Dottorato in Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico: in Italia si studia per creare un futuro migliore

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

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Dottorato in sviluppo sostenibile e cambiamento climatico
Photo by Samuele Giglio on Unsplash

I giovani sanno che bisogna cambiare le carte in tavola per poter sperare in un futuro migliore per tutti. Il pianeta chiede un cambio di rotta. Se chi è al potere spesso fa finta di non sentire le grida e gli appelli degli scienziati, le nuove generazioni sanno invece che il tempo a disposizione è poco. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 devono diventare realtà. E oggi, anche grazie al primo Dottorato in Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico nato in Italia, si possono preparare gli adulti del domani a creare una società equa, sostenibile, resiliente, per affrontare i cambiamenti climatici. Un problema che non si può più rimandare.

Il Corso di Dottorato nazionale in Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico a Pavia

Parte a novembre 2021 primo Corso di Dottorato nazionale in Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico (PhD in Sustainable Development and Climate Change). Creato dalla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, in convenzione con altri atenei italiani, ha una durata di tre anni.
Obiettivo del corso è quello di preparare le generazioni future a cambiare la società in cui viviamo, seguendo un modello di sviluppo sostenibile (dal punto di vista ambientale, sociale ed economico) e mettendo in campo tutti gli sforzi utili per combattere i cambiamenti climatici. Molte soluzioni contro il climate change sono già disponibili. Ma ci vuole il coraggio di adottarle, di cambiare cultura e mentalità, di perseguire strategie a breve e lungo termine per porre le basi di un nuovo mondo.

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Photo by Jakob Rosen on Unsplash

In gioco è il futuro del pianeta

Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico sono un tema unico, spesso complesso da affrontare, ma interconnesso sul quale si gioca il futuro del pianeta. Come ha spiegato Mario Martina, coordinatore nazionale del Dottorato.
«Non è possibile pensare di affrontare il problema scomponendolo, dividendolo in pezzi più piccoli e indipendenti. O tanto meno partendo dalla prospettiva delle discipline tradizionali. Per proporre soluzioni innovative da parte del mondo della ricerca, è stato necessario progettare un approccio diverso con una parola chiave: “collegare”. Collegare le diverse discipline, collegare i diversi saperi, collegare le risorse e le persone che già da anni stanno lavorando e studiando come poter favorire lo sviluppo della nostra società. Senza alterare il delicato equilibrio del nostro ecosistema».

E il dottorato nasce proprio da questa esigenza, per un dottorato nazionale che è stato realizzato in convenzione con 30 università italiane e anche diversi istituti di ricerca. Un corso di tre anni multi e interdisciplinare che collega diverse materie e che mette in campo risorse umani, strumenti, conoscenze provenienti da più font. Così da garantire una panoramica completa su un argomento di stretta attualità, visti il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Green Deal europeo che si basano proprio su questi argomenti.

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Photo by Benjamin Starostka Jakobsen on Unsplash

100 studenti internazionali alle prese con lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici

Il 24 e il 25 novembre l’inaugurazione del PhD in Sustainable Development and Climate Change darà ufficialmente il via al percorso di formazione che vedrà coinvolti più di 100 studenti internazionali selezionati per questo dottorato. Studenti che saranno seguiti da più di 150 docenti di 30 università italiane.

Il dottorato in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico è uno dei due dottorati di interesse nazionale accreditati dal Miur. L’altro è il dottorato nazionale in Intelligenza artificiale, che ha in comune con il primo la volontà di iniziare un percorso con un approccio multidisciplinare. Obiettivo finale dei due corsi è quello di formare non solo dottori di ricerca che possono aiutare a sviluppare nuove conoscenze. Ma che siano anche in grado di diffondere questi saperi, per contribuire allo sviluppo socio-economico del Paese.

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