Aborto e obiettori di coscienza, stretta dell’Europa: a rischio è la vita delle donne

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

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aborto e obiettori di coscienza
Photo by Imani Bahati on Unsplash

Sul tema dell’aborto e degli obiettori di coscienza interviene anche l’Unione Europa. Il Parlamento del vecchio continente, infatti, ha recentemente votato una risoluzione che ricorda agli stati membro che il diritto all’aborto è fondamentale e inalienabile e non può essere calpestato da nessuna legge nazionale.
L’Eurocamera chiede ai governi dell’Europa di fare qualche passo in avanti per quello che riguarda tematiche fondamentali, come la salute sessuale e riproduttiva delle donne. Anche in riferimento alle tasse sugli assorbenti, che sembrano essere ancora oggi dei beni di lusso e non di prima necessità (in Italia l’IVA è ancora altissima).

Un piccolo importante segnale per difendere i diritti civili. E per lanciare messaggi chiari e forti a quei paesi che li negano, in particolare alle donne.

La risoluzione dell’Europa in difesa dell’aborto contro gli obiettori di coscienza

Attraverso la risoluzione, adottata con 378 voti favorevoli, 255 contrari e 42 astensioni, sottolinea che “i diritti alla salute, in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali delle donne che dovrebbero essere rafforzati e non possono essere in alcun modo indeboliti o revocati“. Si aggiunge poi che “le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere“.
Si chiede dunque ai Paesi dell’UE di assicurare l’accesso ai servizi di alta qualità, completi e accessibili per quello che riguarda la salute sessuale e riproduttiva. Rimuovendo ogni barriera giuridica, politica, finanziaria e di ogni altro tipo, per garantire il pieno accesso ai diritti.

obiezione di coscienza
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L’Eurocamera sottolinea che purtroppo alcuni governi hanno leggi troppo restrittive che di fatto vietano l’aborto, costringendo le donne alla clandestinità o a chiedere aiuto ad altri Paesi. O a portare a termine una gravidanza contro la loro volontà. Una vera e propria violazione dei diritti umani. Oltre a essere una forma di violenza di genere. Il riferimento alla Polonia è tutt’altro che velato. Senza dimenticare che anche Malta nega il diritto all’aborto alle donne.
Si parla anche dell’Italia e in particolare il riferimento è all’obiezione di coscienza. “I deputati si rammaricano che la prassi comune in alcuni Stati membri consenta al personale medico, e talvolta a interi istituti medici, di rifiutarsi di fornire servizi sanitari sulla base della cosiddetta obiezione di coscienza. Il che porta alla negazione dell’assistenza all’aborto per motivi religiosi o di coscienza. E pone a repentaglio la vita e i diritti delle donne“.

La destra italiana si schiera contro la risoluzione

Tra chi ha votato contro c’è da sottolineare il parere contrario del centrodestra italiano. Fratelli d’Italia, Forza Italia e anche la Lega, a eccezione della deputata Anna Bonfrisco, hanno detto no alla risoluzione.

Non una novità visto che hanno fatto discutere recenti leggi regionali, in consigli guidati proprio dai partiti del centrodestra, in cui si rende più difficile l’accesso all’aborto. Negando di fatto alle donne un diritto sacrosanto, conquistato a fatica.

diritto all'aborto
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In Italia l’obiezione di coscienza è un problema serio

Abortire in Italia è un’impresa impossibile. Il comitato della carta sociale europea ha recentemente presentato le Conclusioni 2020 sul tema, con dati raccolti in 33 Paesi nel periodo di tempo che va dal 2015 al 2018.
Per quello che riguarda il nostro stato, l’organo del Consiglio d’Europa sottolinea che “in Italia permangono disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza a livello locale e regionale“. E ci sarebbero anche problemi con i dati a disposizione. “I dati forniti dal governo non dimostrano che il personale medico specializzato nel fornire il servizio sia sufficiente. Inoltre il governo deve dimostrare che i medici non obiettori non sono discriminati rispetto agli obiettori per quanto riguarda le condizioni di lavoro e le prospettive di carriera“.

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