Matera capitale europea della cultura: meritata o fumo negli occhi per il primato di tumori?

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Matera suggestiva e unica città presepe.
Matera esempio di città resiliente.
Matera capitale europea della cultura 2019. Solo un modo per gettare fumo negli occhi e coprire il volto di Matera, territorio tra i primi italiani per malattie tumorali?
Perché la regione tra le più povere e tra le meno industrializzate d’Italia è però ai primi posti per morte causata da tumore.

Foto di Tomas Turek da Pixabay

Matera: da vergogna d’Italia a capitale europea della cultura 2019.

La normativa per aggiudicarsi il riconoscimento di capitale europea della cultura punta a sostenere città socialmente, economicamente e politicamente svantaggiate, in modo che il programma possa fungere da volano per il territorio. Caratteristiche in cui Matera non può non riconoscersi.
Definita “vergogna d’Italia” nel 1948 da Palmiro Togliatti, allora ministro di Grazia e Giustizia, per le pessime condizioni igieniche in cui si viveva nelle grotte, con successivo obbligo di sgombero (1952), la città ebbe una rinascita grazie al recupero e risanamento (1950-1986) e all’arrivo di artisti e designer con la Legge del riscatto (1986). Matera diventa poi sito Unesco (1993),  uno degli esempi di alberghi diffusi ecosostenibili di successo e capitale della cultura (proclamata nel 2014).
Riscatto e bellezza sono tra i fondamenti di una città che vanta un paesaggio unico, fatto di spazi rubati e conquistati e di labirinti urbanistici.
Pellicole cinematografiche come La passione di Cristo di Mel Gibson e Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo contribuiscono alla popolarità della splendida cittadina.
Questo, un volto di Matera.

Matera: ai primi posti per morte per tumore.

Ma la provincia di Matera si colloca anche tra le province con più alta incidenza di patologie tumorali sul totale delle malattie professionali denunciate ( i tumori rappresentano il 16% sul totale delle malattie professionali).
E in Italia la provincia occupa il 6° posto della classifica (su 107 province) per il tasso di malattie professionali tumorali.

A questo si aggiunge il fatto che in Basilicata la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore è lievemente inferiore a quella che si registra in alcune regioni del Nord, come Emilia Romagna e Veneto.
La causa? Un deficit nelle apparecchiature disponibili e negli standard tecnologici delle stesse.
E poi, da un lato si avviano lavori di potenziamento e miglioramento qualitativo del servizio in avvio per l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera e c’è la scoperta di nuove molecole contro i tumori al seno da parte dell’Università della Basilicata per evitare le mastectomie, dall’altro, l’ennesimo rinvio per il Registro tumori Basilicata, che sarebbe di fondamentale importanza per le indagini epidemiologiche.

Il Gruppo di Attenzione del Vulture Melfese Alto Bradano pone l’accento sul fatto che l’Irccs Crob, azienda ospedaliera di Rionero in Vulture,  partner con l’Istituto tumori di Napoli, nel progetto Amore, che sta realizzando una rete oncologica meridionale di eccellenza, assuma di fatto un ruolo di coordinamento regionale diventando un Hub della medicina oncologica. E sull’urgenza di realizzare un Piano di Rete Oncologica Regionale che preveda un coordinamento unitario senza dispersioni e concorrenze locali ed anche quelle prestazioni che ad oggi non sono fornite nel territorio e procurano migrazione sanitaria: un danno economico per la Regione e un disagio per i malati.

Malati di tumore e costi.

Ogni anno, tra visite, farmaci, trasporti e trasferte, i malati di tumore spendono 5 miliardi di euro, di tasca propria.
L’assistenza pubblica e la Sanità non sono in grado di soddisfare tutte le esigenze o lo fanno in tempi lunghissimi e così si è costretti a metter mano al portafogli.

Foto di Daniele Levis Pelusi su Unsplash

Basilicata: i siti inquinanti.

I locali mettono sotto accusa due siti: l’inceneritore Fenice nel Vulture Melfese e le estrazioni petrolifere targate Eni in Val d’Agri.
Il primo preoccupa per l’incidenza di tumori proprio nell’area del Vulture, dal cui territorio viene anche l’associazione indicata poco prima che sta chiedendo un incontro con i vertici per poter presentare le proprie istanze su una situazione che considerano di allerta oncologica.
Nel comune di Atella ci sono anche siti con amianto che, a causa dell’aerodispersione delle fibre di amianto, possono impattare sulla salute con un periodo di latenza che può durare 20 anni o più. Tra le patologie, tumori della pleura (ovvero il mesotelioma pleurico), tumori del tratto gastro-intestinale, della laringe e il carcinoma polmonare.

Il secondo, in Val d’Agri, è il più grande giacimento di idrocarburi dell’Europa continentale.
Nel 2017 sono stati presentati i dati VIS, valutazione di impatto sanitario: “a causa dell’attività petrolifera, a Grumento e ancor più a Viggiano ci si ammala e si muore maggiormente che nel resto della valle e della regione. Nello specifico, a Viggiano si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause e per malattie cardiocircolatorie per uomini e donne, come anche per tumore al polmone delle donne. Eccesso di mortalità per tutte le cause, pur non significativo statisticamente, si registra anche a Grumento, dove è invece in eccesso la mortalità per tumore allo stomaco in entrambi i sessi” (da Atlante italiano dei conflitti ambientali).

Preoccupazioni anche per il cementificio di Matera, attivo dal 2013, che ha possibili effetti sulla salute legati alla contaminazione ambientale. Nonostante la mobilitazione delle associazioni al momento non sono state fatte grosse attività: si è parlato di una proposta per fare un’analisi epidemiologica per la valutazione di possibili effetti sanitari.

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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