Son tutte belle le nonne del mondo. E ci insegnano cosa significa l’accoglienza

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Dici nonni e subito ti vengono in mente ricordi piacevoli dell’infanzia, se hai avuto la fortuna di crescere con accanto una figura famigliare che è molto di più.
Custodi di saggezza, cultura, storia. Babysitter preferiti dai nipoti, così come dai genitori che possono lavorare senza troppi sensi di colpa. Fonte inesauribile di storie, racconti, aneddoti, che vengono serbati nel cuore.

A casa dei nonni la porta è sempre aperta. Rari i casi in cui rifiutano di assumersi questo ruolo fondamentale per la società moderna, come lo è stato nel passato, nelle famiglie numerose che vivevano tutte insieme sotto lo stesso tetto.
Ed è aperta non solo per i nipoti di sangue. Ma per tutti quei bambini che hanno bisogno di essere tenuti in braccio da un nonno. Da qualunque parte del mondo provengano.

nonna

Photo by Guille Álvarez on Unsplash

Le nonne italiane di Campoli del Monte Taburno.

Questa estate ha fatto il giro del web e delle bacheche di Facebook una foto semplicemente straordinaria. Che ci insegna che un’altra Italia è possibile, in un periodo storico non proprio piacevole da affrontare quanto ad accoglienza.
Nel gruppo Sei di Campoli se, infatti, è stata pubblicata l’immagine di tre donne anziane, tre nonne, con in braccio altrettanti bambini. Niente di eccezionale, penserai. Quei piccoli, però, non erano i loro nipotini. Ma i figli di alcuni migranti ospitati in un centro di accoglienza che si trova nella città in provincia di Benevento.

Un gesto d’amore semplice, puro e genuino. Come quello di una nonna che si prende cura dei suoi nipotini, mentre i genitori sono al lavoro o impegnati in altre faccende. Sedute tutte e tre vicino, mentre cullano questi piccoli.
E le immaginiamo mentre raccontano loro storie e racconti, fantasiosi o di vita vissuta. La loro, che di esperienza alle spalle ne hanno.
E immaginiamo anche i bambini che pendono dalle loro labbra, sentendosi sicuri, protetti e amati. Magari imparando anche la lingua italiana prima di andare a scuola.

Anche Sandro Ruotolo, giornalista televisivo, ha condiviso un’immagine che vale più di mille parole.

Zia Nicolina, zia Vincenza, zia Maria, come vengono chiamate nel gruppo, sono sedute su una panchina, probabilmente nella piazza del paese. E da quella panchina ci insegnano cosa significano parole come accoglienza, inclusione e integrazione. Oltre che amore e umanità.
C’è anche chi ricorda quando più di 30 anni fa sedeva su quelle stesse gambe, scaldato da quegli stessi sorrisi e amato da quei cuori che non chiudono porte o porti. Ma accolgono.
Come hanno fatto alcune mamme in Sicilia, che si sono offerte come babysitter per la figlia di una donna ambulante in spiaggia e la cui storia ha fatto il giro di Facebook.

Nonna con neonato

Photo by Paolo Bendandi on Unsplash

Nonni e nonne d’Italia.

I nonni in Italia sono 12 milioni (dati Eurostat 2017). 1 su 3 si prende cura dei nipoti ogni giorno. E molti aiutano anche economicamente figli e famigliari. Non di rado capita che i nonni non siano ancora in pensione e lavorino dando comunque una mano alle famiglie dei figli.
L’Italia è la nazione con il tasso di over 65 più alto rispetto a chi ha tra i 15 e 64 anni (35% degli italiani, sopra la media europea). L’aspettativa di vita è aumentata.

Aumentano i nonni d’Italia, diminuiscono però i bambini. Nel 2017 i nati sono stati 458.151, il numero più basso dai tempi dell’Unità d’Italia. Mancano misure a sostegno delle famiglie. E i bambini sono sempre meno. Mentre la popolazione invecchia.

Un divario netto che si aggrava quando gli anziani non sono più in grado di badare a se stessi. E per i figli, diventati a loro volta genitori, far quadrare il ménage famigliare diventa complicato.
La soluzione? Permettere a bambini e anziani di crescere insieme. A casa o in strutture pensate ad hoc.

Nonni e bambini, una risorsa preziosa per la società.

Quando nonni e bambini sono insieme, i primi ritrovano la giovinezza perduta, mentre i secondi possono imparare tutto quello che è fondamentale per la vita. Per questo motivo non si dovrebbe mai negare un rapporto fondato sul reciproco affetto e scambio.
Anzi, bisognerebbe incentivarlo. Così che i nonni possano ancora sentirsi utili e preziosi in una società che per loro corre troppo veloce e tende ad abbandonarli e dimenticarli strada facendo. Mentre i bambini possono contare sui migliori insegnanti che si possano immaginare.

Il progetto di condivisione e coabitazione di Piacenza.

Esemplare, in tal senso, un progetto di Piacenza, dove c’è una struttura in cui bambini e anziani si incontrano ogni giorno. Crescendo insieme con lentezza, amore e condivisione.
Qui l’Unicoop ha creato un asilo all’interno di una casa di riposo per anziani. Un progetto di educazione intergenerazionale, che fa coabitare piccoli e anziani. Che interagiscono in aree comuni, a stretto contatto.

Per non dimenticare che gli anziani possono ancora dare molto. Soprattutto a chi si affaccia alla vita.

Foto di Nikon-2110 da Pixabay

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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