Abbandoniamo i nostri borghi. Per fortuna li salvano gli stranieri

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Borghi italiani abbandonati dai residenti. Dove rimangono solo gli anziani e dove i giovani sono emigrati da tempo. Città destinate a morire lentamente. Ma che risorgono grazie all’arrivo di stranieri che permettono loro di trovare nuova linfa vitale.

Migranti in cerca di un posto dove vivere. Ma anche stranieri affascinati dalle bellezze del Belpaese. Che ne vedono le potenzialità nascoste più di quanto non facciamo noi italiani.

Borghi italiani

Photo by Alessio Lin on Unsplash

I borghi italiani abbandonati dagli italiani.

Nel 2017 da un lato cresceva il turismo nei borghi d’Italia, dall’altro il numero di addetti ai lavori.
Secondo un’indagine del Centro studi turistici di Firenze e Confesercenti, c’è stato un boom di presenze in città d’arte e piccoli borghi (95 milioni), con gli stranieri in prima fila ad ammirare le bellezze del bel paese e una spesa turistica stimata intorno a 8,2 miliardi di euro (metà grazie proprio agli stranieri).
I borghi piacciono. Ma ai turisti stranieri. Noi li lasciamo morire. I dati Istat, che però contano anche stazzi e alpeggi (luoghi non più abitati e recintati che venivano usati per la transumanza degli animali al pascolo), contano 6mila borghi abbandonati.

Italia Nostra, organizzazione che si occupa di vigilare sul territorio, ha deciso di rivolgersi alle istituzioni per salvare i borghi. Abbandonati, non curati e senza politiche e progetti per farli crescere o rinascere dalle loro ceneri.
Per l’associazione la parola d’ordine è Rigenerare. Anche grazie a investimenti stranieri e collaborazioni che varcano i confini nazionali.

Nel 2015 un progetto per Monte Sant’Angelo in Puglia mira alla rinascita del borgo, grazie al contributo di 60 neo architetti austriaci. Ma esempi di questa natura potrebbero essere anche molti altri.

I borghi italiani salvati da stranieri.

Nel 2012 4.600 famiglie di cittadini stranieri hanno comprato casa in Italia. Mentre investitori provenienti da altri paesi si sono dati da fare per rimettere in piedi città destinate a diventare fantasma. Singoli che decidono di trasferirsi o comprarsi case per le vacanze, che con il passaparola permettono di far rinascere città dimenticate. O fondi di investimento che trasformano il paesaggio convertendo vecchi borghi in attività ricettive di lusso.

Airole è un paese ligure vicino al confine francese. 1747 abitanti nel 1861. Poco meno di 400 a fine 2018. I dati Istat del 2017 ci dicono che 126 abitanti erano stranieri. La maggior parte dai Paesi Bassi, dalla Germania, dalla Francia.
Tonda è un borgo medievale del comune di Montaione. Nel 1874 gli svizzeri di Hapimag lo hanno comprato. Creando appartamenti per ospitare 400 persone.
Fighine si trova vicino a Siena. Qui, grazie a investimenti che arrivano dal Sud Africa, il paese si sta ripopolando.
Casole, vicino a Siena, è stato comprato da Timber Resort.
Il Borgo di Santa Giuliana a Umbertide ha affascinato talmente i turisti tedeschi, austriaci e svizzeri che grazie a loro, che ne hanno comprato le abitazioni in rovina, è rinato.
E ancora il borgo di Castelfafi, reso celebre per il Pinocchio di Benigni, comprato nel 2007 dalla tedesca Touristik Union International che ha ridato vigore al borgo medievale. Una vera e propria rinascita a 5 stelle.

A Bettona sono stati gli olandesi a creare un villaggio intero che parla la lingua di Re Guglielmo. Tutto è partito da una signora che ha comprato degli ettari di bosco diventati poi edificabili.
La Cima a Tuoro sul Trasimeno, con abitanti solo olandesi, belgi, francesi, danesi.
A Cianciana, in provincia di Agrigento, il 10% dei residenti è straniero.
Irsina, in provincia di Matera, è uno dei borghi più antichi di tutta la Basilicata. Il centro storico è abitato da 50 famiglie di inglesi, americani e tedeschi.

Famoso in tutto il mondo il progetto delle case a 1 euro, ideato dall’allora sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi che nel 2010, per ricostruire le case distrutte dal terremoto del 1968 del Belice e ripopolare il paese, aveva deciso di mettere in vendita le abitazioni a un prezzo irrisorio. Più di 10mila le richieste. Ma tutto venne bloccato dalla Procura di Marsala, perché alcune case erano a rischio crollo.
In seguito altre amministrazioni comunali hanno seguito l’iniziativa per ripopolare i borghi abbandonati del nostro paese.
Del caso e in particolare in riferimento al Comune di Ollolai, nel nuorese, ne ha parlato la Cnn, che poi si è soffermato anche sul Comune di Sambuca. L’estero parla di noi e l’Italia viene sommersa da richieste.

borghi italiani

Photo by Reuben Farrugia on Unsplash

Migranti e borghi italiani.

E poi ci sono i migranti.

Il caso Riace in Calabria è emblematico. Non un modello perfetto. Ma comunque un tentativo di convivenza tra culture diverse in luoghi d’Italia che rischiavano davvero di sparire. Qui l’ex sindaco Mimmo Lucano ha provato a creare un nuovo modello di accoglienza che integrasse diverse culture, riportando linfa vitale là dove era sparita.

Ma sono anche altri i borghi rinati con l’arrivo dei migranti, superando un concetto di accoglienza che non regge più in Italia, come sottolineato dall’Associazione Dislivelli e dal Forum Internazionale di ricerche sull’immigrazione (Fieri).
Il borgo di Pettinengo, famoso nel biellese e nel mondo per il marchio Liabel, da quando l’azienda ha lasciato il territorio si è pian piano svuotato. L’ex proprietario si è rimboccato le maniche, creando anche un’associazione, Pacefuturo, che aiuta disabili, indigenti e disoccupati. E poi sono arrivati i richiedenti asilo, che hanno trasformato il borgo nel “paese salvato dai migranti“. Oggi sono un centinaio, da Mali, Nigeria, Senegal e Costa d’Avorio.
Prà Catinat, località nel torinese, un giorno vide arrivare, all’improvviso, 118 rifugiati trasferiti d’ufficio in una struttura alberghiera isolata. Non parlavano l’italiano. Oggi si sono integrati con  sistema diffuso che supera il modello dei  centri di prima e di seconda accoglienza degli Sprar e dei Cas,.
Ormea, in provincia di cuneo, conta 400 abitanti, più o meno. Quando sono arrivati i profughi, sono arrivate nuove opportunità. La gestione dei nuovi venuti è passata nelle mani del sindaco, che ha avviato progetti di ristrutturazione e salvaguardia di vecchi castagneti e terreni agricoli abbandonati. Gli abitanti hanno contribuito e si sono creati nuovi posti di lavoro.
A Entracque, nel cuneese, i rifugiati sono stati formati per prendersi cura delle aree naturalistiche e dei beni demaniali.
E ancora, Delia, comune tra Caltanissetta e Agrigento, ospita 4mila abitanti. Molti arrivano da Romania e paesi del Maghreb. E hanno contribuito a ripopolare la città.

Emblematico il caso di Petruro Irpino, provincia di Avellino. La Caritas di Benevento con il progetto Rete dei comuni welcome ha creato un sistema di accoglienza a esclusione zero. Per limitare i danni dell’esodo dai piccoli paesi spopolati della zona. Profughi in attesa di asilo, ma anche famiglie indigenti, qui vivono e sono integrati. Grazie ai 210 bambini migranti l’asilo è stato riaperto. Dopo anni che era rimasto chiuso. E così attività economiche. Mentre gli anziani che erano rimasti a vivere in paese possono sperare di non rimanere più soli.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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