I banchi sono pezzi di storia scritta a più livelli

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Formazione a ferro di cavallo, in fila per due, banchi singoli sparpagliati per la classe.
Probabilmente in molti sono passati attraverso più allestimenti degli arredi nel proprio percorso scolastico.
Fatti spesso di sedie durissime, banchi pieni di cicche attaccate, con sotto il cassetto per infilare libri, fazzoletti sporchi, la merenda, ma pure i fogliettini per copiare alla versione di latino. Banchi che sono un pezzo di una storia scritta a più livelli, con testi che erano stati incisi direttamente nel legno o scritti a pennarello sopra o sotto quello strato. Dediche d’amore, formule matematiche, la squadra del cuore, le iniziali o il nome esteso per lasciare un segno del passaggio, cuori stelle o altri simboli, come semplice ma chiara dichiarazione dell’esserci.

Grossomodo la forma del banco è stata una costante, seppur non sempre comoda ed efficace, degli ultimi 50 anni. La generazione precedente, quella dei nati negli anni ‘50 per capirci, alloggiava invece in banchi che avevano un po’ anche la forma di quelli di chiesa, con tavolo e sedia attaccati e tutto il necessario custodito sotto il tavolo a ribaltina, comprensivo di calamaio.

I nuovi banchi della scuola

Negli anni sono cambiati anche i materiali: dal legno pieno, al truciolare. Alla plastica delle sedute innovative, quelle con le rotelle del ministro Azzolina.
E tanti cari saluti a spending review, inclusione, risposte che arrivano a risolvere criticità in tempi corretti.
A luglio il Commissario straordinario per l’emergenza Covd-19 Arcuri pubblica la gara europea per 3 milioni di banchi: fino a 1,5 milioni di banchi monouso tradizionali e fino a 1,5 milioni di banchi di tipo più innovativo.
La scadenza per il bando era prevista per il 30 luglio, con i contratti firmati entro il 7 agosto e l’azienda aggiudicatrice che doveva assicurare la consegna dei banchi entro il 31 agosto.
Nelle scorse settimane la gara europea dell’appalto si è chiusa, con non uno, ma undici vincitori dei quattordici che avevano presentato l’offerta. Chi è rimasto fuori non aveva presentato proposte al di sotto del lotto minimo (200.000 pezzi).
La maggior parte delle imprese è italiana, ma i nomi non sono noti.

Obiettivo: portare in classe 2.013.656 banchi e 435.118 sedute innovative, i banchi-sedie con rotelle per capirci, dall’8 settembre e fino a tutto ottobre. Cioè un mese e mezzo dopo l’inizio dell’anno scolastico (14 settembre).
Eravamo già da tempo abituati ad una scuola che parte senza tutto il corpo insegnante definitivo, che arriva in corsa, mentre gli studenti nell’attesa fanno lezioni tappabuco fatte spesso di noia ed ozio.
Può ora una scuola che è stata chiusa per mesi, nell’attesa di poter riaprire in sicurezza, ripartire senza avere l’assetto tanto discusso atto a garantire il distanziamento e a preservare la salute dei suoi alunni?

Ma chi ha inventato i banchi?

Interessante la digressione fatta dal museo Torino, che ricorda che a metà dell’Ottocento i banchi delle scuole elementari erano a posti multipli e potevano contenere fino a 10 alunni: leggio inclinato e sedile unico. Scomodi e pesanti, vengono sostituiti nel 1860 da banchi a 6 posti, che saranno ridotti a 3 dieci anni dopo.
Nel 1877 il Municipio ordina la costruzione di nuovi banchi con leggio scorrevole e con sedile mobile individuale.

Una pagina dei cataloghi di vendita proposta dalle ditte produttrici alle scuole. © Archivio Fondazione Tancredi di Barolo

I banchi erano usati sia per alunni delle scuole diurne che serali e la difficoltà maggiore era rappresentata dalla necessità di progettare la seduta per stature tanto diverse.
Nel 1882 si pensa di realizzare un sedile leggermente concavo e suppedaneo ribaltabile, il banchetto per appoggiare i piedi. In ogni aula viene affisso un metro a muro per stabilire l’altezza degli alunni e, di conseguenza, assegnare a ognuno di essi il banco dalle dimensioni più adatte.
Nel 1941-42, la ditta torinese ITAS (Industria Torinese Arredamenti Scolastici) realizza il banco-tavolo: un tavolino monoposto, affiancato da una tasca laterale verticale per la cartella. All’inizio dell’anno scolastico 1951-1952 sono duemilacinquecento i banco-tavolo in dotazione in tre scuole torinesi.
Il banco singolo offre la possibilità di sperimentare una didattica fatta anche di disposizioni in aula differenti, come quella a ferro di cavallo o adatta per lezioni e lavori di gruppo in cui i banchi formavano un unico grande rettangolo.
Caratteristica, l’ultima, che non sarà possibile con i nuovi banchi a rotelle. Forse se ne può fare a meno, studiando formule e disposizioni differenti. Ma si può anche fare a meno di avere un banco non inclusivo in una scuola che comprende ragazzi di altezza, peso ed abilità diverse e che non dovrebbe lasciare indietro nessuno?

Altro dall’autore:

About Author

Redazione i404

i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Grande Fratello Vip, la scollatura... totale di Adua Del Vesco: di fatto senza veli, una foto pazzesca - Liberoquotidiano.it-Ragazze investite e uccise a Roma, il pm: condannate Genovese a 5 anni - TGCOM-De Luca nomina la nuova giunta regionale - La Repubblica-VIDEO | "Torna al tuo paese" e giù botte. La mamma della ragazza aggredita: "La prossima volta me l’ammazzano" - RomaToday-Coronavirus, rissa furibonda al supermercato di Crema: "Non indossate la mascherina", tornano col cric - Liberoquotidiano.it-I nodi del reddito di cittadinanza - Il Post-Gwyneth Paltrow, 48 anni in “birthday suit”: completamente nuda - DiLei-Coronavirus, Walter Ricciardi: "Campania e Lazio stanno perdendo il controllo, rischio di un nuovo lockdown" - Liberoquotidiano.it-Militare morto: Procura dispone l'autopsia - Agenzia ANSA-Coronavirus oggi 28 settembre. Donini "Contagi ancora sotto quota 100 in Emilia Romagna" - il Resto del Carlino
Top