Bambini e Coronavirus: salute, paure, isolamento e scuole chiuse. Quali le conseguenze per i più piccoli?

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Da mesi i bambini sono a casa.
C’è chi si lamenta che sono stati praticamente dimenticati da tutti i decreti.
Le scuole rimangono chiuse. Si ripartirà con tutta probabilità a settembre.
E mentre i genitori tornano al lavoro, chi penserà a loro?

Ma c’è anche la questione della salute. Erroneamente si è sempre pensato che i bambini fossero immuni dal Covid-19. Oggi i pediatri cercano di fare un po’ di chiarezza sulla questione. Anche perché una sindrome infiammatoria, forse conseguenza del Coronavirus, mette in allarme i medici dell’infanzia di mezza Europa.
Ma le questioni sono anche altre: paura, distanziamento forzato da affetti importanti come i nonni, i soggetti più a rischio, allontanamento dai coetanei e dalle maestre.
I pediatri cercano di fare un po’ di chiarezza.

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Photo by 🇸🇮 Janko Ferlič on Unsplash

I bambini si ammalano di Coronavirus?

Sì, anche i bambini si ammalano di Covid-19. Anche se tutti pensano che siano magicamente immuni.
Lo stesso Ministero della Salute è dovuto intervenire per spiegare che i bambini non sono immuni all’infezione. Anche loro possono sviluppare la malattia, nonostante siano davvero pochi i casi segnalati in età pediatrica.
Secondo recenti studi i bambini possono venire a contatto con l’agente patogeno e sviluppare la malattia come gli adulti. La differenza è che i piccoli hanno minori probabilità di avere sintomi gravi.
Nel 90% dei casi i sintomi sono lievi. O si parla di casi asintomatici.
I pediatri americani in un articolo pubblicato a inizio aprile su Jama Pediatrics hanno analizzato la diffusione tra i bambini cinesi, i primi a venire a contatto con il virus. Scoprendo che i piccoli si ammalano di meno.

I sintomi nei bambini sono uguali agli adulti. Ma sono più lievi. Tanto che nella maggior parte dei casi i minori sono asintomatici, vale a dire non mostrano i sintomi tipici del Covid-19.
Le cause di questa sintomatologia più lieve non è ancora nota. Molte le ipotesi. Ma gli esperti sottolineano di non abbassare la guardia.
Come sottolineato da Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), infatti:

Ci sono anche casi di bambini asintomatici e ‘portatori sanì del virus perciò in grado di contagiare altri coetanei che magari incontrano per strada, oppure adulti e nonni.

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Photo by Mladen Borisov on Unsplash

Covid-19 nei bambini e Sindrome di Kawasaki.

A complicare la situazione, però, arriva la Sindrome di Kawasaki, una malattia rara che colpisce i vasi sanguigni. E che di solito si manifesta soprattutto nei più piccoli.
L’infiammazione, le cui cause sono sconosciute, si presenta con sintomi come mal di pancia, eruzioni cutanee, febbre anche molto alta. La malattia, se riconosciuta e trattata in tempo, ha nella maggior parte esiti positivi. Ma se non curata può causare danni anche gravi al cuore.
Perché si parla di sindrome di Kawasaki oggi? Perché molti pediatri in Europa (in particolare in Inghilterra e in Italia, ma anche in Francia e Spagna) e in USA denunciano un aumento preoccupante dei casi. Soprattutto nelle zone più colpite da Covid-19.
Lucio Verdoni, reumatologo pediatra dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, spiega:

Negli ultimi cinque anni, in media, ho affrontato 4 casi all’anno di bambini con la malattia di Kawasaki, quest’anno siamo già a 16. E sa quanti ne sono arrivati solo da domenica ad oggi? Ben 4. Com’è possibile? Mai così tanti, peraltro tutti “complicati” e tutti con sierologia positiva al Covid-19.

Decine le segnalazioni di casi in tutta Europa. Nessuna vittima, per fortuna. Ma alcuni bambini sono dovuti ricorrere alla terapia intensiva, nei casi più gravi. Alcuni piccoli pazienti sono risultati positivi al Coronaviru, altri mostravano gli anticorpi di un’infezionee passata e altri nulla.
Il nord Italia, dove l’epidemia di Coronavirus è ancora in corso e registra i numeri più preoccupanti, è il più colpito.

L’OMS in videoconferenza ha parlato con gli operatori sanitari che hanno riscontrato nelle loro strutture più casi. La condizione è molto rara, così come la complicazione. I genitori non devono spaventarsi, ma devono comunque conoscere i sintomi per poter eventualmente intervenire in tempo.
500 pediatri collegati da tutto il mondo su Zoom in teleconferenza hanno cercato di fare il punto della situazione. Non siamo in emergenza, ma meglio capire prima i meccanismi e cosa sta succedendo, per la tranquillità di tutti.
I sintomi da riconoscere sono “febbre, arrossamento congiuntivale di entrambi gli occhi, arrossamento delle labbra e della mucosa orale, anomalie delle estremità (mani, piedi e regione del pannolino), eruzione cutanea e interessamento dei linfonodi della regione del collo“. La malattia viene curata con cortisone, farmaci che aiutano il cuore, immunoglobuline nei casi più gravi.

Ma non solo la sindrome di Kawasaki dà pensiero ai pediatri. May El Hachem, primario di Dermatologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, spiega che molti ragazzi dai 10 ai 17 anni si stanno presentando in ospedale con geloni ai piedi.

In due settimane 30 ragazzi con geloni. Come mai? Tutti adesso e tutti con un’irritazione cutanea che di solito si manifesta con il freddo e non di certo con queste temperature e in questa stagione. Cosa deduco? Che non possiamo negare un rapporto con il Coronavirus ma, attenzione, lo studio è in corso, quindi non c’è ancora una validazione scientifica.

I geloni potrebbero essere il segnale di un contatto tra i minori e il virus, che avrebbe scatenato la reazione. Anche negli USA sono in aumento casi di questo genere. Anche tra gli adulti.
Monitorare la situazione, non escludere niente, non allarmare ma informare: questo possiamo fare oggi contro il nemico invisibile che abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio, ma che in molti casi risulta essere ancora troppo misterioso. E subdolo. Anche psicologicamente parlando.

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Foto di Cheryl Holt da Pixabay

E la salute psicologica dei bambini?

I pediatri non guardano solo con preoccupazione alla salute fisica dei bambini. Quali sono  i risvolti psicologici per le scuole chiuse, l’allontanamento da compagni, amici e insegnanti, il distanziamento dai nonni? L’isolamento a casa può provocare danni a lungo termine?
I genitori nella Fase 2 dell’emergenza sono pronti a tornare al lavoro. A una “semi” normalità. E i bambini?
Sappiamo che le scuole riapriranno solo a settembre, forse con modalità differenti con il passato. Metà degli alunni in presenza e metà a casa. Con scambio dei ruoli ogni settimana. Perché le classi pollaio sono terreno fertile per ogni agente patogeno.

Gli aspetti psicologici non devono essere sottovalutati. Negli adulti e anche nei bambini, ovviamente.
Lo stress subito dai minori per le conseguenze della pandemia e quello indotto anche inconsapevolmente dagli adulti potrebbe avere ripercussioni che possiamo già notare in atteggiamenti, comportamenti, gesti e parole che sembrano essere grida di aiuto da parte dei più piccoli.
I responsabili di un progetto promosso dal Servizio di Psicologia Clinica e dalla Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – Azienda USL di Modena spiegano:

Un singolo evento critico, ma ancora di più una maxi emergenza come quella che stiamo affrontando oggi rispetto alla pandemia da covid-19 è un avvenimento che ha gravi effetti psico-relazionali sulla vita di chi è coinvolto, sia direttamente che “indirettamente”.

Antonella Riccò, Karen Ceci e Alessia Rapino, referendi del progetto, chiedono di prestare maggiore attenzione ai minori, tra i soggetti più fragili nella nostra società.

Dobbiamo quindi constatare che in una situazione di emergenza collettiva come quella in cui versiamo, siamo tutti esposti, seppur a livelli diversi, al rischio di reazioni post-traumatiche. Nel momento in cui un’emergenza è ancora in atto, è possibile mettere in atto interventi di prevenzione che consistono in un pronto-soccorso psichico che mira a sostenere l’io della persona coinvolta; successivamente, conclusa la fase dell’emergenza, l’attività psicologica può essere volta a ridurre o superare i danni psicologici riportati dalle vittime con interventi di riabilitazione del loro quadro psichico.

Quindi sarebbe bene intervenire fin da oggi, attivando modalità di aiuto per i più piccoli che coinvolgano tutte le figure più importanti della loro vita. Non solo i genitori, ma anche gli insegnanti.
Tutte le certezze su cui erano fondate le loro esistenze in gran parte sono state cancellate. Bisogna riscrivere un nuovo futuro, fatto di convivenza con il Coronavirus e di atteggiamenti e abitudini che dovremo conservare ancora a lungo. I grandi dovrebbero tenere conto di quello che i bambini provano in questo momento. Come sempre potrebbero stupirci con risposte che spesso mancano agli adulti.

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