Ragazzi in fuga dall’Italia. Chi sono i nostri migranti

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiGiovani, istruiti, creativi, appassionati. Questo è il ritratto dei Migrantes italiani.
Ragazzi in fuga da un’Italia che non sa valorizzarli. E che così facendo perde un grosso potenziale.

emigrati italiani
Photo by Carsten Carlsson on Unsplash

Gli italiani che lasciano l’Italia

Il Rapporto Italiani nel mondo 2020, redatto dalla fondazione Migrantes CEI, svela che da gennaio a dicembre 2019, all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) si sono iscritti 257.812 cittadini italiani. 198mila iscrizioni in più rispetto al 2018. Di questi, il 50,8% ha richiesto l’iscrizione per espatrio, il 35,5% per nascita, il 6,7% per reiscrizione da irreperibilità, il 3,6% per cittadinanza, lo 0,7% per trasferimento dall’AIRE di altro comune e il 2,7% per altre motivazioni.
Nel 2019, 130.936 italiani, con un incremento di 2.353 persone rispetto al 2018, hanno chiesto la residenza in un paese che non era l’Italia.
Nel 2006 gli italiani iscritti all’AIRE erano 3.106.251. Sono diventati quasi 5.5 milioni nel 2020 (5.486.081, il 9,1% della popolazione italiana), con un aumento del 76,6% in 15 anni.

Da dove sono partiti gli italiani espatriati all’estero? A perdere concittadini è soprattutto il Sud: Sicilia (-35.409), Campania (-29.685) e Puglia (-22.727). La popolazione di connazionali che viveva nel meridione e che ha deciso di lasciare la propria terra rappresenta il 48,1% (2.6 milioni). Mentre dalle isole l’espatrio ha riguardato 908mila persone (16,6%) nelle Isole. Per quanto riguarda le regioni del Nord Italia la percentuale è del 36,2% (quasi 2 milioni di persone), mentre per il Centro i dati parlano di 816mila persone (15,7%).
I dati provinciali, invece, suggeriscono che Roma è la prima provincia per iscritti, seguita da Cosenza e Agrigento. La classifica vede poi comparire province come Milano, Napoli, Salerno, Torino.

migrantes
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Italiani in cerca di lavoro all’estero: dove siamo nel mondo

Europa e USA sono le mete predilette da chi espatria all’estero in cerca di vita migliore, fortuna, lavoro, altre possibilità. Le quote nel continente americano e nell’America Latina sono cresciute in particolare per acquisizioni di cittadinanza. Brasile, Argentina, Cile, Venezuela rappresentano i paesi con un aumento maggiore di iscrizioni di cittadini italiani.
Nel vecchio continente, invece, l’aumento è avvenuto per una nuova mobilità interna soprattutto ai paesi dell’UE (a inizio 2020 i residenti totali erano quasi 3 milioni, con un incremento di più di un milione negli ultimi 15 anni). I paesi dove maggiormente troviamo nostri concittadini sono la Germania (quasi 252 mila nuove iscrizioni), il Regno Unito (quasi 215 mila), la Svizzera (più di 174 mila), la Francia (quasi 109 mila) e il Belgio (circa 59 mila). Altre crescite significative hanno riguardato paesi considerati emergenti, come Malta, Portogallo, Irlanda, Norvegia e Finlandia.

italiani all'estero
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Giovani e istruiti, spesso con famiglia al seguito: l’identikit degli italiani all’estero

Rispetto a 15 anni fa i migrantes italiani sono più giovani, anche a causa delle nascite all’estero, che hanno registrato un aumento del 150,1%. E della nuova mobilità di famiglie con minori al seguito (+84,3%). Oltre che per giovani e giovani adulti che cercano lavoro all’estero (+78,4% di aumento per l’età compresa tra i 19 e i 40 anni). Le donne rappresentano il 48% (2.6 milioni), i minori il 15% (più di 824mila, del quale il 6,8% ha meno di 10 anni). La comunità anziana, invece, è così composta: circa 523 mila iscritti tra i 65 e i 74 anni, quasi 358 mila tra i 75 e gli 84 anni e 231 mila per gli over 85. 

Nel 2006, secondo i dati Istat, il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva un titolo di studio basso, licenza media o elementare, o nessun titolo. Mentre il 31,6% aveva un diploma, una laurea o un dottorato. In 12 anni abbiamo assistito a una crescita della popolazione con titoli di formazione e scolarizzazione più alti. A crescere di più sono però i diplomati in cerca di lavori generici e non i cittadini altamente specializzati, come spesso erroneamente si crede.

L’Italia sta continuando a perdere le sue forze più giovani e vitali, capacità e competenze che vengono messe a disposizione di paesi altri che non solo li valorizzano appena li intercettano, ma ne usufruiscono negli anni migliori, quando cioè creatività e voglia di emergere sono ai livelli più alti per freschezza, genuinità e spirito di competizione.
Rapporto Migrantes

Non una novità, purtroppo, in un paese che spesso non valorizza le proprie risorse. 

Se la nostra “cara e diletta Italia” è quel paese descritto dal Rapporto Italiani nel Mondo, sempre meno giovane e sempre meno entusiasta, lavorare per rammendare il tessuto della nostra storia diventa quanto mai doveroso e non più procrastinabile.
Gualtiero Bassetti, presidente CEI

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