Essere povero non vuol dire solo non avere soldi. Vuol dire essere esclusi dal resto del mondo

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Redazione i404
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La povertà è la peggiore forma di violenza.
(Gandhi)

Ma cos’è la povertà?

cos'è la povertà
Foto di Nick Fewings su Unsplash

Una definizione di povertà

Se un bambino chiedesse cos’è la povertà, potremmo usare la definizione che ne dà la Treccani. La povertà rappresenta la condizione di chi è povero, di chi non ha il necessario per vivere una vita dignitosa. È uno stato di indigenza, di mancanza di risorse economiche causato da un reddito troppo basso che non consente di soddisfare i bisogni fondamentali.
Secondo la sociologia è uno stato di carenza di risorse materiali e non, che caratterizza alcune persone o parte di una popolazione. Condizione che si manifesta quando determinati soggetti non possono condurre un’esistenza al pari di quella condotta dal resto dei membri della società.
In economia, invece, il termine povertà indica un basso livello di reddito pro capite per gli abitanti di un particolare paese.

La povertà può essere relativa e assoluta.

Cos’è la povertà assoluta

Con il termine povertà assoluta si indicano quei casi in cui famiglie e cittadini non possono permettersi le spese base per condurre una vita dignitosa. La soglia di spesa in Italia è stabilita da Istat con il paniere di povertà assoluta, che include beni e servizi considerati essenziali per la vita. Questo dato varia a seconda del luogo di residenza, del numero di membri del nucleo famigliare, dell’età. Esiste un calcolatore Istat che ne determina le modifiche.

Cos’è la povertà relativa

Con il termine di povertà relativa, invece, si indica un parametro statistico che si riferisce alle difficoltà economiche che hanno persone o determinate aree geografiche nell’accesso a basi e servizi fondamentali, in base al livello economico medio di vita dell’ambiente o del paese. Si individua tramite il consumo pro capite o il reddito medio (quanti soldi in media può avere ogni cittadino ogni anno).

povertà nel mondo
Foto di Gabriel Miguel Bero da Pixabay

Povertà nel mondo. Quali sono i dati più recenti

Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà estrema (1.90 dollari al giorno per sopravvivere) è diminuito negli ultimi anni. Si è passati da 1 miliardo 895 milioni nel 1990 a 717 milioni nel 2017. Le statistiche più recenti parlano di un miliardo di poveri, il 13% della popolazione mondiale.
L’International poverty line, l’indicatore che la Banca Mondiale utilizza per misurare la soglia di povertà, è cambiato nel corso degli anni. Aumentando il costo della vita, è aumentato anche questo dato. Nel 1990 era di un dollaro al giorno. Oggi di 1.90, come si usa dal 2015.
Ma si può definire la povertà legandola solo alle risorse economiche? Come sottolineato in uno studio da Stephan Klasen, professore all’università di Göttingen, in Germania, il tema della povertà deve essere studiato con un approccio multidisciplinare. Non deve basarsi solo sulle condizioni economiche. Ma anche su altri parametri. Come l’accesso all’istruzione, ad esempio. O il diritto alla salute.

Se non si usa il termine di povertà estrema, ma di persone a rischio povertà, i dati cambiano notevolmente: in questa condizione oggi si trovano 2 miliardi di individui nel mondo. Un terzo della popolazione globale. Si usa questo termine per indicare quella fetta di cittadini che rischia non solo di avere difficoltà ad arrivare a fine mese, come si suol dire. Ma anche di essere vittima dell’esclusione sociale.

Il coronavirus sta aggravando una situazione di per se già delicata. L’ultimo rapporto della Banca mondiale stima che nel 2020 tra i 88 e 115 milioni di persone precipiteranno nella condizione di povertà estrema. Nel 2021 potrebbero essere 150 milioni.

nuovi poveri
Foto di Jonathan Kho su Unsplash

Povertà in Italia, chi sono i nuovi poveri

In Italia secondo il criterio di povertà estrema, i poveri sono 9 milioni. Il 15% della popolazione. Ai “poveri” bisogna aggiungere però tutti quei cittadini che vivono oggi in una condizione di rischio di povertà. I numeri salgono, arrivando a 18 milioni. Il 30% della popolazione del nostro paese. I nuovi poveri, in Italia e nel mondo, vivono soprattutto nelle grandi città, hanno un grado di istruzione più alto, lavorano nei settori dei servizi e dell’industria. Donne, giovani, famiglie con minori sono più a rischio, come rivela l’ultimo rapporto Caritas. Quest’anno 1 persona su 2 che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta.

E mentre si usano slogan che annunciano la sconfitta della povertà (prima Di Maio in Italia con il reddito di cittadinanza, recentemente invece è stata la Cina ad aver proclamato la fine della povertà), c’è ancora in Italia o nel mondo che non sa se avrà soldi a sufficienza per poter mangiare.

Sconfiggere la povertà non è un atto di carità, è un atto di giustizia.
(Nelson Mandela)

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