L’Aids non è morta: un altro virus causa un’epidemia diventata silenziosa

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiL’Aids è un’epidemia ben più invisibile di quella provocata da un altro virus, il Sars-Cov2. Ma non per questo si può dichiarare la malattia morta.

Il virus HIV continua purtroppo a diffondersi. Nell’indifferenza generale.

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Foto di Enric Moreu su Unsplash

Anche se non si vede, l’epidemia da HIV esiste

In Italia stiamo assistendo a un calo delle nuove diagnosi. Nel 2019 sono state 2531 rispetto alle 3003 nel 2018. Nel 2012, invece, i nuovi pazienti erano stati 4162. Le nuove diagnosi riguardano soprattutto persone tra i 25 e i 29 anni. L’incidenza dei nuovi casi è inferiore a quella del resto dell’UE, con 4,2 nuove diagnosi per 100.000 residenti contro 4,7. I dati del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (Iss) infondono un certo ottimismo. Anche se a preoccupare è il fatto che al test si arriva sempre più in uno stadio avanzato, con diagnosi tardive. Ed esiste tutto un sommerso che non viene preso in considerazione dalle statistiche. Si stima che 18mila italiani vivano senza sapere di avere l’Aids.
A differenza del coronavirus, che ha provocato una pandemia globale e per il quale la ricerca scientifica ha messo in campo una task force per correre ai ripari, per l’Hiv la situazione è differente. Non abbiamo ancora un vaccino o una cura.

Nel 2009 l’Organizzazione mondiale della sanità stimava che nel mondo c’erano 33,4 milioni di persone con il virus HIV e malate di Aids. Con un incremento di 2.7 milioni di nuove infezioni all’anno. 2 milioni, invece, i decessi annuali.
Dal 1981, anno in cui è stata scoperta la malattia, e il 2009 abbiamo avuto 60 milioni di contagi. Con 25 milioni di decessi.

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Foto di sergey mikheev su Unsplash

Eradicare  il virus HIV non è così facile

Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, spiega che trovare un vaccino contro l’HIV è molto complicato. Perché questo virus ha un alto tasso di mutazione ed è più sfuggevole all’immunità che la vaccinazione andrebbe a produrre.

Ce ne vorrebbero tanti, personalizzati, e comunque non basterebbero, perché l’Hiv muta anche all’interno del singolo soggetto infettato tanto da esaurire la capacità di risposta del suo sistema immunitario.

Inoltre il virus HIV tende a integrarsi con il genoma delle cellule. Rendendo più difficile il suo riconoscimento. A 40 anni di distanza dalla sua scoperta si possono tenere sotto controllo i sintomi, ma non si può curare e non si può sperare nella prevenzione tramite un vaccino. Anche se da tempo i ricercatori studiano cure ad hoc, come le terapie genetiche per separare il virus dal genoma.

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Foto di Alexey Derevtsov su Unsplash

Combattere il virus e combattere anche lo stigma che l’Aids ancora porta con se

Perché per molti pazienti vivere con l’Aids è un inferno. E non solo per i sintomi della malattia. I pazienti in molte parti del mondo sono come marchiati, vittime di pregiudizi che provocano discriminazioni e disapprovazione sociale. Come se dovessero essere isolati. Quando l’unica cosa di cui hanno bisogno è essere accettati per poter affrontare meglio il percorso di cure. 

In Malawi Medici senza frontiere ha messo in atto un progetto per sostenere le persone positive, attraverso punti di aggregazione. Nel paese africano, infatti, 1 persona su 10 è positiva al virus. E spesso bambini e adolescenti sono costretti a vivere con un peso psicologico inimmaginabile. Al quale deve aggiungersi lo stigma sociale che ancora, non solo in Africa, non consente di parlare apertamente della propria malattia. Allontanando spesso i più giovani dalle cure.
I Teens club sono dei gruppi di supporto dove si parla di educazione sanitaria, si gioca, si parla, si può contare sull’aiuto di personale medico, con un monitoraggio dei progressi e delle cure.
L’emergenza Coronavirus ha provocato una forte battuta d’arresto. La pandemia da Covid-19 sta sottraendo risorse ad altre malattie che, nel silenzio, continuano a provocare danni che potrebbero presto essere irreparabili. I malati di Aids, così come di altre malattie, non vanno allontanati. E non vanno dimenticati perché un altro virus tiene banco sulla scena internazionale. Vanno supportati e non abbandonati. Anche se l’isolamento e il distanziamento fisico (non sociale) hanno reso gli sforzi degli operatori molto più difficili.

L’HIV non è una barriera per le relazioni sociali, puoi stringere la mano dei sieropositivi ed abbracciarli. Solo Dio sa quanto ne hanno bisogno.
Lady Diana

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