Vaccini anti Covid per i paesi poveri: da Greta Thunberg ad Anthony Fauci, passando per il piano CoVax

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiVaccini anti Covid per i paesi poveri: la corsa alla campagna vaccinale nel resto del mondo ha dimenticato i paesi in via di sviluppo, stati che in molti casi non possono permettersi di pagare i medicinali.

C’è chi pensa a chi potrebbe rimanere indietro nella battaglia contro il coronavirus che potrà essere vinta anche grazie alle vaccinazioni di massa e all’immunità di gregge.
Greta Thunberg è stata fortemente criticata per aver donato soldi all’Organizzazione mondiale della sanità, da destinare proprio ai paesi poveri. Mentre Anthony Fauci spiega perché ogni nazione dovrebbe fare la sua parte per dare una mano. Senza dimenticare il piano CoVax, che in pochi conoscono, ma che senza l’appoggio di tutti rischia di fallire.

Piano Covax: vaccini anti Covid per i paesi poveri

Il piano CoVax è un progetto importantissimo per garantire a tutti l’equo accesso ai vaccini disponibili per contrastare la pandemia da coronavirus. Secondo gli ultimi dati di marzo 2021, le nazioni più ricche nel mese precedente hanno vaccinato in media una persona al secondo. Nella maggioranza dei Paesi in via di sviluppo nemmeno una dose.
Oxfam ed Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, insieme ad altre associazioni, lanciano l’appello per rendere il sistema CoVax più efficiente (si ipotizza che entro la metà dell’anno si andrà a coprire solo il 3% della popolazione degli stati a basso reddito, il 20% entro la fine del 2021). Bisogna agire in fretta.

CoVax significa COVID-19 Vaccine Global Access. È un sistema di acquisti a livello globale ideato nel giugno del 2020 per fare in modo che anche i Paesi in via di sviluppo e più poveri possano avere la loro fornitura di vaccini.
Il sistema è guidato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme a Cepi (The Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), Coalizione internazionale per le innovazioni per quello che riguarda la preparazione alla lotta contro le epidemie, e Gavi Alliance, cooperazione di soggetti pubblici e privati che ha come obiettivo quello di migliorare l’accesso all’immunizzazione per la popolazione umana in paesi poveri.

vaccini anti-covid per i paesi poveri
Photo by Ivan Diaz on Unsplash

L’obiettivo è ambizioso: donare due miliardi di dosi ai paesi più poveri entro la fine del 2021. Al 25 marzo 2021 eravamo fermi a 32 milioni in 60 Paesi. Il finanziamento al Covax è collettivo e possono donare fondi tutte le Fondazioni, le organizzazioni filantropiche, ma anche i governi e il settore privato. Fondazioni come quella di Greta Thunberg, che lo ha annunciato sui suoi social. Anche per spingere altri a fare lo stesso.

 

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La donazione di Greta Thunberg per garantire vaccini ai paesi poveri

L’attivista svedese per il clima, che ha dato il via al movimento di Fridays for future in tutto il mondo, ha donato, tramite la sua Fondazione, 100mila euro a CoVax, che permette di acquistare vaccini da portare negli Stati che versano in difficoltà.
«Quasi una persona su quattro nei Paesi ad alto reddito ha ricevuto il vaccino anti Covid. Solo una su 500 nei Paesi poveri. La mia fondazione donerà 100mila euro al programma Covax per assicurare un più equo accesso globale al vaccino per il Covid», queste le parole di Greta Thunberg sui suoi canali social.

Il problema, infatti, è il libero accesso ai vaccini a livello internazionale. Perché il rischio è che le nazioni ricche si dimentichino di quelle povere. «La comunità internazionale, i governi e gli sviluppatori di vaccini devono fare di più per fronteggiare la tragedia che è l’ineguaglianza dei vaccini, abbiamo i mezzi a nostra disposizione per rimediare a questo grande squilibrio che esiste oggi nel mondo nella lotta contro il Covid-19».

vaccini anti-covid
Photo by Ivan Diaz on Unsplash

Anthony Fauci: l’impegno degli USA

Dagli Stati Uniti d’America arriva in tal senso un’apertura inaspettata. Il virologo americano Anthony Fauci, intervistato da Lucia Annunziata per Mezz’Ora in Più su Rai tre, ha promesso che i vaccini USA in eccedenza saranno destinati proprio ai Paesi poveri che non possono permettersi questa spesa. Ma solo quando tutta la popolazione statunitense sarà vaccinata. «Al momento noi non disponiamo di vaccini in eccedenza, perché dobbiamo completare la vaccinazione della nostra popolazione. Ma quando ne avremo penseremo ai Paesi a basso e medio reddito. Non appena avremo vaccinato la nostra popolazione, prenderemo in seria considerazione i Paesi che ne hanno bisogno. Ma molti dei Paesi europei hanno risorse sufficienti. E per queste donazioni, faremo riferimento ai Paesi a basso e medio reddito».

L’appello per liberalizzare i vaccini

People’s Vaccine Alliance ha lanciato un appello, firmato da un milione di persone in tutto il mondo, per chiedere alle nazioni ricche di sbloccare il monopolio dei colossi farmaceutici, liberalizzando i brevetti dei vaccini anti Covid. E più di 100 Paesi in via di sviluppo, guidati da Sud Africa e India (dove in questo momento i dati sono terribili, sia per i nuovi contagi sia per i morti) chiedono all’Organizzazione mondiale del commercio Wto la sospensione della proprietà intellettuale dei vaccini regolata dall’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs).

Non dobbiamo lasciare nessuno indietro. La pandemia ci ha insegnato una cosa: da soli non si va da nessuna parte, bisogna cooperare, aiutare chi è in difficoltà, lavorare fianco a fianco.
Altrimenti non avremo imparato niente da un virus che dalla sua comparsa ci ha messo di fronte a più di una sfida. Non solo quella sanitaria, ma anche e soprattutto quella umanitaria.

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