Continuiamo a costruire muri nel mondo. Per difenderci (dalle nostre paure)

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Il 13 agosto del 1961 ha avuto inizio la costruzione del Muro di Berlino: un sistema di fortificazione eretto dal Governo della Germania Est per impedire la circolazione libera delle persone con la Berlino Ovest.
Il muro è caduto l’8 novembre 1989.
Oggi ne rimangono tre tratti in città, tra cui la galleria d’arte a cielo aperto East side Gallery e piccoli frammenti, molti dei quali falsi, nei negozi di souvenir.

Alla fine della seconda guerra mondiale i muri recensiti erano appena 7.
Nel 2001 ne esistevano 17. Secondo la geografa Elisabeth Vallet, almeno 77.
Nigrizia dice 78.
Numeri a parte il dato significativo è che i muri, invece di diminuire, crescono.
Dovevano diventare reperti turistici come la Grande muraglia cinese e invece continuano a dividere il mondo, fisicamente e mentalmente.
Come scrive Oscar di MontignyNessun muro si è rivelato inespugnabile. È solo un palliativo temporaneo alla paura della globalizzazione, comunque costosissimo in termini di manutenzione, sorveglianza e impatto ambientale. Senza contare il costo di vite umane che ritengo non monetizzabile. Non stimabile”.

Photo by Max Böhme on Unsplash

I muri fisici.

1940. Quasi mezzo milione di persone del ghetto di Varsavia viene blindato in meno di 4 chilometri quadrati.

1945. Corea: due colonnelli americani tracciano una linea su una carta, sul 38° parallelo, 238 km sui quali sarebbe stata costruita la zona demilitarizzata coreana, una striscia di terra che fungeva da cuscinetto tra le due Coree.

1974. Cipro. Una linea verde, che era la linea del cessate il fuoco, su cui una barriera lunga 180 km divide l’isola di Cipro tra nord e sud.
La capitale Nicosia è spaccata da filo spinato e sacchi di sabbia a mo’ di muraglione.

Fine anni ‘80. Il Bangladesh e l’India condividono un confine che si estende per oltre 3.000 miglia e alla fine degli anni ’80 l’India inizia gli sforzi per fortificare il confine.

1985. Viene costruito il primo tratto di muro a Lima, in Perù, dal collegio gesuita Immacolata Concezione per impedire che le costruzioni della adiacente baraccopoli si avvicinassero troppo all’istituto.
I 10 km di muro dividono Pamplona alta, con case da milioni di euro, da La Molina, distretto con baracche sulla collina della città, niente servizi e zero acqua.

Foto di Hédi Benyounes su Unsplash

1993. Bill Clinton dà inizio alla costruzione della recinzione tra Stati Uniti e Messico. Progetto portato avanti da George W. Bush e Barack Obama. Oggi misura più di 1.120 km e Donald Trump ha detto più volte che vorrebbe completare i 3.200 km di confine rimasti.

2002. Israele inizia la costruzione di una barriera per dividere il territorio dalla Cisgiordania. 570 km costruiti, sui 764 km pianificati, che impatta nella vita quotidiana con lunghe file ai checkpoint.

2003. Il ricco Botswana si è separato dal povero e instabile Zimbabwe con una rete metallica elettrificata che corre per 500 km. La motivazione starebbe nella diffusione dell’afta epizootica, una malattia che aveva colpito le mandrie di bestiame dello Zimbabwe e che preoccupava il Botswana, la cui economia si sostiene molto con l’esportazione di carne di manzo.
A questo si aggiunge la volontà di difendersi dai migranti da parte di un paese che si basa molto anche sul mercato dei diamanti.

2012. La Grecia inizia la costruzione di un muro per separarsi dalla Turchia: 4 metri alto e lungo una decina di chilometri per tappare le parti più porose della frontiera, segnata dal fiume Evros, dove sono annegati in decine, nel sogno di una vita diversa.

2013. Ha inizio il muro tra Bulgaria e Turchia, concluso nel 2017 per una lunghezza complessiva di circa 200 km: filo spinato, torrette presidiate da soldati e guardia di frontiera con camere a infrarossi e sensibili al calore.

Foto di Megan Clark su Unsplash

2014. Il Kenya ha iniziato a costruire una recinzione di 5,3 km sul confine lungo 700 km con la Somalia. Il motivo starebbe nella volontà di fermare i profughi e impedire incursioni di terroristi.
Si vorrebbe anche confinare il campo profughi di Dadaab, con all’interno 235mila persone, perché considerato un pericolo per la sicurezza nazionale

2015. Il Governo dell’Ungheria crea una barriera di filo spinato e lamette lunga 175 km e alta 3.5 metri, che divide il paese dalla Serbia, costruita dall’esercito e dai disoccupati, nell’ambito della crisi migratoria per impedire l’ingresso a chi cerca di raggiungere l’Europa dalla rotta balcanica.
Nel 2017 sono stati aggiunti sensori che danno scosse elettriche.

2015. Si sta costruendo anche un altro muro con la Croazia, che sarà il doppio di quello che divide l’Ungheria dalla Serbia.
3 km di filo spinato posizionati anche lungo il confine tra Austria e Slovenia, presso una zona vinicola, via di passaggio dei migranti dopo la chiusura tra Ungheria e Croazia.
Altri quasi 200 km di barriera sono stati eretti lungo la Balkan Route, quella tra Croazia e Slovenia.

2016. Un km di muro, costruito in Brasile, tra gli automobilisti di un’autostrada che collega la città di São Paulo alla costa atlantica e una favela nata nel 1972, per migliorare la sicurezza dell’autostrada, dopo che dei residenti della favela hanno derubato automobilisti in fila.
L’intervento è costato più di 3 milioni di euro. Nella favela non ci sono fogne, bagni o infrastrutture.

Ragazza dietro recinto

Photo by Roi Dimor on Unsplash

2016. In Norvegia barriera eretta al confine con la Russia: 200 metri per quattro di altezza. Una recinzione di cui i norvegesi ridono, ma che il Governo sostiene per rafforzare la sicurezza al passaggio senza passaporto.
La recinzione è collegata ad una più vecchia. Il fatto curioso è che molti attraversano il confine in bicicletta. Perché la legge non prevede che si possa andare a piedi.

2017. La Bulgaria porta a termine il muro di filo spinato di 240 km al confine con la Turchia.

2017. Paesi baltici e Russia, per ostacolare i siriani, afghani e iracheni, che provano a passare di qua, ma anche dei tanti russi che sognano una vita migliore.
La Lituania avvia una recinzione super tecnologica con Russia e Bielorussia.
La Lettonia ha già blindato i primi 23 km al confine con la Russia e nel 2019 avrà 92 km di barriera e mira a costruirne altri.

2018. Muro di 764 km di filo spinato, alto 3 metri, che divide la Turchia e la Siria (dovrebbero diventare 911). Ufficialmente nato per proteggere dai gruppi terroristici jihadisti e separatisti. Il muro è corredato di sistemi di sorveglianza ravvicinata, telecamere termiche, radar di sorveglianza terrestre e sistemi di armi telecomandate. Le aree più estese sono controllate da radar per il rilevamento di droni.

2019. A Calais, nel nord della Francia, una cinta muraria alta 3 metri è stata innalzata sul perimetro di una stazione di servizio Total per evitare l’intrusione di migranti che salgono sui camion con destinazione Gran Bretagna. Si chiamano passeur, coloro che aiutano i tanti disperati ad attraversare clandestinamente la frontiera.

2019. Si parla di muri anche in Italia.
Con il ministro Salvini che ipotizza 232 km di confine per separare il Friuli Venezia Giulia dalla Slovenia. 2 miliardi il costo ipotizzato.

I muri virtuali.

Paure, tragedie umanitarie, politiche di ultradestra.
Fragili democrazie le nostre, che, invece di abbattere, ci isolano, rifiutando, respingendo. Il muro come strategia difensiva. Ognuno nel suo.
Per una società che separa, blinda, chiude.
Ed invece dovrebbe rimettere al centro l’uomo.

Curiosità

Altalene per superare i confini.
Nella barriera tra Messico e Usa, l’idea di due architetti statunitensi per oltrepassare i curi e ricostruire legami attraverso il gioco.
Un bell’esempio di creatività applicata all’architettura.

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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