Bambole Reborn, non chiamatele giocattoli

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiBambole Reborn, bambole rinate, dalla traduzione letterale del termine inglese. Non chiamateli giocattoli, perché non lo sono.
Nate come hobby, si sono trasformate presto in forma d’arte. Anche se spesso vengono regalate a bambini e bambine come semplice gioco.

Diventate particolarmente popolari sui social italiani, in seguito ad alcuni post del Signor Distruggere dedicati alle “mamme pancine”, le bambole Reborn sono in realtà uno strumento molto utile per aiutare alcune particolari categorie, come gli anziani, in progetti volti a migliorare la qualità della vita di pazienti con malattie neurologiche degenerative.

Cosa sono le bambole Reborn

Le Reborn Dolls o bambole rinate o semplicemente Reborn altro non sono che bambolotti in vinile o in silicone dalle sembianze molto realistiche, di solito lavorate in maniera artigianale per assomigliare a dei neonati o a bambini più grandi. Vedendole di sfuggita in un passeggino o in una culla non riuscireste mai a dire che si tratta di finzione.

Nate come hobby, ben presto sono diventate una forma d’arte. Si sono diffuse prima negli USA, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, per poi arrivare in tutto il mondo. Il concetto di base di una Reborn è modificare e restaurare una semplice bambola per dare le fattezze di un neonato o di un bambino vero, cancellando prima il volto e i dettagli e poi dipingendola e aggiungendo parti in silicone o in vinile per dare un tocco realistico. Oggi si parte anche da kit che permettono di assemblare le diverse parti del corpo in maniera molto più veloce.
Ben presto il fenomeno è diventato una forma di collezionismo, con vendite a cifre da capogiro nei mercatini e online. Era il 2002 quando la prima bambola rinata è stata venduta su internet, sul sito di aste eBay.

 

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Le bambole Reborn non sono giocattoli per bambini

Anche se spesso sono venduti e regalati come tali. Pare che il loro utilizzo sia vietato a chi ha meno di 14 anni, perché, come sottolineato in precedenza, si tratta di opere d’arte e di pezzi da collezione che possono costare anche migliaia di euro. L’industria del gioco ha però cavalcato il trend e se ne trovano a basso prezzo nei negozi di giocattoli specializzati, quindi spesso vengono usati come esperienza ludica per i più piccoli che possono contare su una bambola fin troppo realistica per aspetto.
Come ha raccontato Il Signor Distruggere, poi, in Italia, ma anche nel mondo, sono molte le donne che “allevano” le bambole Reborn come se fossero figli veri. In questo caso il mercato di riferimento è prettamente femminile, con età compresa tra i 30 e i 50 anni. Non mancano gruppi e pagine online dedicati all’argomento, per scovare consigli per il loro “accudimento”.

doll therapy
Foto di Vladimir Soares su Unsplash

Doll Therapy, la terapia della bambola per aiutare gli anziani

Le bambole reborn sono spesso utilizzate nei corsi di preparazione al parto, per permettere alla futura mamma (e al futuro papà) di prendere confidenza con un neonato tra le braccia. O negli asili nido, per preparare i piccoli all’arrivo di un fratellino o di una sorellina. Così come si possono trovare sui set di film e serie tv, ma anche a teatro, per sostituire piccoli attori in fasce e ridare quel senso di realismo che altri bambolotti non riuscirebbero a garantire.
Ma l’utilizzo più nobile che si possa fare di questi accessori è un altro. La Doll Therapy, o Terapia della bambola, è un trattamento con scopi terapeutici consigliato anche in Italia per aiutare le persone affette da ritardi cognitivi oppure da malattie neurologiche degenerative, come la malattia di Alzheimer.

Alle persone, soprattutto anziane, che soffrono di demenza, dare in braccio una bambola con caratteristiche antropomorfe può aiutare a limitare i disturbi psicologi, sociali e del comportamento che si innescano con la malattia. Il trattamento si fonda sulla teoria dell’attaccamento: la Reborn diventa un oggetto transizionale per dare sicurezza ai pazienti spaesati per la malattia e per i sintomi provati, come un’ancora di salvezza, una copertina di Linus per garantire loro di ritrovare quella dimensione reale che spesso la patologia cancella dall’oggi al domani. Questo tipo di terapia, inoltre, aiuta nonni e nonne affetti da demenza a ricordare emozioni ed esperienze del passato, permettendo loro di ritrovare la calma e il benessere, scacciando via ansia, stress, solitudine, depressione. Migliorando di fatto la qualità della vita.

L’anziano può riscoprire quell’attaccamento alla vita che la patologia tenta di distruggere. Accompagnandolo più serenamente ad affrontare le conseguenze di malattie come l’Alzheimer. Quindi no, non chiamateli giocattoli.

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