La Legge Sirchia ha fatto diminuire il numero di fumatori? Sì e no. In aumento i giovanissimi

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Ti ricordi quando mangiavi al ristorante tra una spessa coltre di fumo che aleggiava sopra la tua testa? I giovanissimi forse non sanno di cosa stiamo parlando. E ci devono ringraziare. Devono ringraziare la legge Sirchia che ha vietato per sempre le sigarette nei ristoranti. Così come nei bar. E in altri luoghi di aggregamento. Anche se all’aria aperta.

Perché se tu fumatore hai tutto il diritto di non pensare alla tua salute, hai anche il dovere di pensare alla mia di salute. Io non ho deciso di inquinare il mio corpo con il fumo di una bionda. Perché tu devi impormelo?

ristorante

Photo by Clem Onojeghuo on Unsplash

La salute ringrazia. E anche il palato.

Andare al ristorante prima era un incubo. Soprattutto se eri un non fumatore. Ti dovevi sorbire tutto il fumo passivo. Non sentivi il sapore di quello che mangiavi. La puzza di sigaretta copriva ogni cosa. A lungo andare nemmeno te ne accorgevi, tanto era normale sentire quell’odore di bruciato e di nicotina aleggiare nell’aria.
Già. Era normale farlo. Nessuno, o quasi, protestava. Fino a quando qualcuno non ha pensato di farci ragionare. Dicendoci che era sbagliato. Che non si poteva fumare nei ristoranti. Perché faceva male alla salute di tutti. Anche dei bambini. Un tuo diritto che diventava una mia condanna.

E allora ci siamo svegliati: come abbiamo fatto a non pensarci prima? La Legge Antifumo o Legge Sirchia, dal nome del suo promotore, Girolamo Sirchia, ha iniziato a dettare legge sui luoghi dove si poteva fumare e su quelli dove vigeva il più stretto divieto. Certo, ha limitato la libertà dei fumatori. Ma non dimentichiamo le parole di Martin Luther King:

La mia libertà finisce dove comincia la vostra.

La tua libertà di scegliere di fumare non può far ammalare anche me. La legge 16 gennaio 2003 n. 3 (entrata in vigore nel 2005) è stata di fatto la prima a stabilire dove si poteva e dove non si poteva accendere una bionda. Con una frase chiave:

È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico.

Non nascondiamo il fatto che all’inizio fumatori e gestori di locali sono andati in panico. Debellare una abitudine così insita nell’animo umano, anche se sbagliata, non è facile dall’oggi al domani. Ma siamo esseri umani, siamo abituati ad adattarci ai cambiamenti. Anche con una certa rapidità.
E così i locali hanno cominciato a cambiare volto. Sono nate le salette per fumatori quando era possibile, visto che non era assolutamente facile rivoluzionare il design dei ristoranti. Fuori dai locali, per non far congelare chi non resiste al richiamo della nicotina, sono stati messi dei funghi per riscaldarli. Piano piano ci siamo tutti adeguati. Capendo che una legge tanto odiata all’inizio, poteva fare del bene.

polmoni

Photo by gdj on Pixabay

La legge antifumo non fa bene solo alla salute dei polmoni.

Ma anche al nostro modo di relazionarci con chi ci sta intorno quando siamo in un locale pubblico. Prima era quasi impossibile vedere chi avevamo di fronte. Se in un tavolo di amici la maggior parte fumava, toccava farsi strada tra nuvole di fumo. Non vedendo spesso il volto di chi si sedeva accanto a noi. Una nebbia costante che aleggiava e impregnava tutto quello che incontrava sul suo cammino. I nostri polmoni in primis.

Oggi non fumare nei luoghi pubblici è la normalità. A quei divieti ne sono poi stati aggiunti altri a protezione delle fasce più deboli e sensibili. Vietato fumare ad esempio in presenza di bambini o di donne in dolce attesa. Ci sono spiagge italiane che hanno inserito il divieto di fumo. Sono nate aree nei parchi pubblici che, seppure all’aperto, non consentono di fumare.

L’Italia in questo è stata un paese dall’avanguardia. Ma non siamo stato l’unico paese.

Anche nel resto d’Europa e del mondo sono state prese delle decisioni in questo senso. Non si può fumare in luoghi chiusi in Danimarca, Francia, Irlanda (prima nazione ad aver preso questa storica decisione), Paesi Bassi, Romania, Inghilterra, Spagna, California. Mentre paesi come la Germania lasciano decidere a ogni amministrazione locale.
In Giappone per i fumatori la vita è ancora più dura e difficile. Praticamente non si può fumare da nessuna parte. Se non in piccole “gabbie” dove chi ha il vizio si rinchiude per il tempo fugace di una sigaretta. Senza perdere tempo a chiacchierare con il compagno di bionda. Sono giapponesi, sono sempre di fretta. Però sempre il paese del Sol Levante premia chi non fuma. Dando ai dipendenti non fumatori giorni di ferie in più. Per compensare le pause che i colleghi con il vizio si prendono durante il giorno. Premiare e non punire per incentivare a smettere? Potrebbe essere una nuova interessante strada da intraprendere per aiutare chi fuma a smettere. Per il suo bene e per il nostro! Oltre che per quello del pianeta. I mozziconi di sigaretta inquinano i mari più della plastica. Ma non si fa niente di serio per limitarli. Sono un monopolio nazionale, non dimentichiamolo.
La Svezia, poi, va verso il divieto totale. Entro il 2019. Qui non si scherza. La salute prima di tutto.

Paese che vai, legge antifumo che trovi.

E tutti i fumatori sono ancora vivi e vegeti. Non l’avremmo mai detto 16 anni fa in Italia, non è vero? Anche l’avvento delle sigarette elettroniche ha di nuovo stravolto le abitudini dei fumatori. E di riflesso quelle dei non fumatori. Ma questo è un altro discorso.
Tra l’altro il dibattito tra sigaretta classica e e-cig è ancora acceso: cosa sarà meno nociva delle due? Ai posteri e alle future ricerche scientifiche l’ardua sentenza.

sigarette

Photo by szelei on Pixabay

16 anni di Legge Sirchia, come siamo cambiati?

Abbiamo capito che il fumo passivo fa male. E anche i fumatori si sono resi conto che non potevano imporre una scelta così poco salutare anche a chi stava loro vicino. Forse non è stato raggiunto l’intento di far smettere di fumare alla maggior parte delle persone. Ma in questo senso non sono serviti nemmeno il rincaro dei prezzi di vendita o le minacce con foto choc sui pacchetti di sigarette, che non sono efficaci, soprattutto tra gli adolescenti.

A dire il vero i fumatori in Italia sono in calo, ma aumentano i giovani che accendono sempre prima una bionda. E fumano di più le giovani donne (13-15 anni). E fumano più di 20 sigarette al giorno.
Forse perché non sanno come si viveva prima della Legge Sirchia. O non si ricordano o sottovalutano che il fumo rimane la prima causa di morte evitabile nel mondo.
La prima sigaretta si accende alle scuole secondarie di secondo grado.
Una piccola percentuale inizia alle scuole elementari.
Tra i Millennial uno su dieci è consumatore abituale, quasi la metà ha fumato, ha provato a fumare o fuma ogni tanto e tra quelli abituali più della metà fuma anche cannabis.

Di sicuro qualche merito la legge ce l’ha. Forse più di uno. Dopo 10 anni aveva fatto abbassare il tasso di fumatori del 6,5%. Ora bisogna fare prevenzione per contrastare questa tendenza giovanile.
La Legge Sirchia ci ha fatto aprire gli occhi. E ha permesso ai non fumatori di poter godere ancora una volta della buona compagnia a tavola. Senza fumo in mezzo. Mentre i fumatori hanno dimostrato quella tolleranza descritta da Sandro Pertini, accettando, non senza qualche accenno di protesta, un cambiamento così profondo nelle loro abitudini di vita.

Dai fumatori si può imparare la tolleranza. Mai un fumatore si è lamentato di un non fumatore.

 

Altro dall’autore:

About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top