Il valore e il potere della gentilezza in una società in cui ognuno pensa a se stesso

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La gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale di prendere la vita, non l’eccezione.
(Buddha)

Viviamo in una società egocentrica ed egoista. Nella quale ognuno pensa solo a se stesso. A coltivare il proprio orticello, come si è soliti dire. Senza pensare al bene comune.
L’umanità è stata messa di fronte a sfide inimmaginabili fino a poco tempo fa. Dalle quali si può uscire solo riscoprendo il valore, il potere e la forza della gentilezza, attitudine che quasi non ci appartiene più. Una vera e propria perla rara.

Cos’è la gentilezza? Cosa rappresenta per ognuno di noi?

Il significato di gentilezza ha molte accezioni. Secondo la definizione di Treccani, il significato più antico è legato alla nobiltà, ereditaria o acquisita esercitandosi con la virtù e l’elevatezza dei sentimenti, per riprendere la concezione che ne avevano gli stilnovisti.
Mentre il significato più spiccio riguarda la qualità di chi sa essere gentile nei modi e nell’animo, di chi sa essere cortese con gli altri, amabile, educato.
Attenzione, però, a non confondere la gentilezza con la semplice educazione, che ci spinge a salutare, ringraziare, essere affabili con le persone che ci circondano. Essere gentili non significa solo usare le buone maniere, comportarsi seguendo le regole sociali del buon vivere comune.
Essere gentili significa molto di più. Non è solo un comportamento, ma uno stato d’animo, un’attitudine, qualcosa che dovrebbe essere innato in ogni essere umano. Perché una comunità per crescere ha bisogno di regole condivise, di coesione, ma anche di empatia, di solidarietà, di altruismo. Il bene comune si raggiunge insieme. Non quando ognuno segue la propria strada.

La psicologia della gentilezza per vivere meglio

Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione di forza e di determinazione.
(Kahlil Gibran)

In un mondo in cui prevalere sull’altro, con la forza o alzando il volume della voce, come vediamo fare in molti talk show televisivi o sui social, ritrovare il senso della gentilezza può essere l’unica arma che abbiamo. Valentina D’Urso, docente di psicologia generale all’Università di Padova, qualche tempo fa spiegava che in una società in cui dominano valori come soldi, potere, successo, sembra che non ci sia più spazio per la gentilezza «intesa come amorevolezza e generosità, ma anche come buone maniere. Al contrario chi ha successo e denaro lo fa pesare non accettando le regole della gentilezza: formale (non esibire) ed emozionale (non umiliare)».

Eppure questo atteggiamento dovrebbe essere insito in ognuno di noi. Come diceva Lucio Anneo Seneca: «Ovunque ci sia un essere umano, vi è la possibilità per una gentilezza». Oggigiorno, invece, chi dimostra di essere gentile viene considerato debole. Mentre chi è competitivo, chi usa la sua forza, chi è spinto dall’egoismo in ogni sua scelta rappresenta il simbolo del cavallo vincente. Non una novità, visto che già nel 1741 il filosofo scozzese David Hume dovette sottolineare, a chi considerava l’umanità solo ed esclusivamente egoista, come invece l’essere umano è capace di riallacciarsi alla sua sfera emotiva per ritrovare quel valore perduto che dà benessere e crea rapporti più solidi. E che consente di vivere meglio.
Secondo la psicologia la gentilezza porta a scoprire una gamma di sentimenti che pensavamo non potessero più esistere. Amore per l’umanità e amore per il prossimo, filantropia e carità, in primis.

Perseguire il valore della gentilezza in una società dove si cerca sempre di prevalere sugli altri

Ritrovare la propria natura umana in un mondo sempre più disumano e disumanizzato. E non solo per dare un volto migliore alla società che stiamo lasciando in eredità ai nostri figli. La scienza ci dà ogni giorno ottimi motivi per coltivare il seme della gentilezza.
Provare empatia ed essere gentili con gli altri fa bene alla salute, diminuendo il rischio di ictus e infarto. Inoltre aiuta a risolvere tanti problemi e ad affrontare ogni discussione nel migliore dei modi, mettendoci nei panni dell’altro e cercando una via d’uscita che sia ottimale per tutti. Aiuta nel lavoro, così come a scuola, perché crea team collaborativi e pronti ad affrontare ogni sfida. Ed essere gentili permette di guardare la realtà con un altro approccio, più ottimista e meno pessimista. Un atteggiamento utile a rimboccarsi le maniche quando le cose non vanno come vorremmo. Al posto di lamentarsi e basta.

La mia religione è molto semplice. La mia religione è la gentilezza.
(Dalai Lama)

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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