Eutanasia legale in Nuova Zelanda. L’Italia non è tra i pochi paesi del mondo dove è autorizzata

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In Nuova Zelanda l’eutanasia è legale. Lo hanno deciso i cittadini con un Referendum.
Il paese entra a far parte della lista di quei pochi paesi che acconsentono a questa pratica.
Mentre l’Italia, dove è illegale, è ancora ferma al testamento biologico.

La Nuova Zelanda dice sì all’eutanasia

Il 17 ottobre i neozelandesi hanno votato un referendum dedicato all’eutanasia, insieme alle elezioni politiche vinte da Jacinda Arden.
Il 65,87% di chi ha votato ha detto sì a una legge per rendere legale la morte assistita in caso di gravi condizioni di salute. Legge che sarà introdotta sabato 7 novembre 2020.
Una vittoria già prevista alla vigilia con percentuali che oscillavano tra il 60-70%.
La legge sull’eutanasia che entrerà in vigore in Nuova Zelanda prevede paletti molto ferrei in materia. Potranno accedere alle procedure mediche solamente i cittadini maggiorenni affetti da malattie terminali con un’aspettativa di vita minore di sei mesi e un significativo declino delle condizioni fisiche. I cittadini dovranno essere ancora in grado di prendere decisioni in maniera autonoma e informata sulla propria vita per poter chiedere l’eutanasia, concessa in tutti quei casi in cui la patologia arreca sofferenze tali da non poter essere trattate con nessuna terapia volta a lenire il dolore. Due medici, in maniera indipendente, stabiliranno se la procedura possa essere approvata o meno.
L’eutanasia non potrà essere chiesta da pazienti affetti da malattie mentali o forme di disabilità.

Eutanasia e suicidio assistito non sono la stessa cosa

L’eutanasia, che in greco antico significa buona morte, è un termine che si riferisce all’interno medico deciso per alleviare le sofferenze di un malato terminale.
Si chiama eutanasia passiva se il medico evita di applicare cure che possano ancora mantenere in vita il paziente. Mentre l’eutanasia attiva avviene quando il medico provoca direttamente la morte del malato, a differenza dell’eutanasia attiva volontaria in cui il dottore interviene dopo richiesta del soggetto interessato.
Il suicidio assistito è invece l’atto volontario del paziente terminale di porre fine alla propria vita, in presenza e di solito con mezzi forniti da un dottore.

I paesi dove l’eutanasia è legale

In Europa i paesi in cui l’eutanasia è legale sono Olanda, Belgio e Lussemburgo, dove è consentito anche il suicidio assistito. In Finlandia, Germania, Austria e Svizzera, invece, è legale il suicidio assistito ma non l’eutanasia.
Il suicidio assistito è legale negli stati di Washington, Oregon, Vermont e Montana, California degli USA. Così come in Canada.
L’eutanasia passiva è concessa in India, mentre in Ungheria lo è solo su richiesta del paziente. Eutanasia legale anche in Colombia. Mentre altri paesi del mondo sono ancora in fase di discussione, su un tema che è sicuramente molto delicato.

E in Italia? La situazione è un po’ più complicata.

Eutanasia illegale in Italia, approvato però il testamento biologico

In Italia l’eutanasia non è legale. Mentre sul suicidio assistito il caso di dj Fabo ha sollevato un velo su un argomento spesso poco discusso. Recentemente, infatti, la Corte Costituzionale ha stabilito che non è punibile chi aiuta un malato terminale a porre fine alla sua vita e, di conseguenza, alle sofferenze intollerabili che prova a causa della patologia di cui soffre.
Il Codice Penale con l’articolo 580 punisce chi agevola il suicidio con reclusione da 5 a 12 anni, ma i giudici costituzionali hanno stabilito quali sono le condizioni in cui il soggetto non è punibile: consenso informato, esecuzione in una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale ascoltato il parere del comitato etico e altri parametri da tenere in considerazione.

È legge, invece, il testamento biologico in Italia, o “Disposizioni anticipate di trattamento” (DAT), approvato a fine 2017 ed entrato in vigore il 31 gennaio 2018. Il testo consente a ogni singolo cittadino di decidere in anticipo a quali esami, terapie o trattamenti sanitari dare il consenso e a quali no. Nel caso in cui il paziente non voglia  essere informato in prima persona, può incaricare un altro soggetto a ricevere informazioni e prestare o meno il consenso. Un fiduciario deve essere sempre presente e sarà il riferimento della struttura sanitaria se il malato non sarà in grado di farlo.
Con questa legge un paziente può rifiutare determinate terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiale. E può anche chiedere di essere sedato o sottoposto a terapie del dolore per alleviare le sofferenze negli ultimi momenti di vita.
La legge non prevede, però, il ricorso al suicidio assistito. Cosa che di fatto ha concesso la sentenza della Consulta cambiando le carte in tavola. In attesa che il Parlamento si pronunci

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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