In Europa esiste ancora un paese dove l’aborto è illegale

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Aborto, un tema delicato sul quale spesso si discute senza cognizione di causa. Senza sapere cosa vuol dire per una donna ricorrere a questo estremo gesto. Anzi, condannando la sua decisione e puntandole il dito contro, marchiandola con una lettera scarlatta perché ha deciso di interrompere volontariamente la gravidanza.

Un diritto per ogni donna. Anche se non è così per tutte. Ci sono paesi del mondo in cui l’aborto è una pratica illegale. E non dobbiamo andare troppo lontano. Perché in Europa c’è ancora un paese dove la legge lo proibisce.

Divieto d'aborto

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Malta, l’unico paese europeo dove l’aborto è illegale.

In Europa c’è un paese dove l’aborto è ancora illegale. Dove è ancora in vigore una legge che risale al 1724.
Qui chi decide di interrompere la gravidanza e chi aiuta una donna a farlo può essere incarcerato fino a tre anni. Di fatto è l’ultimo paese europeo a vietare totalmente l’aborto.

Ci sono altri paesi conservatori del Vecchio Continente che pongono molte restrizioni in tal senso. Paesi ultra cattolici, dove l’aborto è consentito solo se la salute della donna può essere messa a rischio dalla gravidanza o in caso di violenze, stupro, incesto. Ma a Malta non è consentito mai. In nessun caso.
Il paese che sorge nel Mar Mediterraneo, spesso oggetto di diatriba con l’Italia per la questione dei migranti non accolti, non accenna a voler cambiare. Nessun dibattito, nessuno ne parla, le donne che sono state costrette a espatriare per interrompere la gravidanza non ne parlano, come sostiene la dottoressa Andrea Dibben all’Economist.

370 donne ogni anno si recano all’estero per abortire. Spesso in Sicilia. Spesso ricorrono ad aborti clandestini, con tutti i rischi che questa pratica può comportare per la salute.
Donne che, appoggiate anche da medici favorevoli alla libertà di scelta, cominciano a unirsi e a formare comitati per chiedere che la legge venga cambiata. E che La Valletta finalmente riconosca l’aborto come un diritto.

Donna e aborto

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I paesi del mondo dove l’aborto è illegale.

Ha fatto particolarmente discutere nel 2019 la legge che in Alabama ha reso illegale l’aborto. Ma negli USA sono diversi i paesi in cui le limitazioni o i divieti sono decisamente pesanti: non solo Alabama, ma anche Georgia, Mississippi, Arkansas, Kentucky, Utah e Ohio.
Nel mondo 6 paesi su 10 vietano la pratica o la ammettono solo quando la vita della donna è in pericolo, malformazioni del feto, violenza sessuale.

Solo in Europa, oltre a Malta, sono 8 gli stati che propongono leggi restrittive. E nel resto del mondo le cose non è che siano migliori.
È illegale in Irlanda, nel Liechtenstein, in India (dove viene praticato l’aborto selettivo dei feti femminili), in Cina.
E ancora Egitto, Angola, Nicaragua, Iraq, Laos, Filippine, Repubblica Dominicana, Gabon, El Salvador, Isole Marshall, Senegal: in alcuni paesi nemmeno se la donna rischia di morire per complicazioni dovute alla gravidanza può abortire.

In altre paesi dove l’aborto è previsto, le limitazioni sono talmente tante da renderla una pratica impossibile da utilizzare in caso la donna prenda questa decisione. Tanto da costringerla a emigrare per poter abortire o a ricorrere agli aborti clandestini.

Donna in lacrime

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L’aborto in Italia.

L’aborto in Italia è regolato dalla Legge 194 del 1978. Come per la legge sul divorzio, il nostro paese ha dovuto aspettare gli anni Settanta per compiere un passo avanti incredibile in materia di diritti umani, in particolare della donna. Anche se oggi, purtroppo, si stanno facendo troppi passi indietro.

La legge italiana sull’aborto stabilisce che ogni donna può interrompere la gravidanza in ospedale entro i primi 90 giorni. Se si parla, invece, di aborto terapeutico, i tempi arrivano fino alla fine del secondo trimestre.
Ogni donna può recarsi in una struttura pubblica o convenzionata, parlare con il medico, che darà un certificato per l’interruzione di gravidanza. C’è poi una settimana di tempo per valutare se procedere o meno. In caso di minorenni, deve esserci almeno un genitore, altrimenti bisogna rivolgersi agli assistenti sociali e al giudice dei minori per autorizzare o meno l’aborto.

Una legge che di fatto ha reso l’aborto una pratica più sicura per tutte le donne, che prima erano costrette a farlo clandestinamente. Prima dell’approvazione del testo legislativo, infatti, interrompere volontariamente la gravidanza era un reato penale.

Scelta che oggi non è facile da prendere, visto che in molti credono che la legge 194 del 1978 sia messa a rischio dai vari movimenti per la vita e per la famiglia che condannano senza se e senza ma il gesto. Oltre che dall’aumento dei medici obiettori di coscienza. In Italia la media è del 70% negli ospedali pubblici, con picchi di più dell’80-90% in Molise, Trentino Alto Adige, Basilicata.

A più di 40 anni da quella storica legge, molto c’è ancora da fare. E da difendere. Perché i diritti conquistati non devono mai essere dati per scontati.
Anche il diritto di ogni donna di poter fare una scelta consapevole, di prendere una decisione che già di suo non è facile da prendere, in nessun caso.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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