Carico mentale. Perché “cara, ti posso aiutare?” davvero non aiuta

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Mamma stira, papà lavora. Lo abbiamo visto probabilmente in molti in quella pagina di un libro di scuola che ha spopolato sui social. E altrettante donne si saranno adirate o meglio incazzate puntando il dito contro stereotipi duri a morire, specialmente se non si parte dall’educazione dei più piccoli, neutri finché non li contaminiamo.

Il lavoro domestico è “roba da donne”.

Lo dicono le statistiche, che confermano come il tempo quotidiano di una donna passato tra i fornelli, le lenzuola, la spesa, la cura dei figli, sia da due a dieci volte superiore a quello degli uomini.

donne e lavori domestici

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Il carico mentale.

L’uomo, quando è collaborativo, getta la spazzatura, cucina, fa lavoretti in casa, ma per la maggior parte dei casi, invece di anticipare, domanda: “Posso aiutarti?”.
Perché appunto il maschio aiuta. Ma il carico mentale è femminile.
Donne che di notte, mentre sono in bagno, in coda, in auto, elencano delle to do list, scrivono liste della spesa, programmano in agenda la visita dal dentista del figlio maggiore, il saggio di danza di quella più piccola e, per semplificare, tirano giù Excel condivisi con i nonni per far sì che tutta la baracca, alias la complessa gestione familiare, funzioni: chi deve fare cosa e quando. Tutto programmato. Senza questo, sarebbe il caos. O comunque si dovrebbe correre ancora di più.
Un “modello” certamente stereotipato ma piuttosto rappresentativo, che viene ricalcato nel cinema, nella pubblicità e a quanto pare anche nei libri di scuola.
Come fai a far tutto” è una commediola americana in cui già il titolo richiama alla mente abilità paranormali o da giocoliere per tenere tutto in equilibrio.
Delle wonder woman, abili, ma stressate.

Le donne e l’uso del tempo.

Certo, il marketing ragiona per stereotipi, ma se è anche l’educazione che ragiona in questo modo, è ovvio che il problema non solo esiste, ma persiste.
Il rapporto dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (2017) ha evidenziato che le disparità nell’uso del tempo non accennano a diminuire.
Questa disparità dei ruoli inevitabilmente genera, oltre ad una forte situazione di stress, una maggiore difficoltà per le donne di essere efficaci sul lavoro quanto ai loro corrispettivi maschi, che si traduce in carriere minori e gender pay gap.
Perché il motivo principale per cui le donne sono meno presenti degli uomini sul mercato del lavoro è costituito proprio dalla difficoltà di combinare il lavoro retribuito con le responsabilità familiari e magari anche con svago e divertimento, la cosiddetta work-life balance. E con l’invecchiamento della popolazione, la situazione rischia di peggiorare: perché la crescente domanda di assistenza agli anziani da un lato e le pressioni sulla spesa pubblica dall’altro rendono il fabbisogno di assistenza informale più consistente che nel recente passato.
E chi in famiglia si occupa solitamente degli anziani? Le donne. Che spesso lasciano il lavoro per farlo.

Photo by Sammie Vasquez on Unsplash

I ruoli e la pubblicità.

In pubblicità sono piuttosto rari gli esempi in cui ci sono maschi al comando della gestione familiare o, se ci sono, sono sempre imbranati e incapaci.
E poi ci sono le eccezioni, i famosi: Nicola Savino de Le iene che pulisce col Viakal. Francesco Totti che fa la lavatrice facendo gol con la capsula Dash. Lo chef Bruno Barbieri che spiega i segreti di stoviglie brillanti con Fairy Platinum.
Perché quelle che nella pubblicità si dedicano ai lavori domestici sono donne qualunque, le casalinghe di Voghera. Gli uomini sono influencer, icone, Maschi.

Photo by Oleg Sergeichik on Unsplash

Le mamme stressate viste dal cinema.

La filmografia si sbizzarrisce tra esempi di donne sempre sul bilico tra aspirazioni e sensi di colpa.
Due esempi di casa Netflix.
Una mamma imperfetta è una serie tv italiana in cui la protagonista usa un pc e la telecamera come momento terapeutico per raccontare il tran tran della routine familiare, tra marito, figli, lavoro e il senso di incompletezza e spesso inadeguatezza che ne derivano. Vissuto similare, con spaccati familiari differenti, quello delle sue amiche. Tutte per una e tutte di corsa o in ritardo.
Stesso format, paese diverso, qui siamo a Toronto, per le quattro mamme di Workin’ moms. In questo caso la sfida principale è il rientro al lavoro e tutti gli impegni da conciliare che ne conseguono.
Interessante in quest’ottica anche la pellicola 10 giorni senza mamma, dove una madre full time che decide di fare una pausa e partire per Cuba lasciando la cura di casa e figli al marito, ambizioso professionalmente, ma carente o forse meglio assente nel suo ruolo familiare, mette sotto la lente il rapporto padre-figli, conoscenza e gestione.

Un fumetto sul carico mentale.

Bastava che chiedessi“, è il titolo di un fumetto della blogger femminista francese Emma.
Perché carico mentale o charge mentale vuol dire non fare tutto, ma pensare a tutto.

Tratto da articolo de Il Post

Altro dall’autore:

About Author

Redazione i404

i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top