Come e perché si muore ancora di inquinamento

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiC’è una pandemia nascosta che nessuno tiene in considerazione. Ma che ogni anno causa molti decessi. Anche in Italia.
L’inquinamento provoca ogni anno tante morti premature.
L’ultima classifica resa nota non mette in buona luce l’Italia, che ha diverse città nella top ten. E la Pianura Padana è prima in Europa per numero di morti per inquinamento.

Morti per inquinamento atmosferico nel mondo

Secondo lo State of Global Air 2020, studio che fa parte del progetto Global Burden of Disease dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, nel 2019 le persone morte per inquinamento atmosferico nel mondo sono state 6,7 milioni. Quasi 500mila sono neonati: le zone più colpite sono l’India (116mila) e l’Africa sub-sahariana (236mila). Quasi i due terzi dei decessi derivano da fumi nocivi prodotti da combustibili da cucina.
La morte per aria inquinata è la quarta causa dei decessi a livello globale, dopo ipertensione, fumo di tabacco e alimentazione scorretta.

Secondo quanto riportato da Greenpeace Southeast Asia e Crea (Centre for Research on Energy and Clean Air), nel rapporto «Aria tossica: il costo dei combustibili fossili», i costi legati all’aria inquinata ammontano a 8 miliardi di dollari ogni giorno, 2.900 ogni anno. Il 3,3% del Pil mondiale. L’impatto degli agenti inquinanti che intossicano persone e pianeta, infatti, non è solo devastante per la salute umana, ma lo è anche in termini economici.

inquinamento atmosferico
Foto di Yi Chun Chen su Unsplash

Morti per inquinamento, OMS: si potrebbero evitare 13 milioni di morti ogni anno

Nel documento “Country profiles of the environmental burden of disease” sull’impatto dell’ambiente sulla salute, l’OMS sottolinea che ogni anno si potrebbero evitare 13 milioni di morti se si riducessero i rischi ambientali. Inquinamento, radiazioni ultraviolette, cambiamenti climatici, comportamenti delle persone e altri fattori presi in analisi dal rapporto potrebbero causare molte malattie come diarrea, asma, infezioni respiratorie, malattie cardiovascolari, ma anche infortuni e disturbi dello sviluppo del sistema nervoso.

Tutte le nazioni sono coinvolte, nessuna esclusa. Ma ci sono disuguaglianze tra paesi ad alto reddito e paesi a basso reddito: in questi ultimi gli anni di vita in buona salute persi per disabilità sono 20 volte superiori rispetto ai primi. Angola, Burkina Faso, Mali e Afghanistan pagano il prezzo maggiore. La fascia più colpita è quella dei bambini fino a 5 anni: il 74% dei morti per malattie diarroiche e infezioni alle basse vie respiratorie non supera questa età.

Eppure un terzo delle malattie si potrebbero prevenire migliorando la qualità dell’acqua e dell’aria.

morti per inquinamento oms
Foto di Thijs Stoop su Unsplash

Quanti sono stati i morti per inquinamento in Italia nel 2020?

Secondo la classifica pubblicata recentemente su The Lancet Planetary Health, che informa sulle città europee più inquinate, l’Italia è una delle peggiori. Lo studio si riferisce al numero di morti premature che possono essere ricollegate all’inquinamento atmosferico rispetto ai due principali inquinanti (il particolato sottile PM2.5 e il biossido di azoto NO2), sulla base della popolazione e del tasso di mortalità di ogni città presa in esame. 51.900 decessi in Europa che si potevano evitare se i due agenti inquinanti fossero rimasti sotto la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia avremmo potuto evitarne 13mila.

Brescia e Bergamo sono le prime due città della classifica delle morti premature collegate all’inquinamento da PM2.5. E nella top ten troviamo anche Vicenza e Saronno. Se si considera invece l’elenco dei decessi per inquinamento da NO2, al terzo posto troviamo Torino e al quinto Milano.

I problemi dell’inquinamento: quali le cause maggiori?

In Italia il 54% del PM2.5 è causato da riscaldamento e allevamenti intensivi (per questi ultimi si è passati dal 7% del 1990 al 17% del 2018). E non è un caso che nella Pianura Padana ci sia stato il numero più alto di decessi per Coronavirus. Gli esperti hanno sottolineato che esiste un collegamento tra l’esposizione alle polveri sottili e una maggiore vulnerabilità delle persone al virus.
Il biossido di azoto, invece, è ampiamente prodotto dal settore dei trasporti, colpevole di sporcare l’aria e di essere la causa di circa un quarto delle emissioni di gas serra nel nostro paese.

I problemi ci sono e non dobbiamo più nasconderli sotto il tappeto, perché prima o poi vengono a galla. Ci sarebbero anche le soluzioni. Manca solo la volontà di accettare la sfida.

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