La marcia delle donne in Polonia per il diritto all’aborto. In Italia il silenzio sulla pillola Ru486

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Manifestazioni di piazza in Polonia. No, non contro le restrizioni decise dal governo per arginare l’epidemia da Coronavirus. Ma per le dure restrizioni al diritto di aborto nel paese europeo.
Le grida delle manifestanti riecheggiano in tutto il vecchio continente, cieco di fronte a una decisione che penalizza le donne.
Mentre in Italia è imbarazzante il silenzio su quello che qualche Regione sta cambiando in merito al ricorso alla pillola Ru486.

diritti delle donne

Photo by lucia on Unsplash

Polonia, la manifestazione delle donne per difendere il diritto di aborto

Venerdì 30 ottobre una marea di donne (e non solo) hanno invaso Varsavia, capitale della Polonia per protestare contro una sentenza che di fatto ha reso più difficile il ricorso all’aborto nel paese. Non solo a Varsavia: si sono tenute anche in altre città della Polonia.
I giudici del Tribunale costituzionale polacco, interpellati da un centinaio di parlamentari, sono intervenuti in merito alla possibilità di abortire in caso di malformazione al feto. Di fatto impedendo l’interruzione di gravidanza per questa motivazione: secondo chi appoggia questa scelta, ricorrere all’aborto in caso di malformazioni del feto violerebbe i principi della Costituzione che difende la vita di ogni individuo. I giudici sono appoggiati dal governo e dalla Chiesa cattolica. Le donne polacche non ci stanno. E per questo sono scese in piazza per il loro sacrosanto diritto di poter scegliere. Perché di fatto da oggi a loro viene negato un diritto fondamentale.

Le proteste vanno avanti da giorni, nonostante il divieto del governo polacco di creare assembramenti con più di 5 persone per arginare l’epidemia di Coronavirus. Di fatto la sentenza va contro la legge sull’aborto del 1993, appoggiando il governo che già più volte aveva tentato di rendere ancora più restrittivo un testo che già lo è abbastanza (in Europa è una delle leggi sull’aborto con meno garanzie per la donna).
Ancora la sentenza non è entrata in vigore, ma quando lo diventerà le donne polacche potranno ricorrere all’aborto solo in caso di incesto, di stupro o di grave minaccia alla salute e alla vita della donna. Molti ospedali hanno già cancellato alcune procedure programmate.
Si teme ora che molte donne siano costrette a ricorrere alla clandestinità. O espatriare all’estero per esercitare il proprio diritto.

In Italia, invece, il silenzio assordante sulla pillola RU486

In Italia, invece, sta passando sotto silenzio la decisione di alcune Regioni di rendere più complicato l’accesso alla pillola RU486. Nonostante le nuove linee guida del ministero della Salute.
Ad agosto, infatti, è stato previsto un aggiornamento sulle modalità con cui una donna può scegliere di interrompere la gravidanza, ricorrendo all’uso della pillola abortiva. Le linee guida non erano più state aggiornate dal 2010, quando si prevedeva solo l’aborto in regime di ricovero ospedaliero.

Il testo, aggiornato seguendo anche il parere del Consiglio superiore di sanità, prevede di poter ricorrere alla pillola in regime ambulatoriale e senza obbligo di ricovero. Il periodo di somministrazione sarà più lungo, passando da 7 a 9 settimane.

Alcune Regioni italiane contro le linee guida sull’aborto del Ministero

Eppure ci sono Regioni in Italia che sono contrarie al day hospital e alla possibilità di ricorrere alla Ru486 nei consultori pubblici.
La prima governatrice a seguire questa strada è stata Donatella Tesei, Presidente leghista dell’Umbria. Da giugno, prima dell’aggiornamento delle linee guida da parte del ministero, le donne possono chiedere l’accesso alla pillola abortiva solo in ospedale in regime di ricovero ordinario, con tre giorni di permanenza in ospedale. Proprio in seguito a questa decisione, il Ministro Speranza è intervenuto per modificare le linee guida sull’aborto farmacologico. E a quanto pare la governatrice avrebbe deciso di fare marcia indietro per adeguarsi.
Ma nel frattempo il collega Alberto Cirio, di Forza Italia, in Piemonte ha deciso di andare contro le scelte del ministero della Salute, sottolineando che nella sua regione l’aborto farmacologico non sarà materia di ambulatorio e consultori. Ma sarà garantito solo in ospedale, dove si valuterà se effettuarlo in regime di day hospital o con ricovero di tre giorni. C’è chi invita a seguire questo esempio anche in altre Regioni italiane.

Ma in Italia il problema è anche un altro. Troppi i ginecologi obiettori di coscienza. Che di fatto rendono impossibile l’aborto ovunque. Nonostante sia un diritto conquistato a fatica dalle donne italiane.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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