Coronavirus in Cina: falsi allarmismi, fake news e disinformazione fanno più paura dei nuovi virus

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Il nuovo Coronavirus che arriva dalla Cina fa paura. Perché quello che non si conosce è sempre motivo di timore e preoccupazione.
A far più paura, però, è la scarsa informazione. Il non conoscere e il non sapere. I falsi allarmismi alimentati dalla stampa. Le fake news e la disinformazione che corrono veloci sui social e nelle chat di Whatsapp.
E fa ancora più paura è la discriminazione verso chi arriva da quelle terre dove il virus si è diffuso rapidamente. Come se fosse una continua caccia alle streghe o all’appestato.

Bentornato Medioevo!

Epidemia di Coronavirus

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Nuovo Coronavirus in Cina, cosa sappiamo.

Poco, sappiamo molto poco. Il nuovo virus che arriva dalla Cina fa paura soprattutto per questo.
Se i dati dei casi certi e delle vittime continuano a oscillare e a non essere chiari e certi, lo stesso si può dire dell’origine di questo virus. Al 29 gennaio 2020 6.000 i casi accertati, 132 i morti, tutti in Cina. Una mappa del contagio aggiornata in tempo reale rende l’idea della situazione.
Secondo Medicalfacts, in realtà, l’epidemia di polmonite non dovrebbe stupirci. Ciclicamente ci sono virus che infettano gli animali che possono fare il salto di specie, arrivando a colpire l’uomo. Ed è quello che è successo con il nuovo Coronavirus. Che non è solo è stato in grado di passare da animale a uomo e di replicarsi nei soggetti umani infettati. Ma anche di diffondersi da essere umano a essere umano.
Non è un evento raro. È già successo con la SARS e la MERS. Il problema, ora, è limitarne la diffusione.

Scienziati ed esperti sono al lavoro per capire il meccanismo di azione del virus e la sua origine. Due studi pubblicati su The Lancet ne spiegano i sintomi e l’andamento clinico, dopo aver analizzato 99 pazienti che si trovano ricoverati nell’ospedale specializzato di Wuhan, città epicentro del focolaio, e che hanno ricevuto una diagnosi certa.

Codice genetico.

L’analisi condotta sul codice genetico del virus conferma che è simile a quello della SARS. Ma non è quello della SARS o una sua variante.
Si sa che, con tutta probabilità, il serbatoio animale iniziale è il pipistrello. Ma non si sa quale sia stato l’animale che, dopo essere stato infettato dal pipistrello, ha trasmesso il virus all’uomo.

Sintomi.

Febbre e tosse sono i sintomi più frequenti, ma non sono stati segnalati in tutti i casi. Talvolta sono così lievi da non essere identificati. Altri sintomi sono: difficoltà respiratoria, dolori muscolari, mal di testa, confusione.
I casi ricoverati in ospedale sono quelli più gravi, di pazienti affetti anche da altre patologie croniche che hanno aggravato il quadro iniziale. Per questo un numero preciso di contagi è impossibile da formulare. Molti pazienti potrebbero essere rimasti a casa ed essere guariti senza complicazioni tali da richiedere il ricovero in una struttura sanitaria.

Ridurre il rischio.

Quello che si può fare oggi per ridurre il rischio di infezione sono le buone norme di prevenzione. Lavarsi spesso le mani. Coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o tossisce. Evitare i contatti con chi ha febbre e tosse. Cucinare bene carne e uova. Evitare il contatto non protetto con animali selvatici o di fattoria.

Epidemia in Cina

Photo by Isco on Unsplash

Il nuovo Coronavirus è davvero così pericoloso?

Tutti risponderebbero di sì, leggendo le notizie di morti, casi accertati e sospetti, in Cina e fuori, di città fantasma, di rimpatri negati agli stranieri, di quarantena e ospedali costruiti dal giorno alla notte.
Sicuramente quello di cui abbiamo bisogno è chiarezza. E di informazioni sicure. Che in molti casi non abbiamo, visto che si tratta di un nuovo ceppo virale che ha bisogno di studi e analisi per essere compreso.
Roberto Burioni sottolinea che al momento sappiamo che il nuovo Coronavirus ha una mortalità del 3%. Che di per se non vuol dire niente. La rabbia è mortale nel 100% dei casi. Ma è una malattia rara, che non desta la stessa preoccupazione. Il problema principale è la diffusione e la modalità di contagio, che permettono a un virus di diffondersi velocemente mettendo in allarme la popolazione mondiale.

Nel caso del nuovo Coronavirus cinese, non sappiamo quanto sia realmente contagioso. E quale sia la sua reale rapidità di diffusione. Anche perché dal paese asiatico arrivano notizie contrastanti e magari non tutti i casi sono stati realmente individuati.
Per l’OMS, dunque, il rischio rimane molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello internazionale. Che significa tenere gli occhi ben aperti sulla situazione. E cercare di capire, attraverso studi scientifici, come risolvere la situazione. Anche attraverso un vaccino, che potrebbe aiutare, una volta messo a punto, a ridurre i contagi. Ma i tempi potrebbero essere lunghi per crearlo.
I casi si possono contenere. E le misure di sicurezza prese negli aeroporti internazionali sembrano al momento funzionare.

fake news

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Fake news, falsi allarmismi, atti discriminatori.

Se il virus crea timore, a far maggiore paura è la disinformazione che accompagna le notizie che arrivano dalla Cina. O che non arrivano. Così come fanno paura le fake news che corrono veloci sui social.

Ha fatto discutere il video, ripreso anche dalla stampa italiana, di persone cinesi svenute in strada. Si dice a causa del Coronavirus. Senza verificare l’origine di tali filmati e la fonte. Una bufala, un caso di disinformazione che crea inutili allarmismi.

Come crea allarmismo la rincorsa dei media ai casi sospetti, poi non confermati dalla diagnosi. Che destano preoccupazione tra la popolazione, che ne condivide i contenuti, senza specificare che non si tratta di casi reali.
O i post condivisi sui social che parlano di un complotto. Di quei poteri forti che non vogliono farci sapere cosa sta succedendo. Di un virus creato in laboratorio e rilasciato per vedere l’effetto che fa.
Corrono sul web e nelle chat di messaggistica falsi messaggi che arrivano dalla Cina e descrivono una situazione apocalittica. O che invitano a boicottare i negozi gestiti da cinesi o i prodotti Made in China. Con episodi discriminatori e violenti nei confronti della comunità cinese che vive in Italia.

Chi fa più danni: un virus sconosciuto che può essere studiato o la disinformazione, la discriminazione, il diffondersi di notizie false e infondate che creano caos, confusione e anche atti di razzismo e violenza?
Per il primo si potrebbe presto trovare un vaccino. O una cura.
Mentre per il secondo caso, non esistono cure e vaccini che possano limitare i danni. E i contagi!

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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