L’incubo del disastro di Chernobyl torna reale oggi

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Incendi a Chernobyl. Nubi che arrivano anche sopra i cieli dell’Italia. Mentre il mondo sta a guardare, già fermo a causa dell’emergenza Coronavirus.
L’incubo del disastro di Chernobyl torna a farsi vivo e reale oggi. Quando abbiamo già altri problemi da affrontare.
A distanza di quasi 40 anni dall’evento catastrofico, Chernobyl fa ancora paura.

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Photo by Peter Lam CH on Unsplash

2020, gli incendi a Chernobyl riaccendono la paura.

In piena pandemia provocata dal Covid-19, dobbiamo fare i conti anche con l’incubo di Chernobyl che torna a farsi vivo.
Nei primi giorni del mese di aprile di un 2020 che non dimenticheremo facilmente le radiazioni nella zona sono risultate essere 16 volte superiori ai livelli di norma. Tutto per colpa di un incendio che in questi giorni sta distruggendo i boschi che si trovano intorno alla centrale di Chernobyl, teatro di un disastro nucleare nel 1986. Di cui paghiamo da allora le conseguenze.
Yegor Firsov, capo del servizio di ispezione ecologica ucraino, dà una notizia che in questo momento non ci voleva proprio. Mostrando un contatore Geiger, i livelli oscillano tra 0.14 e 2,3, più alti rispetto a quello che è nella norma.

La preoccupazione è alta. E non solo vicino all’ex centrale nucleare. Perché le nubi tossiche possono arrivare anche nel resto d’Europa. Anzi, sono già arrivate. E sono anche già passate sopra un’Italia ancora in lockdown per il Coronavirus.
Si presume che il rogo sia di origine dolosa: sarebbe già stata identificata una persona. L’incendio è scoppiato sabato 4 aprile e ha bruciato moltissimi ettari di terreno intorno alla centrale che si trova a 100 chilometri a nord da Kiev.
Subito sono intervenuti i mezzi di soccorso per spegnere le fiamme, che sarebbero state domate già nella giornata di domenica. Ma è notizia di oggi che l’incendio in realtà non è stato fermato del tutto. Le fiamme continuano a preoccupare la popolazione locale, l’unica che testimonia quanto sta accadendo ancora, nel silenzio assordante delle autorità.

Non è il primo incidente che viene registrato nella zona dopo il 26 aprile 1986, quando un reattore esplose causando molti decessi (probabilmente più di quelli dichiarati ufficialmente dalle autorità). Già nel 2018 ci fu un altro incendio devastante. Ma ad allarmare, ora, è il momento storico. Il paese affronta già l’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio il mondo. A questa si aggiunge un’altra emergenza legata alla salute, che non va sottovalutata.

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Photo by Yves Alarie on Unsplash

Cosa fare per evitare altre vittime innocenti? E che le radiazioni si diffondano?

Sicuramente bisogna agire ed evitare gli errori del passato, come ha sottolineato Angelo Gentili di Legambiente. Occorre attivare una taskforce per evitare i danni che già abbiamo subito perché non si è intervenuto in tempo e chiedere alle istituzioni locali di rendere pubblici i dati. E di non nascondere la verità. “Legambiente chiede che vengano immediatamente messi in sicurezza i cittadini che abitano nei pressi della zona ancora oggi fortemente contaminata“.

In Bielorussia e in Ucraina aumenta la preoccupazione per la salute dei cittadini. In particolare per i più piccoli.
L’Associazione Mondo in Cammino, che dal 2005 si occupa di aiutare soprattutto le piccole vittime contaminate, lancia l’allarme, in un momento in cui tutto il mondo è già con il fiato sospeso per l’emergenza Coronavirus.
La preoccupazione riguarda soprattutto i fumi neri causati dalla combustione, che possono provocare danni all’apparato respiratorio. Ma ance il fatto che l’incendio potrebbe sollevare elementi radioattivi che nella zona sono ancora presenti nel terreno. Come eil Cesio 137, che può causare danni al cuore. Già nei bambini questa sostanza può causare trombosi e ictus. I venti che alimentano le fiamme potrebbero anche alimentare la diffusione di tali sostante, arrivando a raggiungere anche distanze lunghissime, andando a contaminare aria e suolo. E potrebbero arrivare anche in Italia.

Greenpeace Russia su Facebook scrive che l’incendio è ripartito e la situazione peggiora. Le piogge hanno fermato il rogo per un giorno solo. Ma le fiamme sono ancora belle alte e la zona interessata supererebbe i 40mila ettari. La popolazione è praticamente lasciata da sola. L’associazione ricorda che un alto contenuto di radionuclidi inalati perché presenti nell’aria può aumentare il rischio di cancro e altre malattie. Andando ad aggravare il quadro già delicato della pandemia da coronavirus.
Il fumo è arrivato a Kiev e nei dintorni della capitale. Ma le nubi tossiche sono già passate anche sopra l’Italia. Con quali conseguenze?

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Photo by Yves Alarie on Unsplash

I rischi per l’Italia e il resto del mondo.

Siamo già in piena emergenza Coronavirus, ma non possiamo far finta di non vedere cosa sta succedendo a Chernobyl. Non è una situazione che riguarda solo l’Ucraina. Perché abbiamo già visto con il disastro nucleare del 1986 quanto le conseguenze siano gravi per tutta la popolazione, vicina o lontana dal luogo dei roghi.
La scorsa settimana l’Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare ha realizzato una simulazione per capire quando le nubi tossiche sarebbero arrivate sui cieli del paese, dovendo fare nuove stime in seguito ai roghi che ancora sono accesi nei boschi di Chernobyl. L’istituto, secondo le stime, parla di una situazione senza conseguenze per la salute.
In Italia l’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, rileva che in Italia e in particolare in Piemonte non si registra un aumento di radioattività. Ogni giorno sono state condotte delle analisi che ci fanno sperare che forse la situazione è sotto controllo. Ma i roghi non si fermano e non si devono fermare nemmeno i controlli.
Sono state condotte anche misurazioni più approfondite rispetto a quelle di routine, che non hanno dato risultati allarmanti e preoccupanti.

A destare allarme, però, è il silenzio che arriva dall’Ucraina. Le autorità sembrano non preoccuparsi. Lo stesso ministro della salute del paese, Illia Yemets, sostiene che non ci sono minacce per la salute pubblica. Nella vicina Bielorussia tutto tace. Anche per quello che riguarda l’altra emergenza sanitaria, il Coronavirus, ritenuta una psicosi priva di senso. Tanto da consigliare ai cittadini di combattere il virus con saune e vodka. Mentre la popolazione tocca con mano i danni da Covid-19. Sperando che non debba fare lo stesso con i danni a lungo termine dell’esposizione a sostanze radioattive sollevate dalle fiamme e trasportate dal vento.

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