Disagio psicologico nei giovani: il 10% dei ragazzi della Gen Z assume psicofarmaci (senza ricetta)

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione
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salute mentale in Italia
Foto di Tiago Bandeira su Unsplash

Il disagio psicologico nei giovani è un fenomeno in crescita. Una recente ricerca scientifica, infatti, svela che per la Gen Z l’allarme è alto. Mentre per quello che riguarda gli italiani in generale, di qualunque età, 6 su 10 soffrono di un problema di salute mentale. Ansia, depressione, insonnia, apatia, attacchi di panico e disturbi dell’alimentazione sono le prolbmeatiche più comuni. Purtroppo per poter risolvere questi disturbi si ricorre sempre più spesso al fai da te, senza ricevere alcuna indicazione da parte dei medici, ma assumendo medicinali senza ricetta medica e senza alcun consulto.

Questo è il quadro che è emerso da una ricerca dell’INC Non Profit Lab, dal titolo “L’era del disagio”, presentata a Roma nella mattinata del 9 ottobre scorso, presso la sede RAI di Viale Mazzini 14, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale. Il Lab di INC dedicato al Terzo Settore ha incentrato l’analisi sul disagio psicologico nei giovani e non solo, cercando di approfondire la sua percezione nella nostra società. La ricerca ha il patrocinio di Rai per la Sostenibilità-ESG ed è stata realizzata in collaborazione con AstraRicerche.

Disagio psicologico in Italia: 6 persone su 10 ne soffrono in Italia

Il 60,1% degli italiani da anni soffre di uno o più disturbi di tipo psicologico. Le donne sono maggiormente colpite (65%), così come i giovani che appartengono alla Generazione Z (75%, con picchi dell’81% nelle donne). Dati davvero allarmanti, come sottolineato da Paolo Mattei, vicepresidente di INC: «Con questo studio vogliamo aprire un confronto per cercare di comprendere meglio il fenomeno e fornire indicazioni concrete alle istituzioni che nel nostro Paese possono e devono occuparsene. Il titolo contiene già una importante indicazione. Il disagio che riscontriamo oggi negli italiani e nei giovani in particolare non è, come hanno scritto in molti, un portato, negativo, del Covid. La pandemia ha creato la “tempesta perfetta” per far esplodere un male oscuro che covava, da decenni, nella nostra società. E sarebbe sbagliato cercare di risolvere la complessità del fenomeno, scaricandone la responsabilità su un fattore imprevedibile ed eccezionale come la pandemia. I mali della nostra società sono molti, ben descritti nella ricerca che abbiamo realizzato. E rimandano a cause di tipo culturale e sociale che solo una volta analizzate e comprese, potranno essere efficacemente affrontate a livello collettivo».

Mentre il Presidente di INC, Pasquale De Palma, aggiunge: «Dal nostro Rapporto emerge anche che c’è bisogno di una comunicazione più all’altezza della rilevanza e complessità del tema e della dimensione che questo sta assumendo. Tutti noi comunicatori – media, influencer, ONP, società di consulenza come la nostra, ciascuno nel perimetro del proprio ruolo – siamo chiamati a contribuire a una narrazione del disagio più attenta e più efficace. Perché a volte, se non spesso, il modo in cui il disagio viene comunicato non aiuta. Ma alla base di una buona comunicazione c’è sempre una profonda conoscenza del tema da comunicare. E le evidenze che raccontiamo in questo Rapporto sono il nostro piccolo, ma speriamo utile, contributo a cogliere le dimensioni e i contorni di un fenomeno così complesso».

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Di cosa soffrono gli italiani?

Sono sei i problemi di cui gli italiani soffrono e che complicano il disagio psicologico provato da 6 italiani su 10. Parliamo di disturbi del sonno (32%), di varie forme d’ansia (31,9%), di stati di apatia (15%), di attacchi di panico (12,3%), di depressione (11,5%) e di disturbi dell’alimentazione (8,2%). Spesso, purtroppo, gli italiani affrontano tali disturbi con il fai da te, non rivolgendosi a uno psicologo o a un dottore per le cure. Fai da te che è pericoloso per la salute. Il supporto di medici e di specialisti non è la prima soluzione per uscire da queste problematiche. Alcune persone hanno cercato le risorse per farcela dentro loro stessi (29,4%), altre hanno ricevuto aiuto da amici e parenti (29,1%). Altre ancora, invece, hanno aspettato che tutto passasse (28,2), mentre qualcuno ha deciso di assumere prodotti e farmaci senza prescrizione (27,6%). Percentuali più basse, invece, parlano di medici generici e dell’aiuto di uno specialista, rispettivamente con percentuali del 22,9% e del 22,1%.

Ma da cosa dipendono tutti questi disturbi? La preoccupazione per il mondo che cambia in peggio con guerre, inflazione, crisi climatica, emergenze sanitarie riguarda il 35,1%. I giovani della Generazione Z, invece, hanno difficoltà nelle relazioni, chiudendosi in loro stessi. Le cause sono la chiusura in sé stessi (34,1%), le difficoltà a relazionarsi con gli altri (25,1%), la mancanza di valori sociali condivisi (23,4%), l’insoddisfazione per i propri percorsi professionali (22,4%), la reazione a pressioni sociali troppo forti su obiettivi scolastici o sportivi (22,3%). Il 10% dei giovani assume, tra l’altro, farmaci senza la prescrizione del medico. Secondo un Rapporto Istat nel 2021 il 6,2% (l’anno prima erano il 3,2%) dei ragazzi tra 14 e 19 anni, oltre 220 mila giovani, erano insoddisfatti della propria vita. E vivevano una condizione di cattiva salute mentale. Il 10,8% dei ragazzi di età compresa tra 15 e 24 anni assume psicofarmaci senza una prescrizione. Così come confermato nella ricerca di INC Non Profit Lab. Li prendono per dormire, dimagrire, per andare meglio a scuola. Con tutti i rischi che derivano da un abuso di farmaci.