Pro Vita e la pubblicità contro l’aborto: uno schiaffo a tutte le donne vittime di violenza

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Pro Vita dà uno schiaffo a tutte le vittime di violenza. L’associazione da sempre contro l’aborto ha pubblicato una pubblicità che definire abominevole è dire poco. Anacronistica, offensiva, di cattivo gusto. E immorale. Un vero e proprio atto di violenza di genere nei confronti di tutte le donne vittime di stupro. L’ennesimo attacco alla Legge 194 del 22 maggio 1978 che sancisce il sacrosanto diritto di ogni donna a poter abortire.
Siamo nel 2020, ma il Medioevo è sempre più tra noi.

pro-vita aborto

Photo by Anthony Tran on Unsplash

Pro Vita, la pubblicità contro l’aborto.

Pro Vita & Famiglia Onlus ha pubblicato su Facebook che ha sollevato proteste e provocato rabbia, come si legge dai commenti pubblicati sotto il post.
Nel post si parla del cosiddetto “aborto da stupro“, la decisione di una donna che è stata violentata di abortire in caso di gravidanza.
Vengono postate due immagini ecografiche di un feto all’interno della pancia della mamma. E la Onlus si chiede qual è la differenza tra un figlio concepito in modo consenziente e uno concepito tramite violenza. Sì, davvero, il succo della questione è proprio questo.
La Onlus spinge le donne che hanno subito uno stupro a scegliere di tenere quel bambino. Come se non fosse accettabile concepire il fatto che una donna possa decidere di non crescere un figlio frutto di una violenza.

https://www.facebook.com/provitaonlus/photos/a.454494691256425/3105770002795534/?type=3&__xts__%5B0%5D=68.ARBF3BnBeFKqWGgF143dDyvComWIFRUuKbdAKLkRWUrVSeNuQFOJFRCzEBC7rnWCtteDuVJHprELhr2MtX8y6Sl53fQqmWQvRGIDvU9yC82QNOQNAf-9Gb3LIMa6MPW5P-Y9__2gPnmXOdRKYRYZqK5BaSjqdUIlEepPhCQOtF1kiVLj6mh4hUQqca3mSX-jRu3luhe4F0xtsveRVx1u0I5mIxoiU3hJ0dqov0xlfHBr02oZci2WLvokOQGVBhmsEOFDsVpa9tlwSofNuZ5uOUp6tuhcfGikn4mD_3m0vp8TUvzX_NMu2yuUsj2sKJy8CM8u5Aygx0lBB2a5rMlnWIKA-ASySvEbPfcUNn6cquaDDdKE2tGZa0uH44l4NmuZKtgfuT14KVXMNdvYXqvsR-uLKC6kJr2k40iIZnws4K5z2GfWSxxNf7YzJzsJ5_vfq_v-mHNNUPgs0AD3A7K5VEz-HrhjG3LrLzBPOP0i9szzLu4BZqOQ6jv6&__tn__=H-R

Il team social della Onlus, dopo le feroci critiche ricevute nei minuti successi alla pubblicazione, ha leggermente cambiato il suo post. Ma il concetto rimane lo stesso.

donne vittime di violenza

Photo by engin akyurt on Unsplashiolen

Uno schiaffo alle donne vittime di violenza.

Gentilissimi, buongiorno. Nessuno intende giudicare, nè colpevolizzare le donne, vittime di questo trauma. Il post vuole far riflettere la società che si dice favorevole all’aborto. Vi auguriamo una buona giornata“.
Queste le risposte alle critiche da parte della Onlus. E se possibile fa ancora più rabbia del post. Perché non si tiene conto di un diritto che le donne hanno conquistato a fatica. E che non si deve dare per scontato. Come abbiamo capito in questa emergenza Coronavirus, in cui l’aborto non era considerato in più parti del mondo un  servizio sanitario fondamentale.
Uno schiaffo in pieno volto a tutte le donne vittime di violenza che si sono appellate a un diritto sancito per legge. Ma che oggi più che mai è a rischio. Un tema delicato, che non si può ridurre a post su Facebook di questa natura. Post che riaprono ferite che non potranno mai rimarginarsi. Perché il trauma di uno stupro la donna lo porta dietro per tutta la vita. E anche quando sceglie di abortire, non lo fa certo a cuor leggero. E leggere cose di questo tipo non fa altro che far riemergere ricordi, paure, sofferenze che si vorrebbero solo dimenticare.

La violenza di genere sbarcata anche a Sanremo 2020, tra le polemiche, torna a essere oggetto di discussioni spesso sterili, che non tengono in considerazione i diritti delle donne. Diritti sempre più calpestati, dimenticati, messi in discussione. Come se le lotte del passato fossero un

diritti delle donne

Photo by Rochelle Brown on Unsplash

La legge sull’aborto in Italia.

Se nel mondo e anche in Europa esistono paesi contrari all’aborto, in Italia questo diritto, perché di questo si tratta, è sancito dalla legge 194 del 22 maggio 1978, confermata dai referendum del 1981.

Dopo più di 40 anni siamo ancora qui a discutere su un diritto che ogni donna in ogni angolo del mondo deve avere. Su una decisione personale e privata che non deve essere data in pasto ai social. E che deve essere sempre rispettata. Perché riguarda il proprio corpo e la propria vita.
Il diritto all’interruzione di gravidanza è un diritto personale. Che non può e non deve mai essere messo in discussione, secondo i limiti previsti dalla legge. E che, a maggior ragione, non deve essere ridotto a mero sensazionalismo, soprattutto in casi delicati come quelli legati alla violenza di genere.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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