Diritto alla sessualità. Dovere di non confinare le donne ad oggetto sessuale

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Anche alle donne piace il sesso.
E sì, anche loro vogliono che non le lasci insoddisfatte. Ti sembra una cosa così scontata?

Il diritto di voto alle donne è una conquista del 1948.
Il diritto (dovere) a una sessualità serena e appagante è del 1975. 44 anni fa. 27 anni dopo il diritto di voto.
Con la riforma del diritto di famiglia, si parla di eguaglianza tra i coniugi, di pari diritti e doveri, anche con riferimento a quelli sessuali. La sessualità è donazione, condivisione della propria intimità, non solo legata al concepimento.
La mancanza o l’assenza comprovata di rapporti sessuali può costituire causa di addebito e portare alla separazione. Attenzione però, questo non significa che se il partner rifiuta rapporti, tu devi estorcerglieli con violenza perché la legge dice che ne ha il dovere.

Ma prima di questa legge si poteva. Fino alla seconda metà degli anni ‘70 si escludeva che il coniuge, da interpretare come il marito, poteva commettere atto di violenza carnale nei confronti dell’altro. La giustificazione stava appunto nel vincolo matrimoniale che autorizzava a costringere e subire il rapporto.
Pratica peraltro autorizzata anche dalla Chiesa. “Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie” (San Paolo).
La prima sentenza che ammette la punibilità è del 1976, perché “il rapporto di coniugio non degrada la persona di un coniuge ad oggetto di possesso dell’altro”.

Fino al 1966 l’atto di violenza sessuale era considerato reato contro la morale pubblica. Non contro la persona.
Nel 2013 viene introdotta la pena aggravata per la violenza sessuale commessa dal coniuge, anche se separato o divorziato. Abbiamo detto coniuge, perché il soltanto convivente che alza le mani sulla compagna non ha diritto all’aggravante (Cassazione, febbraio 2007).

Alle donne dal 1996 viene sancito il diritto di dire no.

Alla palpatina (Cassazione, novembre 2005), al bacio sulla guancia non voluto (Cassazione, giugno 1998).
Ma se il capoufficio invita a cena la segretaria e tenta di baciarla, dimostrando un “sentimento profondo e sincero”, non può essere accusato di molestie sessuali sul lavoro (Cassazione, Agosto 1997).

E adesso, ti avviso, inizierò proprio a farti incazzare.
Prima del 1966 la donna veniva abusata e veniva rapita per “Ratto a fine di matrimonio” o “Ratto a fine di libidine” e doveva pure stare zitta. Perché comunque la sposavano e l’atto era meno grave in fondo. E se il violentatore aveva sacre intenzioni e voleva prenderla in moglie, lei doveva anche restare per tutta la vita con lui.
Poi nel 1965 arriva Franca Viola, 18 anni da Trapani.
Lei non ci sta. Punta i piedi, denuncia. La disonorata svergogna. E con lei per la prima volta viene a galla l’assurdità del matrimonio riparatore. E il suo bello, Filippo Melodia, viene condannato a 11 anni e, scontata la pena, ucciso per una probabile vendetta di mafia.
Se la donna rapita per libido era sposata, allora c’era l’aggravante. Perché la donna è un oggetto, ricordiamolo, di proprietà del marito. E il marito cornuto, si vendicava.
Nel 1975 si mette in discussione il delitto d’onore, commesso per legittima difesa dal marito tradito. Tra l'altro tra il '68 e il '69 è stato dichiarato illegittimo l'articolo che puniva unicamente l'adulterio della moglie (art. 559).

E se la donna è incinta? Ti avviso: qui la bile raggiungerà massimi livelli.
La Corte afferma che violentare una donna incinta al settimo mese non configura una circostanza aggravante del reato di violenza sessuale. E in più si afferma che è anche possibile applicare al violentatore la diminuzione della pena minima per attenuanti generiche, perché il caso può anche essere ritenuto tra quelli di “minore gravità” (Cassazione, Aprile 1999).
E se mentre tu, donna, subisci un’attenzione sessuale non voluta, urli e muori dentro, ma per orgoglio, per terrore, o perché in quel momento sei estranea al tuo corpo perché non vuoi far parte di quello che sta accadendo, e non piangi, allora in realtà lo volevi anche tu. Perché le lacrime di una donna violentata sono una prova della “sincerità delle dichiarazioni della parte offesa” (Cassazione, Gennaio 1998).

E se in una serata alzi un po’ troppo il gomito e i tuoi compagni di tavolo decidono di finirla al letto, anche se non sei in condizioni di esprimere un valido consenso, c’è sì lo stupro, ma senza aggravante, perché in fondo, anche se la serata era carina e goliardica, sei tu che hai deciso di bere, non sei stata costretta dai due gentleman che erano con te (Cassazione, legge 2018).

E veniamo alla vera beffa oltre al danno. Il risarcimento.

Perché dopo una violenza si ha bisogno di assistenza e protezione. Che devono essere adeguate.
Violenze sul lavoro, incontri "sbagliati", branchi, seducenti vicini violenti che diventano aguzzini.
E pensa pure a tutte quelle violenze perpetrate negli anni, magari domestiche, che rendono le donne schiave moderne, della relazione, di sé stesse, intrappolate in un circolo vizioso che le annienta e ruba le ali ai figli.
L’indenizzo dovrebbe venire dall'autore del reato. Ma se questo è nullatenente o non si trova (e se non c’è un’assicurazione), allora interviene lo Stato.

  • 4.800 € è l'entità del risarcimento per stupro (se non c’è l’attenuante della minore gravità).
  • 7.200 € per omicidio, anche commesso da coniuge, che diventano 8.200 € in favore dei figli della vittima.
  • 3.000 € per pagare le spese mediche e assistenziali di tutti gli altri casi.
  • 2.564 € è la spesa media mensile familiare calcolata dall’Istat nel 2017 (1.679 € quella di una famiglia straniera).
  • 4.110 € il costo mensile di un detenuto, allo Stato.
  • 7.567 € il reddito mensile di un Ministrodi quello che guadagna meno (Beatrice Lorenzin, Ministra alla Salute, dati 2017).

Photo by Sydney Sims on Unsplash

 

Nota utile
Le domande per i risarcimenti possono essere presentate fino al 30 settembre 2019. Dettagli nella nota del Ministero dell’Interno
Un approfondimento interessante sul tema è la "Storia della legge sullo stupro a cura di Zeroviolenza

 

 

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Monia Donati
Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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