Giorni tutti uguali, mancanza di obiettivi, assenza di progettualità: stiamo spegnendo il futuro dei ragazzi?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiL’allarme è uno di quelli seri e non deve essere sottovalutato. I nostri ragazzi si stanno spegnendo, i bambini perdono l’entusiasmo, gli adolescenti non sono più invogliati a pensare al loro futuro.

Le restrizioni necessarie per fermare la pandemia da Covid-19 non tengono in considerazione un risvolto così preoccupante. I giorni si susseguono tutti uguali, cadenzati dallo stesso ritmo che si ripete in un loop per molti infinito. Non si hanno più obiettivi, non c’è una progettualità, perché l’emergenza sanitaria ha messo in luce un domani incerto, nel breve e nel lungo termine.

Stiamo spegnendo i sogni e il futuro dei ragazzi?

Gli esperti parlano di effetto limbo

La routine giornaliera è uguale, giorno dopo giorno, senza possibilità di cambiarla.
Sveglia al mattino, lavoro o studio, pranzo, lavoro o studio, cena e poi di nuovo a letto. Non si può uscire, non si possono incontrare amici o parenti, non si possono organizzare gite, visite ai musei. Abbiamo poche certezze. E la situazione è la stessa da un anno a questa parte, da quel 9 marzo 2020 in cui l’Italia è andata in lockdown. 365 giorni di apri e chiudi, senza alcuna garanzia per il domani.

futuro dei ragazzi
Photo by Maria Teneva on Unsplash

La dottoressa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, ad HuffPost spiega: «Non avere più niente da attendere significa anche non sperare. La speranza ci porta ad agire, è quel movimento interiore che spinge ad andare avanti, per andare incontro a situazioni che speriamo possano verificarsi: io spero che l’esame vada bene, di trovare un lavoro, di trovare un fidanzato. Faccio allora qualcosa per ottenerlo. I giovani vivono adesso un ‘effetto limbo’. L’incertezza blocca la progettazione. Noi cerchiamo la sicurezza nel controllo, nel momento in cui dobbiamo camminare in un terreno più instabile, iniziamo ad avere problemi».

Senza socialità, senza scuola, senza sport, il rischio è di perdersi

Di colpo bambini, adolescenti e ragazzi hanno perso tutti i loro punti di riferimento. La scuola, intesa non solo come luogo di istruzione, ma anche di crescita e di socializzazione. Caratteristiche completamente azzerate nella didattica a distanza, che ha lasciato indietro molti studenti, persi dietro uno schermo che non permette loro di riscattarsi attraverso l’unico strumento che avevano a disposizione.
Hanno perso i rapporti vis à vis con i loro compagni e amici, fondamentali per confrontarsi e per apprendere comportamenti utili a vivere in una società. Si è distanti, non ci si vede più e anche se la tecnologia aiuta a mantenere i contatti, questi sono freddi e lontani, non hanno niente a che vedere con quelli in presenza. C’è chi sostiene che questi anni non verranno più recuperati. Ed è vero, i ragazzi si stanno perdendo molto.

Da non dimenticare, poi, le carenze dal punto di vista sportivo

Un’attività fisica nell’infanzia e nell’adolescenza aiuta non solo a sviluppare in modo corretto il fisico, evitando la sedentarietà e la pigrizia, nostre compagne di vita ormai da un anno. Lo sport permette ai giovani di formarsi anche nel carattere, di crescere nel gruppo, di fare esperienze utili per la vita.

futuro degli adolescenti
Photo by Joshua Rawson-Harris on Unsplash

A Fanpage, un allenatore racconta cosa stiamo togliendo ai giovani. «Ho visto i ragazzi che alleno spegnersi dentro e perdere la motivazione, abbandonarsi alla pigrizia senza desiderare altro che passare il tempo a dormire o davanti a un videogame. Ragazzi di 15 anni che prima della pandemia erano sempre presenti ad allenamento, ora rinunciano allo sport perché non hanno più obiettivi», spiega il coach. «Sapete quanto è difficile ora vedere i propri ragazzi arrendersi senza poter fare nulla perché le restrizioni ti vietano qualsiasi cosa? Anni e anni di duro lavoro per far comprendere l’importanza dello sport e delle relazioni in una squadra, sfumano in un secondo. Come faccio a convincere a non arrenderti se non ha più voglia di fare sport, senza poterti offrire in cambio speranze, obiettivi futuri come partite o tornei, senza allenamenti in presenza e senza i compagni ad aspettarti al campo?».

La mancanza di progettualità crea apatia

Non possiamo programmare le vacanze, perché potrebbero svanire in una bolla di sapone. E non possiamo nemmeno progettare di andare a vedere un concerto o una mostra. Così come non possiamo improvvisare una visita a parenti e amici che ci mancano. Siamo ancora in un lockdown colorato oggi di arancione e rosso, che ci impedisce di tornare a pensare un calendario che vada oltre la giornata. Anche se inutile farlo oggi, perché i giorni si assomigliano tutti.

Tutto questo comporta rischi gravi per la salute fisica e mentale. E oggi tanti esperti chiedono a chi è in cabina di regia di non sottovalutare questi aspetti. Ci si adatta a tutto, si sopravvive, si cerca di andare comunque avanti limitando i danni. Ma assecondare tutto questo non vuol dire accettarlo e trovarlo giusto. Quando la pandemia finirà, potremmo trovarci di fronte a una nuova emergenza, che riguarderà la disillusione di un’intera generazione che ha smarrito la sua identità. Una generazione che forse stiamo perdendo e che si sta perdendo, non per sua volontà.

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