Usa: l’aborto non è un servizio sanitario essenziale ai tempi del Coronavirus

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L’aborto non è essenziale. Anzi, porta via materiale e personale che dovrebbe essere impiegato completamente nella battaglia contro il Coronavirus.
Le notizie che arrivano dagli USA fanno venire i brividi.
Alle donne è negato l’aborto perché non ritenuto un servizio sanitario essenziale e fondamentale. È “superfluo” al momento.
E in Italia?

aborto

Photo by twinsfisch on Unsplash

Aborto vietato perché non essenziale.

Ci sono due stati negli USA che hanno deciso di vietare le interruzioni di gravidanza. Perché in questo momento non è ritenuto un servizio sanitario essenziale. Tutti gli sforzi degli operatori sanitari e tutti i materiali vanno impiegati per affrontare il Coronavirus. Tutto quello che è superfluo viene sospeso, annullato, vietato. Addirittura con multe e carcere per chi viola il decreto. Come se l’aborto si potesse definire “superfluo”.
Ohio e Texas hanno intimato alle cliniche che praticano l’aborto di sospendere tutte le interruzioni di gravidanza chirurgiche non ritenute essenziali. Così da rendere disponibili le forniture mediche solo per l’emergenza Coronavirus.
Anche gli stati del Mississippi e dell’Oklahoma hanno preso decisioni analoghe. Decidendo di non inserire l’aborto nelle pratiche d’emergenza che ospedali e cliniche devono garantire.
Secondo chi ha preso questa decisione gli aborti non sono un intervento necessario. Fino al 21 aprile, a meno di casi rari e gravi, non si potrà praticare l’aborto. Pena multe fino a 1.000 dollari o 180 giorni in prigione.

A essere negato è “qualsiasi tipo di aborto che non sia necessario a salvare la vita o la salute della madre“.
Le associazioni contrarie all’aborto negli USA hanno chiesto che la decisione venga estesa su tutto il territorio nazionale.
Se nell’Ohio e nel Texas il diritto ad abortire viene negato alle donne, in Maryland il vice governatore Hogan ha sospeso tutte le attività non indispensabili. Indicando l’aborto come un servizio non essenziale.

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Photo by Ben White on Unsplash

Le associazioni pro aborto insorgono.

Intanto le associazioni che in America difendono il sacrosanto diritto all’aborto hanno deciso di dare battaglia a chi nega questa possibilità alle donne. Donne che già devono prendere una decisione non facile, resa ancora più delicata dalla situazione sanitaria che in America, come nel resto del mondo, sta causando molte vittime.
Il diritto all’aborto è fondamentale e inalienabile. Non si può toccare. Nemmeno nel mezzo di una pandemia che sta fermando il mondo intero. I diritti non vanno negati anche se ci troviamo di fronte a una situazione d’emergenza.

Katherine Hancock Ragsdale, presidente della National Abortion Federation, spiega:

L’aborto può essere una corsa contro il tempo che è un fattore chiave e l’assistenza sanitaria è essenziale. Le donne meritano di meglio di uno sfrenato sfruttamento di una crisi sanitaria per promuovere un programma anti-aborto.

Decisioni prese senza seguire le raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, società di medici professionisti che aveva chiesto che l’aborto non fosse messo nella lista delle procedure mediche che si potevano rimandare.

Nessuno ha ascoltato il parere dei medici.

E così in Ohio i consultori che appartengono al gruppo Planned Parenthood continueranno a praticare l’aborto. Perché i diritti non si negano. I diritti fondamentali vanno negati, anche in un momento in cui tutto il mondo sembra essere sottosopra.
Si potrebbe intraprendere la strada già presa dal Regno Unito, dove, per evitare problemi anche di forniture di dispositivi di protezione, si è scelto di aiutare le donne con interventi tempestivi che possano concedere l’uso delle pillole antiabortive. Al posto dell’intervento chirurgico, una soluzione che garantisce il diritto delle donne ad abortire, rendendo tutto più facile. Anche per il sistema sanitario.

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Photo by Jayson Hinrichsen on Unsplash

Cosa succede intanto in Italia?

Ancora non abbiamo smaltito la rabbia per le parole di Salvini sul diritto all’aborto in Italia. In piena emergenza Coronavirus, i reparti dedicati e i consultori come riescono ad affrontare un tema così delicato come quello dell’interruzione volontaria di gravidanza?
In Italia la situazione è delicata anche in questo senso. Perché gli ospedali, soprattutto nelle zone più colpite dal Covid-19, sono al collasso. E si rischia di non poter curare altre patologie. O programmare interventi come quelli per l’interruzione della gravidanza.
Già a inizio emergenza nelle zone rosse, negli ospedali impegnati a combattere il Coronavirus l’interruzione volontaria di gravidanza è stata sospesa. Prima a Sant’Angelo Lodigiano, Codogno e Casalpusterlengo, poi anche a Bergamo.
La legge 194 in Italia garantisce il diritto all’interruzione di gravidanza entro 90 giorni dal concepimento. Se consideriamo che nelle prime 4 settimane difficilmente si sa di essere incinte, il lasso di tempo necessario per prendere una decisione sicuramente non facile si assottiglia. L’emergenza Coronavirus rende ancora tutto più difficile.

Perché non si sa dove andare, a chi rivolgersi, cosa fare, a chi chiedere aiuto.

Chi nega questo diritto anche in Itali asi appella al decreto del 9 marzo che permette di sospendere le attività differebili e non urgenti in ospedale. Ma l’aborto non può appartenere a questa fascia di interventi. È un servizio essenziale, come sottolinea Alessandra Kustermann, responsabile della Mangiagalli di Milano.

Non si può mettere in dubbio la 194 o cominceranno di nuovo gli aborti clandestini. Lo considero un femminicidio, ci ricordiamo quante donne morivano?

Il rischio è alto anche in Italia. Anche perché sono pochi gli ospedali che offrono l’alternativa della pillola abortiva che potrebbe rendere più accessibile un servizio ritenuto fondamentale.
La senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio, chiede di non far pagare il prezzo più alto della crisi sanitaria proprio alle donne.

Come in tutte le situazioni dobbiamo sempre trovare il modo di far pagare alle donne il prezzo più alto. Il decreto è stato pensato per quindici giorni, non può funzionare per mesi.

Pensiamoci ora. Pensiamoci subito. Per non ritrovarci come gli USA.

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