Chi sono i caregiver famigliari e perché dovremmo proteggerli di più

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Una persona che ha cura di un’altra rappresenta il più grande valore della vita.
(Jim Rohn)

Con questa frase si può riassumere l’immenso lavoro che ogni giorno svolge chi si prende cura di persone malate, di famiglia oppure no. Un’occupazione spesso invisibile, che non si nota, fatta di dettagli e piccole attenzioni che nella vita di pazienti fragili affetti da malattie fisiche e mentali fanno la differenza.
Chi sono i caregiver famigliari? Perché si parla poco di loro? E perché non vengono adeguatamente tutelati e protetti visto il loro indispensabile servizio?

Chi sono i caregiver famigliari?

Il significato di caregiver è semplice, pur essendo una parola inglese. È la persona che offre le cure, che si occupa di solito di un famigliare molto anziano, con disabilità, malato, non autosufficiente.
Un ruolo fondamentale per la persona e per la comunità stessa, che si prende carico di un lavoro molto importante: prendersi cura di chi non può farlo da solo. Dedicando di fatto tutta la sua vita a chi ha bisogno di aiuto. Spesso nel silenzio, nell’ombra, senza ricevere l’adeguato supporto e il giusto sostegno. Quando ne avrebbe invece assoluta necessità.

Il caregiver famigliare si occupa di pazienti fragili a titolo gratuito, non in modo professionale, ma per assistere in ogni necessità un genitore anziano, un figlio malato o disabile o altri componenti della famiglia che non potrebbero vivere senza l’aiuto di qualcuno.
Spesso sono persone costrette a lasciare il lavoro anche in giovane età per dedicarsi completamente alla cura di queste persone. Perché altrimenti non potrebbero occuparsene, visto che le tutele in Italia per i caregiver famigliari sono davvero poche. E il loro operato non viene adeguatamente riconosciuto.

lavoro dei caregiver
Photo by Josh Appel on Unsplash

Durante il periodo che trascorre a occuparsi di chi soffre sono molte le sue mansioni:

  • somministrare farmaci
  • far seguire terapie e trattamenti
  • occuparsi della prenotazione delle visite mediche, accompagnando il paziente malato
  • prescrizione e acquisto dei farmaci
  • igiene personale del malato non autosufficiente
  • pasti
  • assistenza quotidiana

Un lavoro di cura che nella maggior parte dei casi richiede molta energia, fisica e mentale. Che coinvolge ogni giorno molte persone.

Quanti sono i caregiver famigliari in Italia?

Secondo l’Istat i caregiver italiani sono più del 17% della popolazione, circa 8,5 milioni di persone.
Di questi, il 14,9%, circa 7,3 milioni, sono famigliari di persone che hanno bisogno di cure. 600mila le famiglie che devono far fronte a casi anche molto gravi, non sempre di facile gestione all’interno delle mura domestiche. I caregiver di pazienti con demenza sono la maggioranza.

Il caregiver italiano è spesso donna. Circa il 30% ha meno di 45 anni, il 40% tra i 46 e i 60 anni. Mentre il 60% del totale è disoccupato. Prendersi cura di una persona non autosufficiente non consente nella maggior parte dei casi di poter avere anche un’altra occupazione. Sempre secondo i dati Istat, il 25,1% di caregiver dedica più di 20 ore a settimana alla cura della persona di famiglia malata, il 19,8% almeno 10 ore a settimana, il 53,4% meno di 10 ore a settimana.

tutele caregiver italia
Photo by Christin Hume on Unsplash

Le tutele dei caregiver in Italia sono poche

Nel nostro Paese esiste solo la legge 104 che tutela chi si prende cura di persone malate, con disabilità, non autosufficienti. Chi ne beneficia ha 3 giorni di permesso al mese per assistere i famigliari. Nei casi gravi è previsto anche il congedo straordinario fino a 2 anni.
È logico che questo non basta: come si può pensare che sia sufficiente per aiutare un malato che ha bisogno di assistenza continua?

Persone abbandonate praticamente a loro stesse, che non vengono supportate economicamente, ma nemmeno psicologicamente, quando ne avrebbero molto bisogno. L’impegno non è facile e l’impatto psicologico del lavoro di cura non deve mai essere sottovalutato.
Anche i caregiver, che sono i primi a dispensare aiuto, hanno bisogno di essere confortati e supportati. Non solo dalle associazioni che si mettono al loro fianco, ma anche è soprattutto da uno Stato che deve essere maggiormente presente.

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