Chi deve decidere alla fine la tua fine?

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Diritto di morire o dovere di vivere?
Uno dei quesiti etici e sanitari dei nostri tempi.
L’ultimo caso è quello di Vincent Lambert, paziente tetraplegico simbolo del fine vita in Francia. Rimasto in stato vegetativo dopo un incidente stradale avvenuto nel 2008, la moglie e alcuni fratelli hanno sempre ripetuto a gran voce che lui non avrebbe voluto vivere così, mentre i genitori anziani si sono opposti a questa idea fino all’ultimo istante. Dopo una lunga battaglia legale, iniziata nel 2013, è morto l’11 luglio 2019.
Finalmente un po’ di pace per lui, avrà di certo pensato la moglie.
Una sconfitta per la nostra umanità“, il tweet della Pontificia Accademia per la Vita, PAV.

Foto di Sharon McCutcheon su Unsplash

Quello di Vincent Lambert non è di certo un caso isolato.
Tanti i volti e le storie che sono diventati il simbolo della battaglia sull’eutanasia.
Da Piergiorgio Welby a dj Fabo. Ma anche Eluana Englaro, Mario Fanelli e Walter Piludu. E Patrizia Cocco, la prima ad utilizzare la legge sul biotestamento (approvata a dicembre 2017 ed entrata in vigore il 31 gennaio 2018). 

Storie di malati che spesso non potevano dire la loro o la cui voce era debole e non ascoltata. E di padri, madri, mogli che, loro malgrado, sono saliti alla ribalta delle cronache e delle aule dei tribunali per lottare per loro. Fino alla fine.
E i medici? A volte contrari, spesso concordi in queste sentenze che non sono di morte, ma di pace, sono imbrigliati tra coscienza personale, etica professionale e leggi.

Il dibattito è sulla dignità.
E non pensare che per i familiari vedere morire qualcuno che si ama sia una scelta facile. Talvolta, quando il dolore pervade una persona che non si riconosce più, di cui è rimasto solo il corpo morente, un involucro di quello che era, decidere di staccare la spina è solo un gesto di pietà e giustizia.

Con l’ingresso delle Dat, le disposizioni anticipate di trattamento, si possono indicare le proprio volontà in materia di assistenza sanitaria in previsione di una futura incapacità a decidere o comunicare. Si è liberi di scegliere o rifiutare cure e accertamenti, idratazione e nutrizione. Si può cambiare idea. Ma suicidio assistito e eutanasia in Italia sono vietati, quindi non si possono chiedere.
I malati in fase terminale possono chiedere la sedazione profonda.
I minorenni, come le persone considerate incapaci non possono fare il biotestamento.

La discussione sull’eutanasia è aperta.
All’interno anche la difficoltà di lasciare andare una persona che si è amata e la volontà ed i diritti del malato stesso.
Chi deve decidere alla fine la tua fine?

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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