Vietato avere il ciclo. L’aborto è incivile. Matrimonio riparatore per gli stupri. È il 2020 o il Medioevo?

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Le ragazze per andare a scuola devono dimostrare di non avere il ciclo. Succede in India.
L’aborto è un atto incivile. Lo ha detto Matteo Salvini in Italia.
Per le vittime di stupro matrimonio riparatore con i propri aguzzini. Lo vorrebbe Erdogan in Turchia.

Diritti delle donne conquistati sempre più calpestati. Siamo nel 2020 o siamo tornati indietro nel Medioevo più buio?

Diritti delle donne

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Le donne ancora discriminate per il ciclo mestruale.

Il ciclo mestruale è fisiologico. Ogni donna nella fase fertile della sua vita ogni mese deve affrontare le mestruazioni. La normalità, insomma. Non è così in molti paesi del mondo. Dove le mestruazioni sono ancora un tabù. Sono ancora usate per discriminare le donne. A casa, al lavoro e anche a scuola.
Mentre in Inghilterra si pensa di fornire assorbenti gratuiti alle ragazze che non possono permetterseli e mentre in Italia si parla di Tampon Box nelle scuole per aiutare le studentesse a cui arriva improvvisamente il ciclo, in India si controllano le alunne. Per vedere se vanno a scuola con il ciclo.
Le insegnanti del college femminile Shree Sahajanand Girls Institute, gestito dalla setta Swaminarayan, controllano le studentesse, perché chi ha il ciclo non può entrare in cucina o nel tempio. E deve stare lontano dalle altre compagne. Chi ha il ciclo deve firmare un registro. 68 ragazze si erano rifiutate di sottoporsi a questo controllo della loro intimità. Il gestore della scuola le ha denunciate.
Un atto di coraggio da parte di 68 giovani ragazze che non ci stanno a essere discriminate. Una ribellione che è costata loro cara. Le docenti le hanno portate in bagno obbligandole a spogliarsi per dimostrare di non avere il ciclo.
Un’esperienza dolorosa, una vera e propria tortura, un trauma per loro, come hanno denunciato. Erano letteralmente sotto shock per il trattamento subito.

Nel mondo troppe ragazze non possono andare a scuola per i tabù legati alle mestruazioni. Atti discriminatori di una violenza inaudita, che spesso passano sotto silenzio. Ma non è l’unico tabù contro cui le donne devono lottare.

Ragazza a scuola

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La pillola del giorno dopo e l’aborto sono atti incivili.

A sostenerlo è il leader della Lega, Matteo Salvini. Che stanco forse di prendersela con gli immigrati e per catturare voti ha deciso di prendersela con le donne. E con l’aborto, un diritto conquistato a fatica nel nostro paese. E che nel mondo è ancora oggetto di discussione. Anche in paesi europei dove è vietato.
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma, in una manifestazione del suo partito, l’ex Ministro dell’Interno parla di sanità, di pronto soccorso affollati e di aborto. Sostenendo di aver “avuto segnalazione che alcune donne, né di Roma né di Milano, si sono presentate per la sesta volta al pronto soccorso di Milano per l’interruzione di gravidanza“.
Alcuni operatori sanitari gli avrebbero riferito che “ci sono donne che si sono presentate sei volte per una interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita, ma non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile“.
Incivili. Le donne che chiedono di abortire sono considerate da un leader politico italiano, nel 2020, incivili. Perché secondo lui usano il pronto soccorso come “bancomat sanitario per farsi gli affari suoi senza pagare una lira. La terza volta che ti presenti, paghi“.

Come al solito Salvini dimostra di non sapere niente delle leggi in vigore in Italia.

La legge 194 non si tocca.

La legge che regola nel nostro paese il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza è la 194 del 22 maggio 1978.
In Italia non si può praticare l’aborto volontario in Pronto Soccorso.
L’iter previsto per legge è chiaro. Prima si esegue una visita ginecologica per ottenere un certificato di gravidanza. Poi un colloquio in un consultorio o dal medico per capire perché si vuole abortire. Dopo 7 giorni, in cui la donna può riflettere sulla propria scelta, può tornare in ospedale e rendere nota la propria decisione. Prima di abortire dovrà sottoporsi a esami di routine e nella data stabilita si eseguirà l’intervento.
Il tutto nella più totale privacy.
Tutte le donne, anche le straniere senza permesso di soggiorno, possono chiedere di accedere gratuitamente e in maniera anonima all’interruzione di gravidanza.

E la pillola del giorno dopo?

Forse Salvini si riferiva alla pillola del giorno dopo? Anche in questo caso, allora, dimostra di non conoscere come stanno le cose.
La pillola del giorno dopo non è una pillola che si usa per abortire. È un contraccettivo di emergenza. Che si può chiedere anche in farmacia. Per le donne maggiorenni non è più previsto nemmeno l’obbligo di ricetta medica.

matrimonio riparatore

Photo by Luis Galvez on Unsplash

Matrimonio riparatore per gli stupratori.

E mentre in India si controllano le ragazze per vedere se hanno il ciclo o meno e in Italia ci si scaglia ancora una volta contro l’aborto, in Turchia si pensa al matrimonio riparatore per le vittime di stupro. Che dovrebbero sposare il loro aguzzino che, in questo modo, non andrebbe incontro a nessuna pena. Perché il reato non sussiste.
Il 16 gennaio 2020 il partito conservatore Akp (Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo) del Presidente turco Erdoğan ha presentato nuovamente in Parlamento una legge sul matrimonio riparatore.
La vittima andrebbe a sposare il violentatore. Così la fedina penale di quest’ultimo sarebbe pulita se acconsentisse a sposare la donna, ma anche la ragazza o la bambina, che ha prima violentato.
Una legge che difende chi stupra. E condanna praticamente a morte le vittime, che dovrebbero vivere per sempre con chi le ha violentate. La legge “sposa il tuo stupratore”, come è stata ribattezzata, c’era già in Turchia. Erdogan stesso l’aveva abolita nel 2005. Ma oggi il presidente la ripropone. Anche lui calpesta i diritti delle donne per tentare di riconquistare voti.

Siamo nel 2020 o nel Medioevo più buio?
Tre fatti di cronaca vicini o lontani a noi che ci fanno capire quanto sia importante lottare per difendere quei diritti che a fatica sono stati conquistati.
Ma che non dobbiamo dare per scontati. Perché c’è ancora chi vuole mettere un bavaglio alla libertà di ognuno.
E in particolare a quella delle donne.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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2 commenti

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    Sul tema dell’aborto non mi sento di dissentire da Salvini. L’aborto è una misura estrema di contraccezione deve essere fatto dopo aver percorso tutte le strade possibili che sono tante. Se si ricorre all’aborto tutte queste volte c’è qualcosa che non va è forse queste donne sono vittime di qualcosa di peggio sfruttamento della prostituzione o quanto meno ignoranza. Prima di puntare il dito bisogna leggere bene le cose.

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