Transizione di genere, terapia ormonale gratuita. L’Italia diventa un paese un po’ più civile

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Dopo decenni di lotte e di invisibilità, tutti coloro che hanno scelto di sottoporsi alla Terapia ormonale sostitutiva (TOS), dal 1° ottobre, possono accedere gratuitamente ai farmaci ormonali per la transizione. Si tratta di un grande traguardo in quanto sono farmaci considerati salvavita per le persone transgender. E la decisione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) di inserirli nella categoria di medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale segna sicuramente un momento importante.

Sarà però ancora necessaria una diagnosi di disforia di genere per ottenere la prescrizione necessaria a reperire i farmaci in questione.

Cosa dice la legge in Italia

In Italia da ormai trentotto anni la legge n° 164 disciplina la rettificazione dell’attribuzione di sesso e nome per le persone transgender. Eppure è sempre persistita una situazione a macchia di leopardo sul territorio nazionale per quanto riguarda l’accesso ai servizi e alle terapie per queste persone. Anche per quanto riguarda l’erogazione dei farmaci ormonali, infatti, in Toscana erano già gratuiti dal 2006, in Emilia-Romagna da qualche ora prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Inoltre, in tutto questo tempo, il duplice problema legato all’elevato costo e alla scarsità di questi farmaci in certi periodi non è mai stato risolto.

L’inserimento di questi farmaci nella classe H li rende erogabili gratuitamente solo nelle farmacie ospedaliere. Questo comporta una continua necessità di spostarsi, facendo anche centinaia di chilometri, da parte di tutti coloro che abitano nei contesti più remoti. In più, l’AIFA nella sua dichiarazione non ha ancora specificato quanti, quali e dove saranno i centri per la prescrizione e somministrazione di queste terapie. C’è quindi una consapevolezza di fondo del fatto che questo traguardo non sarà completamente risolutivo dal punto di vista pragmatico e vi sarà ancora da aggiustare il tiro.
Si può quindi parlare di un importante traguardo. Che però segna solo l’inizio di una lunga serie di vittorie per cui le associazioni italiane per i diritti delle persone trans combattono.
Il bicchiere, come si suole dire, è ancora pieno a metà, o forse vuoto a metà.

Da sciogliere ancora la questione umana ed esistenziale

C’è una questione non solo ideologica, ma umana ed esistenziale, di fondamentale importanza, che ancora viene bypassata, ignorando quelle che sono state le ultime direttive da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Il 25 maggio dello scorso anno, la World Health Assembly (organo direttivo dell’OMS) nella nuova revisione dell’International Classification of Diseases (ICD-11), ha rimosso la disforia di genere dall’elenco dei disordini mentali, spostandola all’interno di un capitolo riservato alla salute sessuale.
Si tratta di una decisione molto indicativa che ha l’intento di suggerire ai Governi di eliminare le varie misure discriminatorie che fino ad oggi hanno, per l’appunto, richiesto una diagnosi affinché le persone transgender potessero veder riconosciuti i loro diritti.

Sembrerebbe quindi una contraddizione in termini il fatto che lo Stato italiano riconosca che la terapia ormonale sia un diritto fondamentale, eppure continui a richiedere una documentazione diagnostica al fine di prescrivere dei farmaci che vengono ormai considerati salvavita per le persone transgender. Questa contraddizione sembrerebbe sorretta da un pregiudizio di fondo legato non solo al transessualismo, ma anche all’idea rispetto ai farmaci ormonali che persiste nel senso comune.

Le parole rilasciate in un’intervista a L’internazionale da Paul Beatriz Preciado, scrittore spagnolo che ha lottato per vedersi riconosciuto un nome eterogeneo, risuonano attuali in questa situazione.

Lo Stato mi dice: se vuoi un nome, dammi prima la tua ragione, la tua coscienza e la tua salute mentale. Lo stato si rivolge a me prima di tutto in quanto disforico. Non avrei mai pensato di accettare, ma l’ho fatto. Ho rinunciato a nozioni come la ragione, la coscienza, la salute mentale. Ormai mi costruisco attraverso altre tecnologie dello spirito.
(da Il diritto di chiamarsi Paul Beatriz, in L’Internazionale, 2016)

La vera vittoria di questo momento storico è legata alla visibilità

Negli ultimi anni le persone transgender e transessuali si sono guadagnate molto spazio in diversi contesti e sfere sociali, prendendoselo con le unghie e con i denti. E forse è proprio ora che non si deve lasciare neanche mezzo centimetro, al fine di portare avanti una rivoluzione nella percezione e nella concettualizzazione del genere, nella speranza che un giorno le politiche pubbliche volte alla difesa dei diritti delle persone transgender diventino realmente inclusive e non stigmatizzanti.

Altro dall’autore:

About Author

Beatrice Gagliardo

Appassionata di musica e culture del mondo, con l'inclinazione a scrivere di diritti umani e non solo. Autrice del blog DE-GENERE di Durango Edizioni.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Covid, in Francia e Germania torna il lockdown ma scuole aperte | Trump: "Loro chiudono, noi no" - TGCOM-L'Inter e Conte tremano: stop più lungo per Romelu Lukaku - Virgilio Sport-Milan-Sparta Praga, le pagelle: Bennacer 7, inviti per tutti. E un Kjaer da 7 fa pure il regista - La Gazzetta dello Sport-PAGELLE di Roma-Cska Sofia, Mayoral non è Real. Fonseca, stavolta il turnover non paga - RomaNews-Real Sociedad-Napoli 0-1: Politano rilancia Gattuso - Corriere dello Sport-Coronavirus: Toti blinda la Liguria. Scatta "coprifuoco" dalle 21 per il weekend di Halloween. "Per evitare assembramenti"/L'ordinanza - IMPERIAPOST-Contagi a scuola, il numero dei casi è in aumento (ma resta sotto l’1%) - Il Fatto Quotidiano-Attentato a Nizza, l'Europa non sa difendersi e perde se stessa - L'HuffPost-Migranti: Oim, naufragio in Senegal, almeno 140 morti - Ultima Ora - Agenzia ANSA-Paola Perego positiva al Coronavirus - DavideMaggio.it
Top