I bambini ci danno fastidio. Perché non siamo più abituati a loro

Condividi su:
  • 237
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    237
    Shares

Tu non puoi impormi tuo figlio. Sembra questo il grido della generazione Child Free. Ma tu non puoi impedirmi di vivere la vita. Con i miei figli al seguito. Questa è invece la risposta di chi si sente minacciato, emarginato, ghettizzato, solo per il fatto di aver messo al mondo un altro essere umano.

Se pensi a un bambino, qual è la prima cosa che ti viene in mente? C'è chi pensa a guanciotte morbide da accarezzare e chi ha mal di testa al solo pensiero di averlo intorno. Perché, essendo un infante, urlerà, ti darà fastidio, farà in modo di rovinare la tua giornata. E lo sai perché ti dà così tanto fastidio? Perché viviamo in un paese in cui nel 2017 i bambini nati sono stati 458.151 (15 mila in meno rispetto al 2016), di cui circa 68 mila stranieri (14,8% del totale). Il minimo storico dai tempi dell'Unità d'Italia.

Non ci sono più bambini in giro. E quelli che ci sono ci danno sui nervi. Perché non siamo più abituati ad averne intorno. Non siamo più abituati ai bambini.

bambina urla

Photo by mandyme on Pixabay

In Italia si fanno sempre meno bambini.

I motivi sono diversi. L'Istat individua tre ragioni.
In primo luogo, aumenta l'età delle donne che decidono di avere figli. Chi è nato nel periodo del baby boom non è quasi più in età fertile. Le generazioni seguenti sono meno numerose. Rispetto a 10 anni fa le donne con età compresa tra i 15 e i 49 anni, quindi in età fertile, sono diminuite (meno 900.000). Se una generazione mette al mondo meno figli, l'effetto a valanga si ripercuoterà sulle generazioni successive. Nasceranno sempre meno persone che metteranno al mondo sempre meno figli.
In Italia ci salvavamo un po' con le famiglie straniere. Ma anche loro hanno cominciato ad avere meno figli. Si è passati da un numero medio di 2.4 a 1.98. Sotto la soglia di 2.1 figli, che i demografi prendono come numero di riferimento per garantire la stabilità di una popolazione in termini di crescita. E questa è la seconda ragione.
La terza è rappresentata dal fatto che nel nostro paese sempre più donne decidono di non avere figli. Secondo le stime degli esperti, la percentuale di donne nata tra il 1950 e il 1977 senza figli è raddoppiata. Era l'11,1% della popolazione femminile nata nel 1950. Il 13% di quella nata nel 1960. E la stima per le donne nate nel 1977 è pari al 22%.

Le donne italiane che decidono di avere figli, poi, fanno figli sempre più tardi.

La media nazionale si attesta per il primo figlio intorno ai 32 anni. Complici politiche inesistenti, precariato nel lavoro e instabilità sociale, diventa difficile decidere di mettere al mondo una creatura. Anche se i desideri dei giovani sono ben altri, come diventare genitori a 28 anni e fare almeno due figli. Ma i sogni si scontrano con una dura realtà da digerire.
In questo quadro a cambiare è la famiglia stessa. Le previsioni dell'Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, per il 2050 annunciano che nasceranno 375mila bambini. Tre quinti di loro non avrà fratelli, cugini, zie, zii, perché ci saranno più figli unici o più coppie senza figli. Vivrà solo con i genitori, i nonni e anche i bisnonni, visto che l'aspettativa di vita è in continua crescita. Nell'elenco dell'ONU per il 2005-2010 siamo secondi solo al Giappone per speranza di vita.

L'Italia diventa sempre più vecchia. E di fatto diminuiscono i bambini con i quali possiamo entrare a contatto. Ci sono meno bambini in famiglia, tra gli amici, tra i propri conoscenti. Non siamo più abituati ai loro bisogni. Non siamo più abituati ad averli intorno. A vederli giocare per strada.

play

Photo by Ben Hershey on Unsplash

E cresce l'intolleranza nei confronti dei bambini.

Sì, è proprio una questione di intolleranza. Non ci sono più bambini che corrono, giocano e schiamazzano nei cortili dei palazzi o lungo le vie. Perché è pericoloso. O perché sono iper impegnati. Perché preferiscono magari giocare alla Playstation piuttosto che all'aria aperta. O perché non sono più abituati a giocare insieme il pomeriggio. Ma anche perché non appena provano a fare rumore vengono ripresi dai vicini di casa che trovano intollerante quel frastuono. Quegli stessi vicini che, invece, negli anni passati li sorvegliavano a turno dalla finestra. Oggi non sono più i loro guardiani di quartiere. Sono diventati arbitri senza scrupoli sempre pronti a tirare fuori il cartellino rosso.
Se non siamo più disposti a tollerarli sotto casa, figuriamoci nei luoghi pubblici come ristoranti, supermercati, bar, aeroporti, mezzi di trasporto pubblico. I bambini piangono, si lagnano, fanno i capricci, hanno esigenze troppo distanti da quelle di un adulto. Sono un mondo che sta diventando quasi incomprensibile talmente è lontano.

Child Free sono due parole che sentiamo spesso ultimamente.

Soprattutto in riferimento a tutte quelle persone che scelgono di non avere bambini. I motivi per ricorrere addirittura alla sterilizzazione possono essere molti. Non volere le responsabilità di un genitore, volersi godere la vita, evitare il sovrappopolamento della terra. Poter gestire il proprio tempo e averne cura, questo il manifesto di chi ha deciso di non procreare (e che chiede di non essere criticato per questo). E c'è anche chi ha paura di mettere al mondo un figlio in un mondo malato come quello che gli lasceremmo in eredità. O di dover affrontare possibili malattie il cui rischio aumenta con l'aumentare dell'età della mamma.
Esiste anche una Giornata Internazionale a loro dedicata, il primo agosto.

Ma Child Free è anche una tendenza che sta sempre più prendendo piede in Italia e nel mondo. Cartelli con divieti di ingresso per bambini e famiglie al seguito cominciano a campeggiare un po' ovunque. Mentre ci si batte per eliminare il divieto di ingresso ai cani, si applica lo stesso cartello ai bambini. Questione di priorità, evidentemente.
Ha fatto scalpore la decisione di molti ristoranti di diventare child free. Per garantire una serata piacevole senza bambini urlanti, che piangono, che fanno i capricci e che magari corrono tra i tavoli mettendo in pericolo anche i camerieri.
Ma non mancano anche proposte per rendere privi di schiamazzi infantili i viaggi in treno e in aereo. Sui social compaiono proteste, a volte anche con foto e video che mettono alla gogna pubblica i genitori. Ma soprattutto i bambini.

bambina

Photo by Bekah Russom on Unsplash

C'è anche un problema di educazione di fondo.

Non nascondiamoci dietro un dito. I genitori di oggi non aiutano. Se in famiglia mancano sempre più punti di riferimento in grado di educare i figli, i problemi si ripercuotono su tutta la società. Con bambini che sono ingestibili, fuori controllo, privi di paletti che possano indicare loro cosa è bene e cosa è male. E anche con genitori che perdono il nume della ragione se il loro pargoletto viene giustamente valutato con un voto negativo a scuola perché non ha studiato. Casi di aggressioni agli insegnanti riportano un quadro davvero preoccupante.

Si cerca sempre di demandare ad altri l'educazione dei bambini. Ma è in famiglia che bisogna imparare le regole del quieto vivere. Per potersi integrare in una società che, certamente, ha perso la pazienza con i bambini. E l'ha persa con i genitori, che non li sanno gestire. Che passano il loro tempo a lamentarsi di come siano fuori controllo, non capendo che sono loro a dover intervenire. Giocando insieme ai più piccoli, leggendo loro una storia, canticchiando una canzone, mentre magari sono in attesa nella sala di un medico o a bordo di un mezzo di trasporto pubblico. Perché è normale che i bambini si annoino se non hanno alternative. E quando si annoiano urlano, fanno i capricci, fanno rumore, disturbano la quiete pubblica. Ed è il loro grido di aiuto e di richieste di attenzioni che non hanno più dai genitori.

E allora perché non ripensare i luoghi pubblici per poter venire incontro alle esigenze di tutti? Alcuni ristoranti già lo fanno, con angoli dedicati ai più piccoli e magari anche con un animatore. Carrozze in treno e zone dedicate in aereo potrebbero essere una soluzione. Non box in cui rinchiuderli per non vederli più per tutto il tempo della cena o del viaggio. Ma spazi da condividere insieme ai grandi. Perché è questo che vogliono i bambini.
Si dovrebbero ripensare tutti quegli ambienti condivisi, adottare soluzioni e strategie che consentano agli uni e agli altri di convivere in perfetta armonia. Si potrebbe magari chiedere ai bambini stessi cosa ne pensano. Loro sono sempre fucine di idee meravigliose, che a noi grandi sfuggono. Per il semplice fatto che non ci ricordiamo più cosa voglia dire essere dei bambini in un mondo di adulti.

Ma ricordiamoci che i bambini di oggi sono agli adulti di domani: questo potrebbe cambiare la prospettiva.

Altro dall'autore:


Condividi su:
  • 237
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    237
    Shares

About Author

Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top