Io speriamo che me la cavo. Diritto all’istruzione tra Costituzione e realtà

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiIo speriamo che me la cavo è stato un film di grandissimo successo, diretto da Lina Wertmuller nel 1992 e interpretato da Paolo Villaggio. Tratto dall’omonimo libro scritto da Marcello d’Orta, è la storia di un maestro trasferito in una scuola in provincia di Napoli e non nella sua Liguria come si aspettava. Qui il docente dovrà fare i conti con tutte le problematiche più forti della scuola pubblica: difficoltà economiche, abbandono scolastico, bambini costretti a lavorare per aiutare le famiglie, spesso assenti nella fase di crescita dei loro figli, disorganizzazione e anche malavita.

Nel 2020 molte di queste problematiche non sono state risolte. L’Italia deve ancora fare i conti con l’arretratezza e l’emergenza coronavirus, con l’avvento della didattica a distanza, ha tolto la maschera da tutte quelle pecche che rendono oggi il diritto all’istruzione per tutti un vero e proprio miraggio. In Italia e nel mondo tanti i bambini e i ragazzi costretti a fare i conti con una realtà in cui studiare spesso è un privilegio per pochi.

scuola
Foto di NeONBRAND su Unsplash

Il diritto all’istruzione nella Costituzione e in altre dichiarazioni dei diritti di tutti

In Italia il diritto all’istruzione è sancito dalla Costituzione Italiana. All’articolo 34 si legge:

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

In tutto il mondo si fa riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu. Dichiarazione che sancisce quanto l’istruzione sia fondamentale per lo sviluppo della personalità umana e per il rafforzamento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Perché l’istruzione promuovere tolleranza, comprensione, amicizia fra Nazioni, favorendo il lavoro di quanti ogni giorno lottano per garantire la pace in ogni angolo del pianeta.

Studenti e studentesse vittime del Covid

A ottobre 2020 l’Unicef ha svelato dei dati che dimostrano come i bambini siano delle vittime dell’emergenza. Il loro mondo è stato stravolto dall’oggi al domani. La scuola, che era una certezza, un’ancora di appiglio, un posto sicuro e un luogo dove crescere tra coetanei, è stato portato loro via. Senza dare troppo spiegazioni. Ma sostituendo la realtà che erano abituati a vivere con uno schermo.
Senza però tenere conto tutti i limiti di un’imposizione di questo tipo. E senza tenere conto di tutti quei ragazzi e quelle ragazze che sarebbero stati automaticamente esclusi dalle nuove modalità di fruizione delle lezioni.
150 milioni di bambini vivono in una povertà multidimensionale in ogni angolo del mondo, senza aver accessori ai servizi essenziali. E come sottolineato da Unicef, ma anche da Save the Children, la pandemia ha aggravato una situazione già precaria.

Tenendo in considerazione diritti fondamentali come l’istruzione, l’assistenza sanitaria, una casa sicura, un’alimentazione adeguata, i servizi igienici e l’acqua potabile, gli esperti hanno svelato che in più di 70 paesi del mondo circa il 45% dei minori era stato privato di almeno uno di questi diritti già prima del coronavirus. Potete solo immaginare come sono peggiorate le loro condizioni di vita da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria.
188 nazioni hanno chiuso le scuole. 1.6 miliardi di minori coinvolti. Nei paesi a basso reddito solo il 30% può contare su una piattaforma di studio a distanza. L’esclusione digitale rischia di lasciare fuori troppi giovani.

diritto di andar a scuola
Foto di Museums Victoria su Unsplash

L’istruzione e la formazione sono le armi per cambiare il mondo

Lo diceva Nelson Mandela. E lo ha ribadito anche Malala Yousafzai, Premio Nobel per la pace nel 2014. La 17enne, dopo essere rimasta vittima di un attentato talebano nel 2012, perché lottava per il diritto delle bambine allo studio, ha continuato la sua battaglia. Facendo sentire forte la sua voce. Affinché nessuna studentessa rimanesse più indietro.

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.
Malala Yousafzai

Oggi nel mondo, anche a causa dell’emergenza Coronavirus, a molti bambini e a molti ragazzi è negato il diritto di andare a scuola. La didattica a distanza, quando attivata e possibile, anche in termini di connessione internet e dispositivi a disposizione degli studenti, non è sufficiente a colmare una lacuna che rischia di lasciare ferite non rimarginabili nel futuro dei nostri giovani.
I ragazzi per crescere hanno bisogno della scuola. Il mondo ha bisogno che sia garantito loro il diritto all’istruzione. Senza più trovare scuse.

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