Alunni fragili costretti alla didattica a distanza?

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Ai tempi del Coronavirus andare a scuola non è facile.
Tante le regole da rispettare, numerosi i protocolli da seguire. Per garantire, oltre al diritto all’istruzione, anche il diritto alla salute di tutti.
La situazione si complica nel caso di alunni fragili. Cosa prevede il ministero dell’Istruzione?
Per loro sarà obbligatoria la didattica a distanza?

Alunni fragili, chi sono

La legge parla della possibilità da parte del Ministero di adottare misure volte a venire incontro alle necessità degli studenti immunodepressi o con patologie gravi. I cosiddetti alunni fragili (articolo 2, comma 1, lettera d-bis) del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, convertito nella legge 6 giugno 2020, n. 41).
Gli alunni fragili, proprio come i lavoratori fragili, sono quelle persone che sono esposte a rischi potenzialmente maggiori di fronte all’infezione da Covid-19.
I lavoratori fragili sono quelli a maggior rischio contagio per diversi fattori, come età, stato di salute, patologie croniche e pregresse, immunodepressione, trattamento con terapie salvavita. Tali caratteristiche si possono applicare in larga parte anche agli studenti considerati fragili.

Le parole, però, hanno un peso. Come sottolineato dal Consiglio superiore della pubblica istruzione, che chiede chiarezza sul termine fragilità: un sostantivo troppo generico e anche ambiguo. E che rischia di essere assimilato alla disabilità, anche se le due condizioni non sempre sono coincidenti e le necessità non sempre uguali. «Tale assimilazione contrasterebbe inoltre con il principio di inclusività che caratterizza la scuola italiana e rappresenta un punto di riferimento per i sistemi educativi europei», si legge nel testo riportante il parere del CSPI.

rientro a scuola

Photo by Tim Gouw on Unsplash

Alunni fragili, cosa fare per il rientro a scuola

Le condizioni di salute che pongono uno studente nella “categoria” dei più fragili possono essere diverse. E devono essere valutate insieme al Dipartimento di prevenzione territoriale e al pediatra o medico di famiglia.
Spetta alla famiglia presentare in forma scritta, insieme a tutta la documentazione necessaria, la dichiarazione di condizione di fragilità.

A inizio anno scolastico, ogni istituto dovrebbe aver condiviso con le famiglie una circolare in cui si richiede di far pervenire presso le segreterie le dichiarazioni e la documentazione richiesta per determinare la condizione di fragilità. Che il consiglio superiore della Pubblica istruzione preferisce definire, per essere più chiari, in altro modo. Non alunni fragili o alunni con fragilità ma «studenti con patologie gravi o immunodepressi».
E una volta stabilita e accertata la “fragilità”, come devono procedere scuole e famiglie?

La didattica a distanza è la via più sicura?

L’ordinanza del Ministero, sottoposta a parere del consiglio superiore della Pubblica istruzione (CSPI), valuta anche la possibilità di beneficiare di didattica a distanza o di altre modalità di istruzione integrativa se non fosse possibile per gli alunni fragili seguire le lezioni in presenza.
Spetta però alle scuole valutare ogni singola situazione. Proponendo soluzioni come quelle che vengono adottate nel caso di studenti ricoverati a lungo per malattie gravi o trattamenti particolari, con il cosiddetto servizio di scuola in ospedale. Lezioni in presenza alternate a didattica a distanza o solo DAD nei casi più gravi. O altre alternative da individuare.

Di sicuro in questo modo si rispettano il diritto all’istruzione e il diritto alla salute. Ma cosa ne è del diritto alla socialità e allo stare insieme? E del diritto a condividere un’esperienza formativa e di crescita quale la scuola in presenza dovrebbe essere? I ragazzi sono stati isolati a lungo, per poi ritrovarsi durante l’estate. Con il rientro a scuola si potrebbe di nuovo perdere il contatto con i coetanei, già messo a dura prova dalle regole per il ritorno tra i banchi.
Ma il rischio che gli alunni fragili possano soffrire per questa mancanza è stato preso in considerazione?

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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