Abbandono scolastico, Italia peggiore al mondo. E sempre più diplomati sono analfabeti

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Abbandono scolastico, siamo i peggiori del mondo.
E non vanno meglio i dati sulla dispersione scolastica resi noti dall’Invalsi.
I giovani lasciano la scuola. E, anche quando si diplomano, il tasso di analfabeti è imbarazzante per un paese come l’Italia.
Se l’istruzione non è la voce primaria in una nazione come la nostra, la situazione è davvero d’emergenza.

abbandono scolastico

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Abbandono scolastico “esplicito”, i dati in Italia.

Con il termine abbandono scolastico si indica la percentuale di ragazzi che hanno terminato almeno un corso di studi superiore, scegliendo di non continuare a formarsi. Che significa anche aver solo ottenuto la licenza media. O solo il diploma.
Secondo gli ultimi dati dell’Istat l’Italia è quasi ultima in Europa per numero di laureati. Negli ultimi anni il tasso di uscita dal sistema di istruzione è aumentato. Nel 2018 era al 14,5%. E si teme che entro il 2020 possa arrivare al 20%. Quando, invece, la strategia Europa 2020 ha fissato come obiettivo quello del 10%.
Nel 2017 peggio dell’Italia hanno fatto solo Malta, Romania e Spagna.

In Italia, dove l’obbligo scolastico è fissato fino ai 16 anni, per permettere ai ragazzi di avere almeno una qualifica, i dati si diversificano notevolmente a seconda del genere e della regione di appartenenza. I maschi hanno una maggiore probabilità di uscire precocemente dal sistema di istruzione (16,6% contro l’11,2%). Mentre le regioni meno virtuose sono la Sardegna (21,2%) e la Sicilia (20,9%). Seguono Campania (19,1%), Puglia (18,6%) e Calabria (16,3%). Ma ci sono anche regioni al di sotto della media europea: Abruzzo (7,4%), provincia di Trento (7,8%), Umbria (9,3%), Emilia-Romagna (9,9%), Marche (10,1%), Friuli-Venezia Giulia (10,3%) e Veneto (10,5%).

cartine geografiche

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Dispersione scolastica “implicita”: diplomati e analfabeti.

Cosa si intende con il termine dispersione scolastica “implicita”? Riguarda tutti quei ragazzi che riescono ad ottenere il diploma, concludendo il ciclo di studi superiore. Ma che usciti da scuola non hanno alcuna competenza per potersi muovere nella società che li aspetta.
In Italia l’abbandono scolastico implicito è molto alto. Che tradotto significa che ci sono molti diplomati che però sono praticamente analfabeti, come dimostrano i dati resi noti dall’Invalsi. Numeri che informano che ci sono ragazzi diplomati alla scuola secondaria di secondo grado che non sono in possesso delle competenze minime previste per il percorso di studio prescelto.

Hanno il pezzo di carta in mano, hanno superato gli anni dell’obbligo scolastico e concluso la scuola, superando anche gli esami di Maturità. Ma le loro competenze di base non sono sufficienti per poter agire in modo autonomo nella società di adulti in cui si stanno per affacciare. Fanno difficoltà a elaborare le informazioni, a prendere decisioni, a creare progetti di vita che siano coerenti e fattibili.
Secondo i dati Invalsi del 2018 la dispersione scolastica esplicita è del 7,1%. Che si va a sommare all’abbandono scolastico implicito (14,5%), rendendo di fatto la situazione una vera e propria emergenza a livello nazionale. Con piccole discrepanze tra nord e sud.
Le regioni con la maglia nera sono Calabria, Sardegna, Basilicata e Sicilia. Seguono Campania, Molise Puglia, Abruzzo, Lazio.
I dati più bassi si riferiscono alle Province Autonome di Bolzano e Trento, al Veneto, al Friuli Venezia Giulia, alla Lombardia e alla Valle d’Aosta.

Secondo il Rapporto SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia dell’Istat, in Italia i ragazzi al terzo anno delle scuole superiori che non hanno la sufficienza per le competenze alfabetiche è del 34,4%, percentuale che sale al 40,1% quando si parla di matematica.

Unendo i dati della dispersione scolastica implicita ed esplicita l’Italia supera un preoccupante 20%. Che di fatto rende il nostro paese uno dei peggiori in Europa. E anche nel mondo.

Libri scolastici

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Perché i ragazzi lasciano la scuola.

Svogliati, con poca voglia di studiare, attaccati alle gonne di mamma e ai pantaloni di papà. Spesso sono stati dipinti così, dei bamboccioni senza volontà di fare e di diventare grandi. Ma sarebbe un approccio troppo semplicistico. E i recenti movimenti giovanili in lotta per il clima hanno dimostrato che è un quadro che non si addice proprio alla nuova generazione.

Openpolis in un suo recente approfondimento ha cercato di approfondire le cause. Perché di fronte a dati come quelli presentati finora, bisognerebbe sedersi a un tavolo e chiedersi cosa sta succedendo. Non puntare il dito contro i giovani che lasciano la scuola.
In particolare è stato sottolineato come le difficoltà economiche delle famiglie possano influire sulle decisioni dei ragazzi di abbandonare l’istruzione. La povertà, l’incapacità e le difficoltà di inclusione soprattutto di minori di origine straniera, le condizioni del nucleo famigliare e del tessuto sociale in cui si cresce: tutti fattori che possono essere profondamente connessi alla scelta di abbandonare la scuola.
Senza dimenticare che anche le carenze della scuola italiana, che non dà sostegno e non aiuta i ragazzi a orientarsi nel mondo scolastico e nel progettarsi un futuro, hanno un ruolo pesante nella formazione degli studenti.

Non bisogna ridurre tutto a un semplicistico “i giovani non hanno voglia di studiare e di lavorare“. Quello di cui ha bisogno l’Italia è analizzare i problemi alla radice. Non trovando le soluzioni più facili e scontate. Ma sradicando abitudini, comportamenti e strategie che non portano da nessuna parte.

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Redazione i404

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