Educare alle emozioni: perché famiglia, territorio e scuola devono restituire spazi alla fantasia dei bambini

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Patrizia Lupini
Laureata in Pedagogia, giornalista pubblicista, scrittrice e direttrice editoriale, ha scritto libri per bambini e collabora con gli sportelli di ascolto di diversi istituti scolastici.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Photo by Max Goncharov on Unsplash

«Insegnare l’alfabeto delle emozioni è un processo simile a quello in cui si impara a leggere, poiché comporta la promozione della capacità di leggere e comprendere le proprie ed altrui emozioni e l’utilizzo di tali abilità per comprendere meglio se stessi e gli altri».

(Kindlon e Thompson, 2000)

«Ti voglio parlare con il cuore e narrare di un affetto lontano dal nostro mondo, da questo mondo catturato da un mostro cattivo chiamato “frenesia” che inghiotte ogni sogno, impedendo di far germogliare dentro di te ogni fantasia che si traduce in parole».

Un bambino è frutto d’amore e bisogna amarlo non per impegno, non per istinto, ma per quel dono che esso rappresenta, restituendogli un sentimento migliore: la consapevolezza di cosa gli occorre. Essere genitori non significa restare in un angolo dell’universo d’affetto a sorvegliare che il ritmo dell’esistenza sia regolare e regolato. Significa che «nella notte degli incubi fanciulli» si è lì, accanto a lui. «Sono qui per te e solo per te adesso: io farò lanterna alla tua consapevolezza».

Foto di 4144132 da Pixabay

Ecco, questa è l’importanza delle emozioni nei bambini.

Di fronte all’infanzia di oggi, affetta da video-dipendenza, da beni materiali, da ritmi veloci e attività sempre più strutturate o imposte, sorge spontaneo domandarsi come educare alle emozioni i bambini che trovano meno spazio alla fantasia, all’immaginazione, all’inventiva, alla creatività. Per non parlare della famiglia che si sgretola, famiglia allargata, famiglia con problemi  e sempre meno attenti alle esigenze affettive dei figli e mai si parla di emozioni, di quelle emozioni che sono destinate a tradursi in abilità socio-emotive derivate dalle loro fragilità, presenti durante il processo di crescita psicologica.

Educare ai sentimenti e alle relazioni sociali

La mancanza  si manifesta  in un forte disagio, come l’autoregolazione emotiva, che impedisce una serena crescita e, soprattutto, la costruzione di relazioni positive. E proprio questo stato, ossia l’emotività, determina la relazione del bambino/uomo con il mondo. Infatti il sorriso, il pianto, la rabbia, la paura, la gioia, la melanconia sono sentimenti che entrano in “gioco” per rispondere  a uno stimolo esterno o interno, che poi nella pubertà dovrà consolidare le proprie esigenze interiori per potersi distaccare dai suoi oggetti. Ma se non è stato educato ad esprimere e regolare i propri stati emotivi, il bambino non riuscirà a consolidare relazioni sociali, e diversamente il suo comportamento si tradurrà in una “fuga” da tutto e resterà per sempre attaccato alle sue fobie.

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Il percorso dell’intelligenza emotiva

Dunque saper individuare, riconoscere, gestire le proprie emozioni non è qualcosa di innato, ma è un percorso che inizia nell’infanzia ed è chiamato “intelligenza emotiva”. Voglio ricordare che un genitore non è un’àncora, ne una vela che porta lontano, ma è un faro che illumina un percorso con amore, una luce che consente tutte le magie possibili. E in quella luce le ombre s’allungano, ma non appaiono fantasmi o spiriti burloni, bensì segnali che indicano il giusto cammino. Quindi i genitori sono chiamati a costruire la vita emotiva dei loro figli, educare loro e se stessi alle emozioni per la crescita intellettiva.

Iniziare il percorso, dunque, con il dialogo del cuore – o meglio, dei cuori – perché resterà sempre nella vita e potrà vivere con la libertà delle emozioni espresse in modo autentico. In questo nostro tempo, caratterizzato dalla “pedagogia dell’inesistenza”, la scuola ha un ruolo fondamentale. Infatti, oltre alla crescita cognitiva e relazionale, è importantissimo accompagnare il bambino nella crescita emotiva per sopperire alla latitanza di figure importanti e fondamentali per la sua vita. L’educazione alle emozioni rappresenta un “di più” che la scuola offre attraverso l’ideazione di progetti strutturati in educazione alle emozioni, coinvolgendo il territorio e la famiglia. Perché «l’emozione per amore dell’emozione è lo scopo dell’arte; l’emozione per amore dell’azione è lo scopo della vita» (O. Wilde).

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