Quanto vale una vita umana

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Quanto vale una vita umana?

Non ha prezzo, risponderebbe la maggior parte di noi. Ma è un’utopia pensare che ogni esistenza umana su questa terra non abbia un costo. In Italia, ad esempio, una vita vale quanto una propaganda elettorale, un voto in più nelle urne. Nel mondo è merce di scambio. E non tutte le vite umane hanno lo stesso prezzo. Il valore lo stabiliscono la razza, il luogo d’origine, l’età, il genere, il paese dove vivono.
Squallida come idea. Ma è la triste realtà.

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Ogni vita umana ha un prezzo.

Il valore economico e monetario della vita di ogni essere vivente non è unico. Può essere diverso. E secondo alcuni economisti il valore di un uomo si calcola in base al PIL del suo paese. Più è alto il PIL, più ha valore la vita umana di quel paese. William Viscusi, economista dell’Università Vanderblit (Usa), ci informa che la vita in Italia ha un peso di 4,71 milioni di euro. Nelle Bermuda un uomo vale 15,5 milioni. In Burundi “solo” 45mila dollari. Niente, praticamente.
In Svizzera recentemente si è fatto un calcolo per capire quanto un cittadino della confederazione può valere, per capire come agire in termini di sicurezza e investimenti. Devi sapere che in Svizzera la vita di un uomo vale 5,6 milioni di euro.
Il divario tra Nord e Sud del mondo è notevole (ndr se vuoi vederlo con un colpo d’occhio, ci sono anche delle infografiche).

Se dal punto di vista etico queste cifre fanno rabbrividire, perché ogni vita umana non dovrebbe avere prezzo, ecco che se si pensa al rapporto costi-benefici si trova il motivo per cui si è soliti dare più valore a un uomo rispetto a un altro. Per prendere decisioni e per capire quanto uno Stato è disposto a pagare per salvare una vita umana. O per risarcirla in caso di incidente, morte improvvisa, evento catastrofico.

Ha fatto scalpore la decisione di Benetton di risarcire le famiglie delle vittime del Rana Plaza con 900 euro a persona. Per il gruppo è questo quello che valgono i 1200 operai tessili dell’edificio crollato a Dacca. In Italia una ragazza vittima di una violenza sessuale ha un risarcimento di appena 4.800 euro. Niente per una vita rovinata come la sua.

Nel prezzo “stabilito” entrano in gioco molti fattori. Anche se il tentativo è di considerare il costo della vita umana sempre al ribasso.
Ogni nostra scelta personale influisce sul costo della vita di ognuno di noi. Fumare o non fumare. Guidare l’auto a velocità troppo sostenuta. Fare un lavoro potenzialmente pericoloso. Dove sei nato e dove vivi. La tua età. Quanto puoi essere ancora produttivo.
Tutto questo stabilisce quanto vale la mia vita. E quanto vale la tua. Con cifre che possono discostarsi molto anche per persone che vivono nella stessa città, ma hanno stili di vita differenti.

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E quando si parla di migranti, il conto diventa ancora più amaro.

Il dottore in Economia François Xavier Albouy sostiene che se da un lato le vite degli occidentali possono arrivare a valere milioni di dollari, ci sono paesi del mondo in cui non hanno alcun valore. Valgono meno di zero. Perché queste persone hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo. In cui non ci sono investimenti per la sicurezza, in cui non ci sono prospettive di crescita, in cui il PIL è talmente basso da rendere praticamente nullo il loro valore in quanto esseri umani. Ed essendo così basso il loro valore, nessuno ha interesse a investire nel settore sanitario o nell’educazione. Un cane che si morde la coda. Un circolo vizioso destinato a continuare all’infinito.
Di questo dovremmo scandalizzarci. Non avendo valore, queste persone diventano facile merce di scambio. E anche di contrabbando. Sì, contrabbando di vite umane.

Il Senegal, il Ghana, la Costa d’Avorio, la Nigeria sono solo alcuni dei paesi d’origine, da cui scappano per guerre, persecuzioni, violenze, siccità, perché sono migranti climatici. I viaggi costano. Costano parecchio. Costano anche in termini di vite umane. Perché molti di loro non arriveranno. C’è chi ci guadagna sulla pelle di questi uomini, donne e bambini che per l’economia mondiale non valgono nulla.

Il 2018 è stato l’anno peggiore. 564 migranti sarebbero morti ad agosto. 200 a luglio. Le foto di bambini arrivati senza vita sulle spiagge hanno fatto scalpore per un po’. Poi ce ne siamo dimenticati. Perché la loro vita non vale come la nostra. Loro non sono come noi. Perché “un po’ se lo sono cercato“, è la frase più becera e razzista che si possa immaginare.

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Quanto vale la loro vita? Nessun politico se lo chiede.

C’è chi ci fa campagna elettorale e guadagna milioni di like sulla vita di ogni migrante (come sottolineato da Matteo Renzi riferendosi a Matteo Salvini). O chi ne fa una questione di forza o di bullismo per farsi sentire in Europa. Chi si rimpalla le barche di ONG che salvano queste vite in mare, come se fosse una partita di tennis. Come se a bordo non ci fossero persone. Come se fosse un gioco a chi fa la voce più grossa.

E allora facciamo in modo che questa domanda riecheggi sia quando si tratta di valutare la nostra vita sia quando si tratta di valutare quella degli altri. Forse, come suggerisce sempre François Xavier Albouy, visto che è un’utopia avere un “prezzo unico” per ogni essere umano su questa terra, dovremmo batterci per un prezzo minimo della vita umana.
Così da costringere economisti, imprenditori e politici a prendere decisioni che siano in grado di preservare ogni vita umana. Rispettandola in quanto tale e non mettendola ogni volta su una bilancia fallata che non rende giustizia all’umanità.

 

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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