Chiese chiuse, chiese aperte: la spiritualità è nell’anima. E viaggia online

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C’è chi in Italia cavalca l’onda della spiritualità e chiede di aprire le chiese per Pasqua.
Salvini e la Lega lo ribadiscono. Aprite almeno ai capifamiglia.
Mentre la posizione ufficiale della Chiesa è una sola: gli edifici religiosi per la preghiera e il culto rimarranno chiusi.
I fedeli che vogliono seguire il triduo pasquale e le Messe possono farlo accendendo radio e tv. E anche online.
Perché la spiritualità è nell’anima. La fede può anche non essere espressione pubblica ma privata. E rimanere nel cuore e all’interno delle nostre cose.
E viaggiare online non solo con parole, ma anche con gesti che fanno ricordare, religiosamente parlando, cosa significa la Pasqua.

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Foto di James Chan da Pixabay

Chiese aperte, la Lega gioca la carta della fede.

Prima Matteo Salvini, poi altri esponenti della Lega. Tutti improvvisamente sono diventati così religiosi da non riuscire a vivere senza la Messa della Domenica. E in particolare senza la Messa del giorno di Pasqua, la più importante di tutto l’anno.
Matteo Salvini, leader della Lega e dell’opposizione, ha chiesto che le chiese venissero aperte per la Messa di Pasqua. Garantendo tutte le norme di sicurezza, ovviamente. Come se fosse possibile e facile, soprattutto.
In occasione di un’intervista rilasciata a SkyTg24, l’ex Ministro dell’Interno ha dichiarato:

Sostengo la richieste di coloro che dicono di poter entrare in chiesa, seppur ordinatamente, con le distanze di sicurezza, per la Messa di Pasqua, magari un po’ alla volta, in quattro o cinque. C’è un appello promosso da Tempi ai vescovi italiani:, rispettando le distanze, in numero limitato, la santa di Pasqua per milioni di italiani può essere un momento di speranza.

Una follia, secondo molti. A cui seguono le parole di un altro leghista, Lorenzo Gasperini, capogruppo della Lega al comune di Cecina, che su Facebook rilancia l’idea del suo capo politico:

Si aprano le Chiese a Pasqua e si permetta di partecipare ai capifamiglia, in rappresentanza della propria società domestica, con due persone per panca, una panca sì una no. Il resto è cianciare di politici impauriti, di destra o di sinistra, senza virilità, senza speranza.

Dal canto suo, l'”alleata” di destra Giorgia Meloni chiede con emendamenti la possibilità di “implementare la celebrazione delle messe anche da remoto e di dare la possibilità ai fedeli, per quelle realtà che sono in grado di rispettare le regole e mantenere le distanze di sicurezza, di tenere aperto ma non penso si possa fare molto di più.

Una boutade pericolosa.

Contro le parole dei due leghisti si sono scagliati gli utenti che sui social network non riescono nemmeno a concepire come si possa immaginare di riaprire le chiese. Le parole di Salvini sono, per molti, senza senso. Solo uno spot pubblicitario per accaparrare qualche voto. Mentre quelle del suo collega, nel 2020 fanno venire i brividi, soprattutto per il riferimento al “capofamiglia”.
Anche il mondo politico si è scagliato contro questi proclami.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è contrario e chiede all’ex ministro “Se tu vuoi fare arrivare davvero ad aprire le chiese, se non è solo un titolo per un giornale, allora devi fare una cosa molto chiara, cioè devi chiedere o alla Lombardia o al Veneto, Regioni che governi, di fare un’ordinanza in questo senso. Altrimenti siamo sempre alla ricerca delle parole e non dei fatti”.
E rispondono anche i suoi governatori, come Luca Zaia, che sottolinea come molti cattolici potrebbero essere interessati, ma “l’Istituto Superiore di Sanità disse assolutamente no. Anche perchè in letteratura ci sono casi di grandi contagi nelle celebrazioni religiose”.

Ma davvero i cattolici vogliono che le chiese riaprano? La Chiesa in tal senso è stata categorica. Le chiese rimangono chiuse. Ma la fede e la religiosità non si fermano. Vanno avanti, anche se a distanza. Con il papa “testimonial” perfetto di questa distanza che le religioni, anche ai tempi della Pasqua, devono mantenere per il bene di tutti.

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Photo by Deb Dowd on Unsplash

Chiese chiuse per decreto. E per senso civico.

A ribadire la posizione è la CEI, che ricorda che le attuali misure restrittive impediscono ai fedeli di partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa. Le stesse autorità ecclesiastiche hanno diramato a tutti i sacerdoti linee guida che sono inequivocabili.
Il Cardinale Gualtiero Bassetti ha ricordato che svolgere le Messe a porte chiuse è una sofferenza. Ma è una sofferenza necessaria. E poi esistono altre modalità per seguire i riti della Pasqua.

Purtroppo in duemila anni di cristianesimo è la prima volta che celebriamo la Pasqua in una maniera così ridotta, e questo, credetemi, è una grande sofferenza per tutti voi, ma anche per noi sacerdoti e vescovo, vostri pastori.

La stessa Conferenza Episcopale ha sottolineato ancora una volta che “le misure restrittive, poste a tutela della salute pubblica, impediscono il concorso del popolo, come spiegato negli Orientamenti​”.
Il Cardinale Angelo De Donatis a pochi giorni dal lockdown che ha chiuso l’Italia, aveva chiesto ai preti di fare in modo che le regole venissero rispettate.

Cari sacerdoti, ci affidiamo al vostro saggio discernimento. Siate vicinissimi al popolo di Dio, fate sentire ciascuno amato e accompagnato, aiutate tutti a percepire che la Chiesa non chiude le porte a nessuno, ma che si preoccupa che nessun ‘piccolo’ rischi la vita o venga dimenticato.

Le chiese chiudono le porte. Ma non lo fa la Chiesa. La spiritualità si può vivere pienamente anche fuori da un edificio. Nelle proprie case.

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Photo by Daoudi Aissa on Unsplash

La salute val bene una Messa online. Perché la spiritualità è nel nostro cuore.

Messe in tv, anche in diretta dal Vaticano, con Papa Francesco da solo in piazza San Pietro o dentro la Basilica a celebrare la Santa Messa e a pregare per tutta l’umanità, cristiani e non.
Ma anche messe celebrate alla radio e rosari recitati in maniera collettiva a distanza da fedeli che non rinunciano alla fede, ma comprendono che in questo momento è meglio stare a casa.
Senza dimenticare le dirette streaming che arrivano non solo dallo stato pontificio. Ma anche dalle piccole chiese e da parroci che hanno abbracciato la tecnologia per non lasciare soli i propri fedeli. Che oggi più che mai hanno bisogno di sentirsi comunità. Come ne ha bisogno ogni essere umano su questa terra in un momento difficile come quello del Coronavirus.

Perché la spiritualità si può vivere intensamente. Anche senza la presenza fisica. O una struttura che apre le sue porte.
La fede, qualunque essa sia, fanno parte del nostro essere, della nostra essenza. E questo rapporto intimo con la spiritualità nessuna restrizione ce lo potrà mai togliere.
Tutto il resto sono solo parole vuote e pericolose. Ben lontane da quel credo che in molti professano di avere, ma che non dimostrano di aver assimilato nel più profondo del loro cuore.

La spiritualità è riconoscere la luce divina che è dentro di noi. Essa non appartiene a nessuna religione in particolare, ma appartiene a tutti.
(Muhammad Ali)

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