Perché abbiamo tutti bisogno di un giorno del ringraziamento

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La gratitudine oggi è merce rara.
Siamo riusciti a importare tutto dagli States. Il Black Friday, Halloween, la figura di Babbo Natale come la conosciamo oggi e molto altro ancora.
Ma ancora non siamo stati capaci di adottare il Giorno del Ringraziamento.

Eppure ognuno di noi ne avrebbe bisogno. E che non sia solo un giorno.

giorno del ringraziamento

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Cos’è il Giorno del Ringraziamento.

Il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day) è una festa celebrata negli Stati Uniti d’America. Di origine cristiana, oggi è una festa laica. Si festeggia il quarto giovedì del mese di novembre. Mentre in Canada il Ringraziamento ha come data quella del secondo lunedì del mese di ottobre.
La festa è nata come giorno per ringraziare Dio per il raccolto e quanto ottenuto durante l’anno quasi giunto al termine.

Il primo Ringraziamento porterebbe la data del 1621, all’epoca dei padri pellegrini inglesi che colonizzarono l’America del Nord partendo a bordo della Mayflower.
Arrivati in quella terra lontana decimati per il lungo viaggio e per le malattie, molti morirono a causa della scarsezza di risorse. La sopravvivenza soprattutto in inverno non era facile. Furono aiutati dai nativi locali che insegnarono loro quali semi piantare e quali animali allevare. Nel dettaglio, granoturco e tacchini.

Da allora si celebra la possibilità che è stata data ai padri pellegrini di sopravvivere in quella terra lontana. Anche c’è chi sottolinea come la festa possa essere in realtà nata per evitare di riflettere sulle pesanti accuse mosse contro la colonizzazione inglese di quelle terre, a scapito dei nativi americani. A cui di fatto la terra è stata tolta.
Nel corso degli anni la festa è diventata sempre più laica, meno legata a riti religiosi. Un giorno per ringraziare, per stare in famiglia, per ricordare gli affetti più cari, portando in tavola piatti della tradizione come il tacchino ripieno e la torta di zucca.
Un semplice giorno per dire grazie per tutto quello che si ha. E si potrà avere. Per non dimenticare che essere grati è fondamentale.

gratitudine

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Gratitudine, motore di cambiamento.

In una società che non conosce gratitudine, in cui la comunicazione dell’odio e le parole ostili sono le protagoniste online e offline, in cui il più forte cerca di schiacciare il più debole, la buona pratica della gratitudine potrebbe essere quel motore di cambiamento di cui abbiamo profondamente bisogno.
Se l’atto di ringraziare è un gesto ormai desueto, che quasi non ci appartiene più e che rappresenta sempre più spesso un proforma, una cortesia che ci sentiamo in dovere di esternare, la gratitudine è tutt’altro. Ai bambini insegniamo a dire sempre grazie e per favore. Quando invece dovremmo educarli alla gratitudine. Ricordandoci anche noi quanto è fondamentale.
La gratitudine è uno stato d’animo, un sentimento, qualcosa che si prova. Non è qualcosa che si fa. O che sempre più spesso si deve fare per non passare per maleducati.

Essere grati significa essere riconoscenti. Non per forza verso qualcuno. Ma anche verso qualcosa. Verso ciò che accade intorno a noi. E che non implica azioni da parte nostra.
Significa migliorare le nostre vite, come sosteneva Wallace D. Wattles nel libro La Scienza del Diventare Ricchi:

Noi siamo sostanza pensante e la sostanza pensante prende sempre la forma di ciò che pensa” e continua: “La mente grata è costantemente fissa sul meglio; perciò, tende a diventare il meglio.
Wallace D. Wattles

Significa essere consapevoli di ciò che si ha e si è. Avere uno sguardo positivo, allontanare i pensieri negativi, cercare di trovare sempre il meglio in tutto.
Aprirsi al mondo e cercare di porre la nostra attenzione alle cose belle che accadono nella vita. Anche se è più facile farsi distrarre da quelle che hanno un impatto negativo.

Significa di fatto cambiare prospettiva.
Avere un nuovo approccio verso gli altri, il mondo e se stessi.
Per migliorare, per crescere, per uscire dalla comfort zone, per trovare nuove strade.
Senza mai dimenticarci da dove arriviamo e i passi compiuti fino a qui.
Per questo tutti dovremmo avere un nostro giorno del ringraziamento.

ringraziare

Photo by Dakota Corbin on Unsplash

Perché dovremmo festeggiare il giorno del ringraziamento.

Un giorno del ringraziamento laico. Un giorno in cui dire grazie. Semplicemente, senza aspettarci altro. Per essere grati di quello che abbiamo avuto e di quello che avremo. Anche di quello che non abbiamo avuto. Perché magari abbiamo ottenuto altro.
Ringraziare per ogni giorno bello vissuto, ma anche per quelli brutti che ci hanno dato la forza.
Essere grati al pianeta che ci ospita e fare in modo che non si debba pentire di tutta la fiducia che ha riposto nell’umanità.
Ringraziare per chi si è diventati oggi, per tutto il percorso fatto e per la strada che ci sarà da compiere. Ma anche chi ci è stato accanto, chi non c’è più, chi si è allontanato, perché ogni persona che ha fatto parte della nostra vita ha lasciato, nel bene o nel male, un’impronta che ci ha fatto crescere.
Dire grazie, solo grazie. Non abbiamo bisogno di un giorno in particolare per farlo. O di un luogo specifico per celebrarlo. Il giorno del ringraziamento dovrebbe essere sempre e ovunque.
Perché c’è sempre qualcosa per cui dovremmo essere grati.

Alziamoci in piedi per ringraziare per il fatto che se non abbiamo imparato molto, almeno abbiamo imparato un po’, e se non abbiamo imparato un po’, almeno non ci siamo ammalati, e se ci siamo ammalati, almeno non siamo morti. Perciò siamo grati. Ci sarà sempre qualcosa per cui vale la pena di ringraziare. Sii sempre riconoscente per gli affetti e le persone che già hai vicino a te. Un cuore grato ti rende felice. Buddha

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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