rapporto di genere immediato e naturale”, ma per l’uomo è l’essenza umana a divenire la sua natura o l’uomo produce la natura come sua essenza umana? 

Spermatozooi

Foto di saulhm da Pixabay

L’uomo produce ed è attivo. La donna riproduce ed è passiva.

Da qui ne deriva una visione comunemente accettata nelle società del passato, e ancora anacronisticamente attuale oggi, dell’uomo che produce e la donna che riproduce. Come a voler legittimare ciò che è costruito a livello culturale tramite la biologia.
Così, quell’attività passiva che rende la donna immobile e ospitante nella sua unità durante l’atto riproduttivo, finisce per definirla e performarla anche all’interno della società odierna, dove fattualmente non conserva solo il suo compito riproduttivo. Ad oggi la collettività femminile, oltre ad essere l’individuo che ospita in sé la riproduzione della specie, è anche produttiva a livello sia domestico che lavorativo.

A differenza del passato, in cui le donne erano generalmente meno istruite perché segregate alla vita domestica, ad oggi i dati Eurostat del 2018 ci dicono esattamente il contrario: il livello d’istruzione delle donne è più alto rispetto a quello degli uomini. Nonostante ciò, in età produttiva risulta occupato l’83,4% degli uomini laureati contro il 75,3% delle donne laureate, la media europea invece è di un 88,1% per gli uomini contro un 81,4% delle donne. Per quanto il trend sia comune, possiamo notare come il gender-gap abbia un peso maggiore da noi rispetto al resto della Comunità. 

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“Donna non si nasce, lo si diventa” scriveva Simone de Beauvoir nel ’49 dando voce alla teoria della decostruzione del determinismo biologico. Per cui non vi è alcun destino biologico, psichico o economico che possa giustificare il ruolo di femmina dell’uomo che la donna riveste all’interno della società. Il genere è quindi solo una performance che costruisce il sesso nella sua differenza legittimandone, così, la disuguaglianza.

 

Bibliografia:

  • Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano, 1961
  • Karl Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, Quodilbet, 2008
  • Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, 2004

Sitografia:

  • https://ec.europa.eu/eurostat/data/database (i dati provengono da Eurostat, filtrando per voce Employment rates by sex, age and educational attainment level (%) (lfsa_ergaed) selezionando l’età produttiva (15-64), entrambi i sessi e Italia e Comunità Europea come localizzazione).

 

About Author

Beatrice Gagliardo

Studentessa appassionata di musica e culture del mondo. Autrice del blog De-Genere.


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