Difendere il suolo è una priorità. A rischio la salute umana e la vita sulla Terra

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Il suolo non è una risorsa rinnovabile.
L’inquinamento del suolo è una realtà che mette a rischio la salute umana.
E la vita stessa sulla Terra.
Difendere il suolo significa difendere noi stessi e il pianeta che ci ospita.
E non è più tempo di demandare interventi urgenti.

Giornata Mondiale del Suolo

Photo by Wolfgang Hasselmann on Unsplash

Giornata Mondiale del Suolo.

La Giornata mondiale del suolo è stata istituita il 5 dicembre 2013 per volontà dell’Onu e dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (FAO).
Dal 2014 il World Soil Day si celebra ogni anno in questo giorno di inizio dicembre, al fine di sensibilizzare sull’importanza di prendersi cura del suolo.
Il suolo, come ricordato dal Final Report dell’High Level Panel of the European Decarbonisation Pathways Initiative, pubblicato dalla Commissione Europea alla fine del 2018, non è una risorsa rinnovabile. E deve essere salvaguardata perché dalla sua salute dipende la salute dell’umanità e della terra.
Svolge funzioni importanti per garantire la vita sulla Terra. E contribuisce anche a eliminare CO2 dall’atmosfera.

Salvaguardare il suolo dagli agenti inquinanti, proteggerlo dall’erosione, dalla cementificazione, dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento delle attività umane, per salvare il nostro futuro. E il futuro della terra.
Questi gli obiettivi di una giornata che mira a ricordare che il suolo è una risorsa fragile, a rischio, minacciata non solo per i cambiamenti climatici in atto, ma anche per interessi economici senza scrupoli.

Inquinamento del suolo

Photo by Evie S. on Unsplash

Inquinamento del suolo.

L’inquinamento del suolo è una minaccia per tutti. Per l’agricoltura, per la sicurezza alimentare, per la salute degli esseri umani.
Sostanze chimiche, rifiuti di plastica, rifiuti elettronici, acque reflue: le cause dell’inquinamento del suolo sono tante, troppe e la maggior parte vengono ignorate, sottovalutate, credendo che anche questa risorsa ci sia dovuta e non abbia bisogno di accortezze per mantenerla in salute.

Intensificazione dell’agricoltura, estrazione mineraria, industrializzazione, guerre: le cicatrici lasciate sul suolo per quello che riguarda la sua contaminazione sono evidenti, come sottolineato dal rapporto Soil Pollution: A Hidden Reality.
Inquinamento del suolo che si riflette poi nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo, nel mondo in cui viviamo.

Nel mondo.

La FAO riporta che a livello mondiale non è mai stato eseguito uno studio per calcolare lo stato di inquinamento del suolo su scala globale.
Ci sono studi che si riferiscono in particolare alle economie più sviluppate. Con enormi vuoti da colmare.
Quello che già si sa, però, è allarmante.
In Australia sarebbero contaminate 80mila aree.
In Cina risulta inquinato il 16% di tutti i suoli (19% per i soli terreni agricoli).
Nell’Area economica europea e nei Balcani Occidentali sono 3 milioni le aree che potrebbero essere contaminate.
1300 aree degli Stati Uniti fanno parte dell’elenco delle zone più a rischio inquinamento.
Sti stima che negli anni Novanta l’inquinamento del suolo ha colpito 22 milioni di ettari. 31 milioni di campi da calcio.
In Europa sono 340mila i siti contaminati da risanare.

In Italia.

E in Italia?
I siti potenzialmente contaminati e in attesa di bonifica sono 12.482. 58 di questi sono gravemente inquinati e a elevato rischio sanitario (SIN).
Si parla di una superficie superiore ai 170mila ettari solo per quello che riguarda i 41 siti che sono di competenza del Ministero dell’Ambiente (lo 0.57% della superficie del territorio italiano).

Nel nostro paese, poi, manca ancora una legge per regolamentare un altro fattore fondamentale per la salute della terra che abitiamo. Il consumo di suolo non è ancora regolamentato.

Suolo

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Il suolo non è una fonte rinnovabile.

Il suolo non è una risorsa rinnovabile. Per riuscire a produrre un paio di centimetri di suolo sono necessari 1000 anni.
Secondo i dati resi noti dalla Fao a dicembre 2019, a causa dell’erosione del suolo si può assistere a una riduzione del 50% dei raccolti, con conseguenze disastrose per la sicurezza alimentare.
Ogni 5 secondi nel mondo viene eroso un quantitativo di suolo pari a un campo da calcio.
Il 33% del suolo mondiale è degradato. Entro il 2050, se non si fa niente, sarà più del 90%.
E questo fa capire quanto sia importante agire fin da subito per proteggere il suolo.

Non solo l’inquinamento è causa della sua fragilità, ma anche lo sfruttamento irresponsabile.
I dati Ispra 2019 danno un quadro desolante per quello che riguarda ad esempio la situazione italiana.
Torino è l’unica città con bilancio positivo per ettari di suolo recuperati (7 ettari). Nel resto del paese si sta assistendo a una cementificazione impressionante.
Nelle città con più alta densità di popolazione solo nel 2018 sono andati perduti 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde.
Quasi la metà della perdita di suolo nazionale nel 2018 è concentrato nele aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce meno dense.
A Roma ogni anno vengono cancellati 57 ettari di aree verdi della città su 75 ettari di consumo totale. A Milano 11 ettari su un totale di 11,5.

Lo spreco di suolo aumenta. E non solo in Italia.
Le conseguenze del consumo di suolo nelle città sono evidenti: meno verde urbano, temperature più alte con il fenomeno delle isole di calore, perdita di biodiversità.
Conseguenze che non possono più essere sottovalutate o nascoste sotto il tappeto.

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Redazione i404

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