Rimanere a casa dal lavoro e da scuola è un lusso che molti non possono permettersi

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiCi è stato chiesto di restare a casa. Per il nostro bene e per il bene delle altre persone.
Ma rimanere a casa è un lusso che molte persone non possono permettersi.
Non se lo possono permettere gli studenti che non hanno possibilità di studiare, perché non hanno computer e connessione.
E non se lo possono permettere i lavoratori che rimanendo a casa non hanno modo di guadagnare.
La situazione è delicata. Rimanere a casa e rischiare di non avere nulla da portare sulla tavola o andare al lavoro con il rischio di ammalarsi di Coronavirus?

Stare a casa
Photo by Breno Assis on Unsplash

Stare a casa è un lusso per molti lavoratori a basso reddito.

Il New York Times racconta la storia di una donna che ogni mattina prende un autobus per viaggiare per 20 miglia, tra andata e ritorno. E lo fa per lavorare. Va a cucinare e a pulire a casa di chi ha bisogno, persone anziane e con problemi di salute. E va anche a far la spesa.
Per lei è difficile andare a lavorare. Di fatto lei lo fa per permettere ad altre persone di continuare a vivere. Nel suo stato, l’Illinois, il governatore ha ordinato a tutti di stare a casa. Ma non a chi opera in settori fondamentali. Adarra Benjamin, questo il suo nome, è operatrice sanitaria. Un lavoro di cura che non si può fermare. Lei deve uscire di casa. Non può permettersi il lusso di stare a casa e proteggersi. Perché il suo lavoro è indispensabile per la sopravvivenza di altre persone che, invece, non devono e non possono uscire.

In un’America che ha ordinato il lockdown molto tardi e che ora è prima al mondo per casi di test positivi, sono numerosi i lavoratori a basso reddito che non possono rimanere a casa. C’è chi lo fa perché dalla propria professione dipendono le vite di altre persone. E c’è chi lo fa perché altrimenti non avrebbe i mezzi per poter mandare avanti la famiglia.
Negli USA sempre più famiglie si rivolgono al banco alimentare, alle mense e ad altre organizzazioni che aiutano le persone in difficoltà. Un aumento esponenziale man mano che l’epidemia di Covid-19 accelera.

Andare a lavorare
Photo by Simon Marsault 🇫🇷 on Unsplash

Le persone ricche rimangono a casa. I più poveri continuano a spostarsi.

Il gap è profondo. Da un lato le persone più ricche, che appartengono a classi sociali più agiate, che si possono permettere il lusso di stare a casa. Mentre numerosi lavoratori a basso reddito sono costretti a spostarsi.
I dati sono stati rilevati dalla posizione degli smartphone. Le persone si muovono molto di meno. Ma c’è un divario molto marcato tra persone ricche e persone meno ricche. Le prime hanno maggiori possibilità di restare a casa, iniziando in alcuni casi prima dei concittadini che appartengono a una fascia economicamente più debole.

Le motivazioni sono chiare. Le famiglie più abbienti hanno maggiori possibilità, più sicurezze, più garanzie. Mentre le famiglie meno abbienti hanno meno possibilità e quindi sono costrette a lavorare anche in condizioni che non sono consone, in un momento in cui il distanziamento sociale e l’isolamento domestico sono richiesti a gran voce dagli esperti per contrastare il virus.
Ci sono anche dati che dimostrano come il Covid-19 stia colpendo maggiormente i quartieri più a basso reddito rispetto a quelli più agiati.
I lavoratori a basso reddito chiedono a gran voce che anche loro siano tutelati. Chi lavora nei negozi di alimentari, nelle consegne a domicilio o in altri settori lamentano che i datori di lavoro non danno protezione o indennità. E a rischio c’è la loro salute e la salute delle loro famiglie che li aspettano a casa.
Economisti e ricercatori non trovano nelle azioni del governo risposte efficaci per tutti questi lavoratori a basso reddito che continuano a operare con paura. La paura di ammalarsi. E non potersi curare. Perché molti di loro non hanno nemmeno un’assicurazione sanitaria, anche se il presidente ha aperto alla possibilità di rimborsi per ricoveri e visite anche in assenza di questa garanzia.

Lavorare in fabbrica
Photo by Museums Victoria on Unsplash

E in Italia? Molte fabbriche lentamente riaprono.

Mentre il governo Conte ha stanziato nuovi incentivi per le piccole e medie imprese, per aiutare in questo momento di difficoltà e garantire una ripresa quando si passerà alla fase 2, una notizia scuote gli italiani. Alcune fabbriche sarebbero pronte a riaprire.
Le aziende italiane possono presentare alla Prefettura di competenza richieste di riapertura. Garantendo però la sicurezza dei lavoratori, che dovranno operare con tutte le garanzie del caso, per la loro salute e la salute delle persone con cui potrebbero venire a contatto a casa.
In tutta Italia a partire dai primi giorni di aprile diverse fabbriche hanno riaperto. Richiamando i dipendenti. Tra le perplessità dei sindacati che non capiscono in alcuni casi la necessità di richiedere deroghe in Prefettura per non rimanere chiusi.
Nel padovano si pensa a riaprire alcune fabbriche. 15mila persone ritornerebbero al lavoro. Uscendo di casa. Ma la Fiom sottolinea che queste decisioni potrebbero essere pericolose se non ponderate in modo adeguato.
La Cgil, sulla decisione di riaprire, sottolinea che non sono “per le chiusure ad oltranza, ma l’epidemia va contenuta“. Mentre la Cisl chiede che le persone tornino al lavoro in totale sicurezza.

Certo, le fabbriche non possono restare chiuse a lungo. Ma deve essere garantito il diritto alla salute di chi esce di casa per andare a lavorare. Per non dover uscire ogni giorno con la paura.

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